L'intervista ad Albertino che fa riflettere sulla Radio

Radio News

L'intervista ad Albertino che fa riflettere sulla Radio

E’ strana la sensazione che si prova quando si legge un’intervista fatta ad un personaggio radiofonico considerato da moltissime persone (me compreso) come un vero e proprio “punto di riferimento” o un “modello” da seguire, in particolare in quello che ognuno di noi vorrebbe far diventare un lavoro. Man mano che si scorrono le righe, che lo si sente parlare, cresce il desiderio di poter essere al suo fianco o lì, al posto del fortunato intervistatore, per potergli fare tutte le domande che nascono spontaneamente sentendolo raccontare.

E’ questa la sensazione che ho provato leggendo e rileggendo l’intervista apparsa sul quotidiano “Il Giorno”. Naturalmente, rispetto ai suoi racconti, credo che qualsiasi speaker, deejay o appassionato di radio si sia provato ad immedesimare, rivedendosi in tante cose raccontate da Albertino, ma anche prendendo atto del fatto che tante altre, al giorno d’oggi, sono cambiate o differenti.

La prima cosa che mi ha colpito moltissimo è stato immaginarlo all’età di 15 anni in via Locatelli a Milano, la sede di Radio Milano International, il suo mito. Oggi le cose sono cambiate, ma alzi la mano chi non è mai stato davanti agli studi di Radio Deejay in via Massena 2, sperando di poter entrare a fare un giro in un posto spettacolare come quello.

E’ stato bello, leggendolo, sentirsi un po’ come lui e lo è stato ancora di più pensando al fatto che la prima volta che lo incontrai fu proprio in un’occasione simile: io ad attendere (ormai con poche speranze) di poter salire a fare un giro negli studi della radio, lui che rientrando in radio dopo pranzo, nel primo pomeriggio, ha guardato me ed i miei amici chiedendoci cosa o chi aspettavamo, prima di dirci che potevamo andare a seguire la diretta della sua trasmissione. Chissà se per un attimo ha ripensato a quando al posto nostro c’era lui…

E’ stato anche confortante vedere che altre cose non sono mai cambiate. Per esempio gli amici che ti prendono per “sfigato” quando racconti entusiasmato della tua visita in radio. Ora, come allora, è sempre difficile per uno speaker far capire alla gente cosa si provi a vivere un’esperienza emozionante a fianco di personaggi che sono di fatto degli idoli indiscussi per chi ama la radio.

Purtroppo però, oltre a tanti fatti del racconto in cui moltissimi di noi si sono potuti immedesimare, ci sono tante altre parti nella storia degli inizi della carriera di Albertino che ci fanno capire che qualcosa è cambiato:

- Difficile, se non impossibile, che una delle tante piccole emittenti radiofoniche in cui molti di noi trasmettono venga acquistata da un personaggio che la ami e che la voglia di fatto, trasformare in una grande realtà nel mondo della comunicazione, mettendoci tanta passione e tutta la genialità che solo Claudio Cecchetto ha avuto negli anni ’70. In questo caso il rammarico è tanto, soprattutto leggendo le parole di Albertino “Claudio è il mio punto di riferimento. Con lui ho avuto anche scontri molto forti, ma mi ha insegnato tutto quello che so”. Tanti di noi vorrebbero avere un maestro per imparare a fare questo lavoro in cui purtroppo, spesso, ci si sente abbandonati al proprio destino, senza avere nessun punto di riferimento e nessuno disposto ad insegnare “i trucchi del mestiere”, col risultato che molti di noi imparano in maniera “autodidatta” o attraverso l’ascolto di chi, come Albertino, lavora nei grandi Network. Forse per questo hanno ancora più valori i corsi di Radiospeaker.it dove i veri professionisti della radio insegnano i trucchi del mestiere.

- Sembra difficile anche, in un momento come questo in cui tutto sembra “già visto o sentito”, soprattutto in radio, pensare di inventarsi qualcosa di nuovo, anche se a mio avviso tutto ciò non è impossibile. Serve solo tanta dedizione ed attenzione, per poter capire, conoscere il mondo e la realtà radiofonica e magari riuscire ad individuare un percorso, una strada, che per quanto tortuosa potrebbe portare a dei risultati (ovviamente se ci sono le capacità e pur tra mille difficoltà).

- L’ultima parte che mi ha fatto sorridere, nel leggere l’intervista ad Albertino, è il punto in cui raccontandosi dice: “Forse se tornassi indietro mi piacerebbe fare la rock star per stare dall’altra parte della barricata oppure l’attore per vincere la timidezza". Credo (e lo dico perché sono tra questi) che la maggior parte delle persone che fanno radio siano fondamentalmente timide o molto timide. E’ proprio questo uno degli elementi più “magici” e che adoro della radio: il fatto che dia la possibilità a persone timide o riservate, che magari hanno tante cose (importanti o non) da dire, di comunicare e trasmettere le proprie emozioni usando solamente la voce, garantendo quella sensazione di protezione che solo uno studio radiofonico può dare.

Insomma, leggendo questa intervista ci sono alcuni spunti di riflessione che ognuno di noi ha potuto trovare, ma credo che inevitabilmente ci siano tanti interrogativi che ci piacerebbe rivolgere ad Albertino stesso. Per questo volevo domandarvi, se aveste la possibilità di fargli una domanda, cosa gli chiedereste? La volta che lo incontrai gli chiesi come poter far diventare questa passione un lavoro e lui, con molta sincerità, mi disse che come in tutte le cose è necessaria tanta passione ma anche tanta “fortuna”. Oggi, a distanza di qualche anno, gli chiederei di poter stare per un’ora a a trasmettere in una piccola radio come la mia, con lui presente ad ascoltarmi, pronto a suggerirmi e a correggere tutti gli errori che probabilmente commetterei. D'altronde si sa, Natale è vicino e non è mai troppo tardi per sognare ad occhi aperti…

Articolo a cura di Mattia Savioni