La Radio perde l'8,9% di pubblicità. Ma va peggio per Stampa e Tv

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La Radio perde l'8,9% di pubblicità. Ma va peggio per Stampa e Tv

Stavo dando una rapida occhiata ai dati forniti da Nielsen sull'andamento pubblicitario dei primi 10 mesi dell'anno appena passato: gennaio-ottobre 2012.

I numeri spiegano la moria generale di conduttori, autori, registi, direttori, segretari, agenti pubblicitari e personale vario in quasi tutte le radio italiane. La radio ha perso l'8,9% di pubblicità. Questa è la cifra chiave su cui fare tutte le nostre riflessioni.

Il motivo del calo è così ovvio come può sembrare?  La crisi ha generato un aumento di tasse, l'aumento di tasse ha costretto i cittadini a risparmiare, il calo dei consumi ha portato le aziende a fare dei tagli e a investire meno in pubblicità? E' tutto qui?

Oppure c'è qualcosa che non va nei vecchi mezzi di comunicazione che si vedono soffiare sotto il naso una bella fetta di mercato pubblicitario da internet? Se notate l'investimento pubblicitario su internet, seppur molto frammentato tra gli innumerevoli siti presi in esame,  ha superato di molto quello della radio e si avvicina a quello dei giornali periodici.

La risposta sta nel "mezzo" (di comunicazione) comesi dice di solito?

Ma guardiamo al lato positivo: tra i mezzi di comunicazione tradizionali la radio è quella che subisce il calo minore. La TV nella sua globalità è ad un -13.9%. Stampa quotidiana a -16,2% e Periodica a -16,9%, il Cinema a -22,9% (un vero strazio dover assistere alla lenta agonia dei cinema italiani).

Sembra insomma che la Radio sia riuscita meglio di altri a resistere a questa ondata di crisi e che sia, tra i vecchi media, quello più giovane! La radio sta riuscendo ad adattarsi con più facilità ai nuovi mezzi di comunicazione online e questo sarà il suo punto di forza per il futuro. Siete d'accordo?

Articolo a cura di Giorgio d'Ecclesia