Quale Formato di Radio preferite?

Curiosità Radiofoniche

Quale Formato di Radio preferite?

Nei giorni scorsi mi sono casualmente trovato ad affrontare un argomento molto interessante, che riguarda coloro che amano la radio e magari si divertono a farla, ma anche quelli a cui (soprattutto) piace ascoltarla. Il dilemma era legato alla radio che preferivano. Una cosa certa è che quando si discute di questo argomento è come parlare di una squadra di calcio o di politica. Ci sono vari schieramenti, varie fazioni, ultras di una o dell’altra emittente. Ma non è questo il punto.

Al di là del network che ognuno di voi predilige, è interessante capire il “tipo di radio” che vi piace di più per come è caratterizzata. Forse non vi sarà mai capitato di fare una sorta di distinzione tra quelle che sono le “tipologie” di radio esistenti, o magari l’avete fatto solo inconsciamente. Io per primo ci ho messo un po’ a capirlo. Sì, perché stando bene attenti, non tutte sono uguali (per fortuna) e non parlo soltanto del tipo di musica che trasmettono.

Se volete entrare nel dettaglio vi consiglio questo articolo molto interessante tratto dal nostro sito . Allora, avete già capito qual è il tipo di radio che fa per voi? Proviamo a fare un po’ di ordine!

Come avrete certamente capito, le radio “di flusso” sono quelle caratterizzate da una sorta di “schema” che si ripete in maniera costante durante l’intero arco della giornata. Generalmente questo tipo di emittenti dà ampi spazi alle canzoni, mentre la figura dello speaker ha il compito di fare interventi di durata breve e puntuale. Queste radio, solitamente, vengono ascoltate da persone che preferiscono la musica al parlato, ma che non disprezzano, di tanto in tanto, qualche “incursione” dello speaker che scandisca il passaggio del tempo e dei vari appuntamenti del palinsesto.

Di tutt’altra natura sono invece le radio caratterizzate da una serie ben distinta di programmi dove il ruolo di chi parla (e degli ascoltatori) diventa fondamentale. In questo caso la personalità dello speaker è importantissima, così come gli argomenti che vengono trattati. Ogni programma ha un suo “format” con delle caratteristiche ben precise: sigle, jingles, eventuali rubriche e molto altro. La durata degli interventi è maggiore rispetto alle radio “di flusso” e il palinsesto giornaliero è molto articolato e variegato.

Le tipologie di network descritti sono sicuramente quelli più diffusi in Italia, ma non vanno dimenticati altri due “tipi” di radio altrettanto importanti. Da una parte ci sono quelle completamente musicali, dove il parlato non esiste e che trasmettono canzoni (varie o appartenenti ad un determinato genere) 24 ore su 24. Esattamente agli antipodi troviamo le radio caratterizzate solo ed elusivamente da parole, dibattiti, approfondimenti e quindi dalla “voce”. Sono le cosiddette “talk radio”, che si focalizzano principalmente su un tipo di servizio di informazione (generica, culturale, politica, sportiva).

Essendo speaker (non a livello professionale), personalmente posso dire di prediligere le radio caratterizzate da programmi ben strutturati ed articolati. Dico questo non solo per l’importanza data al parlato, ma anche perché credo che la “bellezza” di questo tipo di network stia fondamentalmente in alcuni punti chiave.

Per chi ci lavora è senza dubbio più accattivante e stimolante l’idea di trovare argomenti di cui discutere, o creare e costruire un proprio programma. Non dimentichiamoci inoltre che in questi casi fanno parte della “redazione virtuale” che stende la scaletta anche e soprattutto gli ascoltatori. Per chi la radio ama sentirla è certamente positivo essere coinvolti e spesso diventare parte integrante di una trasmissione.

Insomma: l’ascoltatore è idealmente al centro delle attenzioni di chi trasmette, che deve comunque essere molto bravo a non annoiare e a trovare gli argomenti giusti per “stimolare” gli interventi del pubblico. Secondo il mio punto di vista, se una persona vuole ascoltare solo (o prevalentemente) della musica, tanto vale che metta un cd dallo stereo o schiacci “play” sul lettore mp3. Al di là della forzatura, io stesso lo faccio quando sento il bisogno di “staccare” e di “rilassarmi”.

Credo però che la radio sia nata per parlare alla gente e che la musica sia un elemento fondamentale (meraviglioso) che possa contribuire ad arricchirla. Ora che le idee sono un po’ più chiare tocca a voi: siete d’accordo con me o la pensate diversamente?

Che tipo di radio preferite? Una radio che vi tenga compagnia con tanta musica da poter ascoltare o una in cui anche a voi venga data l’opportunità di dire la vostra, magari divertendovi a parlare di qualcosa che vi riguarda? Spiegateci anche il perché! A voi la parola…

Articolo a cura di Mattia Savioni