Come preparare un Programma Radiofonico prima di andare “on air”

Conduzione Radiofonica

Come preparare un Programma Radiofonico prima di andare “on air”

Come spesso accade, mi sono trovato negli scorsi giorni a parlare di radio in compagnia di alcuni amici, i quali si sono dimostrati stupiti, per non dire increduli, di fronte al fatto che preparo sempre il mio programma radiofonico. La cosa di per se potrebbe sembrare di poco conto, soprattutto perché la loro “scusante” è il fatto che non si sono mai trovati a dover parlare davanti al microfono per una o più ore.

Purtroppo però questo tema non può non essere affrontato se, come mi è capitato di sentire spesso, anche persone “addette ai lavori” nelle piccole radio sostengono che per andare in onda basti “un po’ di capacità di improvvisare e nient’altro”. Certo l’improvvisazione è una chiave, anche perché sono numerosi gli imprevisti della diretta a cui bisogna trovare una soluzione rapida e intelligente nel minor tempo possibile.

Credo però sia un’assurdità pensare di poter condurre un programma radiofonico senza averlo minimamente preparato, di qualsiasi tipo esso sia. Spaziando per diversi generi, dal notiziario di informazione, fino ad un programma sportivo che commenta una partita in diretta, non esiste trasmissione che non vada “pensata e studiata” prima della messa in onda.

Questo non significa che ci si deve preparare un copione “da recitare” per filo e per segno, parola per parola, durante la diretta (cosa che in alcuni casi succede e che trovo abbastanza triste). Semplicemente va detto che qualsiasi format basato sull’intrattenimento, sulle notizie o sulla musica che deve andare in onda per radio necessita di un minimo di preparazione, anche (e soprattutto) se si tratta di una piccola emittente locale.

Non esiste un tempo preciso e determinato da dedicare alla realizzazione di una puntata, questo varia in base alla durata della stessa e a quello di cui ci si occuperà al suo interno. Insomma, preparare eventuali argomenti di cui parlare e creare la cosiddetta “scaletta” è fondamentale.

Personalmente non credo a chi dice “vado, accendo il microfono e improvviso”. Anche dietro ai professionisti dei grandi Network nazionali c’è sempre una redazione o il lavoro di un team che collabora alla realizzazione e alla buona riuscita di una puntata. Così, per esempio, in un programma di musica bisognerà documentarsi su eventuali artisti o canzoni da proporre, sulle loro biografie, sui loro album e magari su qualche fatto di cui sono stati protagonisti ultimamente, oppure andranno preparate delle interviste.

Un format basato su notizie curiose e divertenti dovrà essere pensato in modo tale che esista un filo conduttore, che non si salti di palo in frasca e soprattutto che lo speaker non dica qualcosa di sbagliato a causa della scarsa conoscenza di ciò di cui sta parlando. Persino un programma fortemente basato sull’interazione col pubblico, dovrà studiare delle domande da porre per poterlo coinvolgere.

Perciò sia che si tratti di radio locali o di grandi Network credo che non esistano fenomeni, semmai bravi speaker e grandissimi professionisti in grado di compiere il loro lavoro in maniera adeguata partendo però da una base, uno studio, una scaletta, che viene fatta prima di andare in onda. Questo non significa che, come nello sport, non esistano fuoriclasse in grado di dare il massimo partendo dal minimo. Da questi ognuno di noi dovrebbe imparare.

Siete d’accordo con il mio pensiero o siete dell’idea che in radio si debba improvvisare parlando di quel che ci viene in mente nel momento in cui si va “on air”? Quanto tempo dedicate alla preparazione della scaletta? Forza! Ora tocca a voi…

Articolo a cura di Mattia Savioni