100 articoli per Radiospeaker.it: perchè è importante scrivere di Radio

Curiosità Radiofoniche

100 articoli per Radiospeaker.it: perchè è importante scrivere di Radio

Sono seduto sul divano della casa in affitto a Roma che ho preso per i prossimi mesi, parte il suono di una notifica che mi avverte che è arrivata una mail. Vado a controllare, è di Radiospeaker.it, un blog che si occupa in modo specifico di radio e a cui avevo inviato il mio curriculum per una collaborazione qualche settimana prima. D’altronde, per chi ama da anni la radio come me l’idea di poter scrivere di questo, fare approfondimenti, intervistare i miei speaker preferiti, dire quello che penso sul lavoro che ritengo il più bello del mondo è un’idea più che allettante.

Mi scrivono che la mia candidatura gli interessa, mi chiedono di mandare un articolo di prova per vedere come me la cavo, che lo leggeranno e mi faranno sapere. Questo momento era di qualche anno fa, ottobre 2011 mi pare.

Da allora sono passati degli anni, gli articoli si sono susseguiti uno dietro l’altro e sono arrivato a scrivere l’articolo numero 100, quello che sto digitando in questi minuti. Per questo mi è venuto spontaneo e mi è sembrato giusto ricordare come questa avventura sia iniziata e cosa ancora oggi mi spinge a collaborare con Radiospeaker.it.

La risposta positiva all’articolo di prova che avevo mandato e il primo articolo pubblicato mi avevano riempito di gioia per i motivi che scrivevo inizialmente e di settimana in settimana mi sono reso sempre più conto di quanto sia bello e importante poter esprimere la propria opinione liberamente e dire quello che si pensa senza particolari vincoli di argomento o la pretesa di dover parlare per forza di una notizia rispetto ad un’altra.

La radio è fatta di molti aspetti, tra i più vari, e poter parlare di tutti non è certo impresa facile ma grazie a questa libertà di espressione e contenuti sono sempre riuscito a trattare qualcosa che mi stava particolarmente a cuore e che non potevo raccontare proprio a chiunque, visto che la passione che ho per la radio la posso condividere solo con alcune delle persone che conosco. Per questo trovare un luogo di confronto, dibattito o semplicemente utile a comunicare i propri pensieri, sentimenti, desideri, sogni, speranze e critiche nei confronti della radio mi è sempre servito per capire qualcosa di più, restare aggiornato sulle ultime notizie e novità e vedere se quello che pensavo poteva essere condiviso anche da chi leggeva.

Il mondo della radio si sta evolvendo in modo molto rapido ma soprattutto imprevedibile, è difficile stare dietro a tutto, ma soprattutto il mondo della radio si sta purtroppo allineando all’immobilismo e alla precarietà che vive la società attuale e il nostro Paese in particolare. Molti dei componenti dello staff di Radiospeaker.it sono loro stessi speaker, persone che lavorano in radio o semplicemente grandi appassionati di questo mezzo quindi molto sensibili all’argomento e alla speranza che presto le cose tornino a girare nel verso giusto.

I problemi sono quelli che diciamo spesso: sempre le stesse facce in onda, poco ricambio o del tutto assente, poca professionalità, supremazia del volto noto rispetto alla meritocrazia o alla bravura di uno speaker, cose che sappiamo. Sono argomenti molto delicati ma anche molto importanti e che ci toccano in prima persona perciò avere uno spazio per poterne parlare liberamente e soprattutto condividere con tutti voi le stesse speranze e gli stessi desideri di cambiamento penso sia quello che di più bello si possa trovare da questo lavoro.

Per questi motivi scrivo per Radiospeaker.it e continuerò a farlo se me lo permetteranno, perché siti così informati, puntuali e sul pezzo non ne ho mai visti in Italia, perché si legge ogni tipo di notizia legata alla radio, perché Radiospeaker.it è quasi sempre la prima ad arrivare sulle news e a tenervi informati, perché ci sono corsi, testi e occasioni che vi insegnano il mestiere in radio, perché eventi come il Webradio Festival non vengono organizzati da altre parti.

Ma soprattutto perché Radiospeaker.it è una di voi, è una grande famiglia di persone che hanno un amore che lega chi scrive e chi legge, che addirittura elimina la distinzione tra autore e lettore perché gli stessi autori sono i primi lettori del blog, che è composta da gente che ha gli stessi sogni di chiunque altro quando parla di radio e per questo cerca di trasmetterveli nel modo più sincero possibile.

Quindi grazie a Giorgio, Catia e Daniele che gestiscono e muovono questa macchina alla perfezione, a tutti i miei amici e colleghi (non scrivo i nomi di ognuno per non dimenticarli) che sono certo incarnano i miei stessi ideali e le mie stesse speranze, ma soprattutto grazie a voi che continuate a seguirci numerosi ma soprattutto che continuate a dire la vostra e questo è un invito a non smettere di farlo, proprio perché la nostra passione si basa proprio sulla vostra partecipazione e coinvolgimento, d’altronde parliamo di radio che significa proprio condivisione.

L’unico difetto di Radiospeaker? Che purtroppo i membri dello staff non si possono scegliere per località…. Quindi è molto difficile trovarsi per due chiacchiere o per una serata in compagnia, sarebbe molto bello poter stare di più insieme per condividere ancora di più il nostro amore per la radio e non limitarsi a incontri via Skype o conversazioni sui Social Network ma purtroppo la distanza è ancora un limite invalicabile…

Ci rivediamo all’articolo numero 200, per tirare nuovamente le somme, con la speranza stavolta che la parte sull’immobilità e la precarietà del mondo radiofonico possa essere cambiata e che finalmente le cose siano diverse con maggiori spazi, possibilità e provini per tutti. Credo che sia una speranza che ognuno di noi porta nel cuore.

Articolo a cura di Nicola Zaltieri