I Dati di Ascolto sono indice della qualità di una Radio?

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I Dati di Ascolto sono indice della qualità di una Radio?

Qualche giorno fa su pubblicitaitalia.it ho letto le dichiarazioni di Carlo Mandelli, ad di Monradio, in merito al programma “Stile Libero” condotto da Marco Santin, Giorgio Gherarducci e Flavia Cercato su R101 dalle 13 alle 15. Carlo Mandelli ha affermato che sarebbe interessante avere la possibilità di usufruire dei dati per sapere il gradimento della trasmissione.

Allora mi sono posta una domanda: sono davvero così importanti i dati di ascolto?

E’ da circa tre mesi che mi sto occupando di quello che è accaduto in seguito alla chiusura di Audiradio. E se da una parte ho sempre pensato che ci fosse bisogno di avere un riscontro con i dati e quindi di un metodo di rilevazione nuovo, dall’altra mi sono chiesta: la qualità di una radio si misura davvero in base ai dati di ascolto?

Il fatto che un programma o una fascia oraria faccia più ascolti di un’altra per me non è sinonimo di qualità, ma semplicemente la scelta di riferirsi ad un pubblico più ristretto, più specifico. A volta può essere legato al desiderio di sperimentare, di proporre qualcosa di nuovo, di osare. E questo può portare chi sta dall’altra parte della radio ad identificarsi con quello che si sta ascoltando, come invece ad allontanarsi perchè magari si preferisce ascoltare altro.

Secondo me si rischia davvero di portare la radio agli stessi livelli della televisione, dove se fai tanti ascolti resti altrimenti ti prendi le tue cose e torni a casa. E sappiamo tutti in quali condizioni è la televisione italiana. Vogliamo davvero questo? Sarà che ho una visione “romantica” della radio. Spesso dimentico che invece è una azienda e che intorno ci sono tutte quelle logiche che ne fanno parte, ma penso a tutti quelli che si sono visti togliere un programma o una fascia oraria per via degli ascolti bassi.

Voi cosa ne pensate?

Articolo a cura di Ilaria Frosi