La nascita delle Coppie Radiofoniche e i Problemi di Conduzione a due Voci

Curiosità Radiofoniche

La nascita delle Coppie Radiofoniche e i Problemi di Conduzione a due Voci

Qualche tempo fa abbiamo parlato dei tipi di programmi radiofonici che gradite maggiormente e vi abbiamo chiesto se preferite condurre da soli o in coppia. La maggior parte di voi, ha detto di optare decisamente per la conduzione con un altro speaker, tendenza che è ormai sempre più diffusa sia nelle radio locali che nei grandi Network.

Parlando di trasmissioni fatte a due voci, sono molti gli argomenti legati a questo tema che potrebbero essere approfonditi: dai più “seri” fino ad arrivare a quelli più “divertenti”. Per prima cosa, sarebbe bello che ognuno di noi raccontasse come ha conosciuto lo speaker con cui attualmente conduce il suo programma. I casi sono infatti molteplici e vanno dai più semplici e naturali a quelli più strani e particolari.

C’è chi ha visto nascere la passione per la radio insieme ad un amico col quale ha iniziato a muovere i primi passi in questo fantastico mondo, fino ad arrivare alla decisione di fare un programma proprio con lui; c’è chi invece, presentatosi da solo in un’emittente, ha ricevuto la possibilità di provare diversi “compagni” di conduzione, fino ad arrivare al momento in cui ha potuto dire chi fosse la persona con cui si trovava meglio (sperando che lo speaker prescelto la pensasse allo stesso modo). I casi appena citati, fanno parte di una realtà prevalentemente legata a piccole emittenti e agli esordi radiofonici di ciascuno di noi.

Al di là di quelli che di fatto sono i casi più comuni, c’è da dire che spesso le coppie, in radio, nascono in maniera abbastanza casuale e originale. A me per esempio, è capitato di essere chiamato per una sorta di breve lezione introduttiva che il direttore dell’emittente voleva fare a tutti gli aspiranti speaker. In quell’occasione ci è stato detto che, almeno per le prove, i programmi andavano fatti in due, in modo tale che a turno ci si potesse occupare della regia e della conduzione. Al momento degli “abbinamenti”, ad ognuno di noi è stato chiesto di scegliere con chi avremmo voluto incominciare. In maniera del tutto casuale e di comune accordo, ho deciso di iniziare con la persona che era seduta al mio fianco.

La cosa sorprendente è stata scoprire, col passare del tempo, che avevamo molto in comune: dal modo in cui concepivamo quello che sarebbe diventato il nostro programma radiofonico, fino ai modelli di riferimento che avevamo tra gli speaker nazionali e molto altro ancora. Questo per dire che a volte il caso e anche la fortuna aiutano! In maniera altrettanto particolare, mi è capitato di conoscere storie di persone che hanno iniziato facendo un programma in coppia (o da soli), per poi essere affiancate ad un altro speaker per questioni organizzative (sostituzioni o altro). In molti casi è bastata loro una sola diretta per capire di trovarsi così bene insieme, da decidere di dar vita ad un nuovo programma. Insomma, un po’ come in amore, il colpo di fulmine (radiofonico) può arrivare per tanti fattori: caso, fortuna, coincidenza, per merito di altri, ecc…

Nel momento in cui due persone decidono di condurre un programma insieme, pur avendo già superato una prima difficoltà, spesso non sanno che il divertimento (in tutti i sensi) deve ancora arrivare. Uno dei problemi iniziali può essere la stesura del format per la trasmissione. E’ infatti certamente auspicabile che tra i due soggetti ci sia una “linea comune” di vedute, per quanto riguarda il tipo programma che si intende fare. Se manca questo, a mio avviso, è difficile che a lungo, ma anche a breve, termine si arrivi a fare qualcosa di buono.

Superato questo ulteriore ostacolo, arriva poi quello più duro, insormontabile, che richiede maggior impegno, attenzione e costanza. Parlo del momento in cui i due speaker passano all’azione, provano la diretta e devono imparare a conoscersi, così da poter evitare tutta una serie di problematiche tra cui quelle certamente più importanti sono: la sovrapposizione delle voci quando si parla e anche, all’opposto, il silenzio che si può creare in alcuni interventi, quando nessuno dei due sa come intervenire e cosa dire. Insomma, le sfide sono molteplici, ma come è ovvio che sia, anche i metodi per superarle sono numerosi.

A mio avviso inizialmente, ma anche dopo anni, è fondamentale riascoltarsi dopo la diretta (registrandosi), per capire insieme quali sono gli errori commessi a cui è necessario porre rimedio. Forse ancora prima di questo, è però importante che vengano definiti i ruoli all’interno di una trasmissione. Normalmente in un programma condotto da due speaker è infatti necessario individuare chi conduce e chi lo affianca, “ricamando” e integrando, quanto detto dalla voce principale. A tal proposito c’è da dire che quest’ultimo ruolo non deve essere “snobbato”, considerato “secondario” o di poco pregio (cosa che accade spesso), perché è bene ricordare che la buona riuscita di un programma dipende in egual misura da tutti coloro che lo fanno.

E’ interessante sottolineare e porre attenzione al fatto che anche molte coppie del panorama radiofonico nazionale sono nate “per caso”, diventando col tempo veri e propri punti di riferimento. Proprio dai numerosi esempi che ognuno di noi certamente conoscerà, possiamo renderci conto anche di quanto un buon programma possa essere tale solo grazie alla complementarietà dei ruoli che inevitabilmente devono essere affidati a ciascuna delle due voci anche in base alla personalità dei due soggetti.

Ora però, come sempre, tocca a voi! Volete raccontarci come avete conosciuto lo speaker con cui fate il vostro programma radiofonico, oppure ci dite per quale motivo avete sempre preferito trasmettere da soli? Avete incontrato, specialmente agli inizi, le difficoltà di “affiatamento” di cui parlavo?

A voi la parola…

Articolo a cura di Mattia Savioni