Audiradio Chiude: Cosa Accadrà alle Indagini sull' Audience Radiofonico?

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Audiradio Chiude: Cosa Accadrà alle Indagini sull' Audience Radiofonico?

Dopo 23 anni di attività la società di rilevazione dell’audience radiofonico abbassa la saracinesca e va in liquidazione. Nata nel 1988 su iniziativa dell’UPA (Utenti Pubblicità Associati) ,la società Audiradio aveva lo scopo di rilevare gli ascolti delle emittenti locali insieme a quello delle emittenti Rai e private nazionali. Aveva, appunto. La mancata approvazione del bilancio, sancita dall’assemblea straordinaria dell’11 luglio, ne affida la liquidazione al Tribunale di Milano.

Cosa è successo?
La fine di Audiradio è il frutto di una lunga battaglia tra due opposte fazioni. Da un lato ci sono Radio Rai, R101, Radio24, Radio Deejay, Radio Capital e M2O che difendono il "DIARI". Dall’altra parte ci sono Lorenzo Suraci di Rtl 102.5, Alberto Hazan di Radio105, Montecarlo e Virgin, Eduardo Montefusco di RDS ed Enzo Campione che non vogliono rinunciare alla "C.A.T.I".

Che cosa sono "DIARI e C.A.T.I"?
Entrambi sono due metodi di rilevazione dell’audience radiofonica. Il "DIARI" è un’indagine molto articolata, che presuppone la composizione di un report quotidiano da parte del radioascoltatore. La particolarità di questa indagine, sta nella sua capacità di fornire informazioni sullo stato di ascolto/non ascolto, sulla durata, sul luogo di ascolto e sul tipo di apparecchio. Per questo motivo è molto costosa, ma molto utile poiché, date le esigenze del mercato pubblicitario, consente di presentare dati di ascolti molto dettagliati. Il "C.A.T.I" è un’indagine telefonica nata parallelamente alla nascita di Audiradio. Essa è economica, molto sensibile alle campagne pubblicitarie e su cui il mercato della pubblicità radiofonica ha mosso i suoi primi passi. Nessun dei due contendenti ha mollato e la liquidazione è stata l’unica via percorribile.

Tre passi per una fine annunciata.
Il primo passo verso la fine, si ha nel 2009 quando hanno inizio le rilevazioni "DIARI". Al progetto aderiscono Radio Rai, R101, Radio24, Radio Deejay, Radio Capital, M2O, Rtl 102.5, RDS, Radio105, Montecarlo e Virgin. Restano fuori Radio Italia, Radio Kiss Kiss, le radio locali e le radio areali che ritengono eccessiva la soglia d’ingresso alla nuova rilevazione. A ciò, si aggiunge l’aumento della soglia di significatività (il numero minimo di segnalazioni che il campione di radioascoltatori intervistato deve registrare per entrare nella registrazione, cresciuta da 24 a 30), che equivale alla scomparsa da Audiradio delle emittenti locali più piccole.

Il secondo passo si consuma nel maggio del 2009 quando, con circa due mesi di ritardo, sono pubblicati i dati audience del primo bimestre.
Questi registrano una crescita esponenziale delle emittenti radiofoniche Rai e Radio Deejay, mentre stabili tutte le altre. RDS, Rtl 102.5, RDS, Radio105, Montecarlo e Virgin fanno pressione su Audiradio che, con un comunicato del settembre 2010, annuncia la sospensione della ricerca e l’inizio di uno studio volto alla ricerca di soluzioni metodologiche più idonee. Da quel momento la rilevazione avviene soltanto mediante indagini telefoniche i cui dati sugli ascolti della radio nazionali non saranno più pubblicati mentre saranno diffusi solo quelli sull’emettenti locali.

Il terzo passo è il rifiuto di approvare il bilancio da parte di Suraci, Montefusco e Hazan.

Uno sguardo al futuro: lo scenario attuale è molto chiaro.
C’è una frattura molto netta tra la Rai e gli altri editori. Due le soluzione che sono al vaglio. Da un lato si pensa ad un accordo con la Media Monitori di Eurisko ma si deve lavorare per superare i limiti di un’indagine il cui campione di riferimento, 7mila individui, sono troppo pochi se paragonati con i 120 mila dell’indagine telefonica Audiradio. Un nuovo orizzonte potrebbe essere la nascita di una nuova società con un’ipotesi mista meter e telefonica con una governance che dia a tutti i soggetti lo stesso potere decisionale, non come avveniva con Audiradio dove la Rai aveva nel cda 4 membri su 11 ed insieme all’UPA godeva del diritto di veto.

E voi frequentatori del mondo della Radio, cosa ne pensate?

Articolo a cura di Giuseppe Opromolla.