I 5 Errori più comuni dello Speaker Inesperto

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I 5 Errori più comuni dello Speaker Inesperto

Inevitabili da un lato, utili dall’altro, sono gli incidenti di percorso di cui sono protagonisti i provetti speaker che si accingono ad intraprendere un percorso nel mondo della radiofonia.

In molti casi, si tratta di errori commessi frequentemente un po’ da tutti, dai quali è opportuno ripartire con maggiore slancio e competenza, al fine di poter accrescere la propria professionalità e concorrere nel vasto mercato che attualmente è costituito da svariate emittenti di qualsivoglia tipologia e bacino d’utenza.

La cosiddetta “palestra”, che è opportuno svolgere in contesti locali serve proprio ad affinare la conduzione, grazie all’acquisizione di una tecnica adeguata e libera da “passi falsi” che poi, in futuro, potrebbero compromettere se stessi anche in termini contrattuali, in network di particolare prestigio.

Ma quali sono allora i 5 errori comunemente commessi da uno speaker alle prime armi quando è “on air”?

Proviamo a buttar giù una còassifica:

Al 5° posto la mancanza di contenuti nel corso di un intervento, causa della presenza di “vuoti” facilmente percepibili dagli ascoltatori e che denotano così anche una scarsa proprietà di linguaggio da parte dello speaker, oltre che l’insufficiente capacità di riuscire a tamponare eventuali imprevisti che potrebbero far capolino in una diretta. Non restare mai senza parole.

Al 4° posto, l’utilizzo di parole o frasi che spesso diventano degli intercalari perennemente utilizzati, male. Anche dire la parola “ragazzi”, sempre e in ogni circostanza, può rivelarsi negativo. Un’esagerazione che potrebbe non corrispondere alla realtà, ovvero, a ciò che c’è dall’altra parte; infatti, chiunque può essere all’ascolto, dalla persona più giovane a quella adulta. Pertanto, l’utilizzo di un termine del genere risulterebbe incoerente e poco consono verso gli ascoltatori. Attenzione, quindi, come si diceva, anche ai classici intercalari vedi: cioè, insomma etc.

Al 3° posto, l’errore di andare fuori tema rispetto all’argomento oggetto della diretta. Capita, infatti, che l’attenzione del giovane speaker non rispetti ciò che realmente deve essere al centro di un “talk”, tanto da perdere la gestione del programma a causa anche di una mancanza di sintesi. E’ opportuno, quindi, abituarsi ad essere brevi nell’esposizione, per evitare “giri di parole” inutili e devianti.

Al 2° posto, l'errore di leggere un testo senza farlo a proprie parole. Facile accorgersene. Nel “talk”, infatti, compaiono termini particolarmente distanti dal linguaggio quotidiano e tipici della scrittura redazionale, quella riguardante articoli giornalistici, di costume o altro. Termini che magari lo speaker non usa appunto nella vita di tutti giorni ma che, a causa di una scarsa capacità di rielaborazione di un’ argomentazione, rischia di essere palesemente “smascherato”, proprio perché va ad utilizzare un linguaggio facilmente associabile a quello della carta stampata. Saper, quindi, esporre a modo proprio una notizia, fa la differenza, in tutto.

Al 1° posto, l’errore è quello di "sentirsi arrivati". L’umiltà in questi casi non deve mancare, risulta fondamentale per acquisire nuove competenze dai veri esperti del settore, gli stessi che riescono a capire subito se la persona che hanno di fronte può realmente ricoprire il ruolo di speaker con la giusta predisposizione e professionalità, soprattutto in prospettiva futura. Insomma, come si suol dire, “gli esami non finiscono mai”, per tutti, ed anche per chi ha voglia di continuare a perfezionarsi, recependo utili consigli e suggerimenti da chi ne sa di più.

E voine avete commessi altri ? Siate sinceri!

Articolo a cura di Maurizio Schettino