Storia della Radio: Chiamate Roma 3131

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Storia della Radio: Chiamate Roma 3131

Siamo abituati ad associare “Chiamate Roma triuno triuno” al programma condotto dal Trio Medusa su Radio Deejay, ma in realtà questo fu il nome di una storica trasmissione degli anni settanta, che ha ben poco in comune con l’ironia che propongono Gabriele, Furio e Giorgio, ogni giorno dalle 7 alle 9, su radio Deejay.

Infatti “Chiamate Roma 3131” nasce il 7 gennaio del 1969 con Gianni Boncompagni e Franco Moccagatta, inaugurando un nuovo genere nel quale il telefono diventava uno degli strumenti di lavoro e l’ascoltatore era il protagonista del palinsesto radiofonico. Si trattava di tre ore di trasmissione quotidiana che iniziavano alle 10.40 su Radio Due e in cui i conduttori avevano il compito di affrontare le richieste più disparate, selezionate in parte dalle cinque telefoniste chiamate “ragazze pettine”.

Inizialmente gli ascoltatori intervenivano per chiedere pareri di tipo medico-scientifico, successivamente, invece, per raccontare la propria storia o chiedere un consiglio su problemi personali, lasciandosi andare ad ogni tipo di confessione. Fino ad allora il telefono era stato usato nel programma “Telefono Bianco” di Mike Bongiorno, ma si trattava di un quiz. Invece con “Chiamate Roma 3131” si dava libero sfogo alla voglia di chiaccherare in radio, e soprattutto in RAI.

Per la prima volta la radio diventava una voce amica, presso la quale cercare, non solo conforto o l’immediata soluzione ai propri problemi, ma un rassicurante punto di riferimento. I dati parlavano chiaro: una media di tre milioni di ascoltatori e cinquecento chiamate al giorno. Questo perchè il telefono durante gli anni sessanta era arrivato anche agli strati sociali che prima ne erano stati esclusi e quindi, chiunque aveva la possibilità di intervenire in trasmissione.

“Chiamate Roma 3131” non era solo un confidente, ma proponeva anche dei quiz che venivano fatti da Boncompagni scegliendo a caso i nomi degli utenti dagli elenchi telefonici, e in cui si potevano vincere dei giradischi.

Articolo a cura di Ilaria Frosi