Cuffie Circumaurali, Sovraurali, Auricolari, Intrauricolari

Strumentazione Radiofonica

Cuffie Circumaurali, Sovraurali, Auricolari, Intrauricolari

Tratto dal libro "Teorie e Tecniche di Conduzione Radiofonica"

Le cuffie sono uno degli strumenti principali per l’ascolto, spesso sono usate come alternativa alle casse monitor, ma a differenza di queste ultime sono molto più fedeli ai dettagli, forniscono un ascolto non influenzato dall’ambiente e un’ottima rappresentazione del campo stereo. Esistono diverse tipologie di cuffie ciascuna adatta a diversi ambiti e campi d’impiego.

Cuffie circumaurali, sovraurali, auricolari, intrauricolari.

Il primo elemento che caratterizza una cuffia è il suo posizionamento sull’orecchio. In base a questo parametro possiamo dividere le cuffie in quattro tipologie: Cuffie circumaurali: si poggiano sul padiglione circondandolo e racchiudendolo completamente. Cuffie sovraurali: si poggiano sul padiglione senza avvolgerlo completamente. Cuffie auricolari: si poggiano all’ingresso del canale uditivo. Cuffie intrauricolari o in-ear: si inseriscono all’interno del canale uditivo.

Cuffie circumaurali
(Beyer Dynamic)

 

 

 

 

 

 

 

Cuffie sovraurali
(JVC)

 

 

 

 

 

 

 

 

Cuffie auricolari

(Creative)














Cuffie intrauricolari (in-ear)
(Sony)












Le cuffie circumaurali isolano molto bene l’orecchio, quindi minimizzano gli eventuali rumori dell’ambiente circostante
. Sono ideali per ascolti di lunga durata perché affaticano poco l’orecchio. Grazie alle dimensioni dei drive sono generalmente le più fedeli e accurate. A volte però possono risultare pesanti. Inoltre queste cuffie, per rendere al meglio, hanno bisogno di amplificatori per cuffia abbastanza potenti.

Le cuffie sovraurali coniugano accuratezza e praticità. A causa della pressione che esercitano sul padiglione non sono molto adatte per ascolti di lunga durata.

Gli auricolari sono la tipologia più “consumer”, sono cuffie molto pratiche. Di solito non sono molto fedeli e soprattutto non forniscono nessun isolamento dall’esterno. Le in-ear garantiscono isolamento e praticità, ma sono in genere poco fedeli sulle basse frequenze a causa delle loro ridotte dimesioni.

Cuffie aperte, semi-aperte, chiuse

L’“apertura” o la “chiusura” di una cuffia è relativa all’ambiente esterno.

Le cuffie aperte sono quelle più “aperte” all’ambiente esterno quindi isolano meno l’orecchio. Il contrario dicasi per quelle chiuse. Solo le cuffie circumaurali e sovraurali si distinguono in aperte, semi-aperte e chiuse.

Le cuffie chiuse sono usate in ambienti tendenzialmente rumorosi e sono utili se non si vuole che il suono delle cuffie si propaghi all’esterno, andando a disturbare chi è intorno. L’isolamento che queste cuffie offrono non è mai totale: per i rumori o i suoni con molte basse frequenze tende a essere scarso. A volte, se usate per lungo tempo, possono risultare poco confortevoli. Di solito producono un incremento nell’ascolto delle basse frequenze e un’enfatizzazione del riverbero e degli effetti. Le cuffie aperte sono più comode, tendono ad avere un suono più fedele e lineare senza enfatizzare nessun campo frequenziale in particolare. Solitamente sono le più confortevoli da portare.

Le cuffie semi-aperte possono essere un valido compromesso tra la necessità di isolamento dall’ambiente esterno e la richiesta di un suono fedele senza particolari enfatizzazioni.

Caratteristiche tecniche da non sottovalutare

Analizzare le caratteristiche tecniche è importantissimo per capire la qualità e il suono di una cuffia. A volte però, soprattutto per i non esperti, non è facile comprendere e tradurre in termini pratici i dati tecnici. Qui di seguito sono spiegati i parametri più importanti da tenere in considerazione.

L’impedenza, è un valore espresso in Ohm (Ω) e tecnicamente indica la resistenza di un mezzo rispetto a un campo magnetico. In pratica una cuffia ad alta impedenza ha una minore reattività a rispondere ai segnali sonori ricevuti. Dato un segnale sonoro di una certa potenza, una cuffia con alti valori di impedenza produrrà un suono più debole rispetto a una cuffia a bassa impedenza. Da ciò deriva che una cuffia ad alta impedenza necessita di una maggiore amplificazione. Se si usa un dispositivo portatile dove la batteria fornisce poca tensione per le cuffie, è necessario usare cuffie a bassa impedenza. Se però si hanno amplificatori per cuffia abbastanza potenti sono consigliate le cuffie a elevata impedenza perché sono quelle più fedeli e lineari. In generale l’impedenza della cuffia non deve superare l’impedenza di uscita dell’amplificatore al quale deve essere collegata.

La sensibilità o efficienza è data in dB/mW ed esprime la capacità di reazione di una cuffia a un segnale applicato a una certa potenza. Questo significa che a parità di potenza fornita, una cuffia con alti valori di sensibilità produrrà un segnale più forte in termini di ampiezza rispetto a una cuffia con bassi valori di sensibilità. Le cuffie più sensibili hanno dunque bisogno di meno amplificazione. Non è detto però che una cuffia più sensibile sia più fedele di una cuffia con sensibilità minore.

La risposta in frequenza è riferita in Hz e definisce l’intervallo di frequenze che una cuffia è in grado di riprodurre. Il massimo intervallo riproducibile è 20Hz-20.000Hz (o 20kHz). Maggiore è l’intervallo più accurato sarà il suono. Ovviamente non tutte le frequenze saranno prodotte con la stessa intensità. Una cuffia sarà tanto più lineare quanto più riuscirà a riprodurre tutte le frequenze dell’intervallo con la stessa intensità, senza enfatizzarne nessuna. Una cuffia “colorata” invece tenderà a enfatizzare o attenuare determinate frequenze.

La potenza in ingresso si esprime in Watt (W) e indica la potenza massima oltre la quale la cuffia inizia a distorcere il suono. Più è alto questo valore più la cuffia sarà in grado di ricevere segnali da amplificatori molto potenti, senza distorcere.

E voi cari lettori di Radiospeaker.it, che tipologia di cuffie utilizzate?
Approfondiamo l'argomento all'interno dell'ebook "Teorie e Tecniche di Conduzione Radiofonica"
Articolo a cura di Marina Baglivo