Dinamica del Suono in Radio: Loudness War

Strumentazione Radiofonica

Dinamica del Suono in Radio: Loudness War

Ci sono delle mattine in cui i "malati del suono" si svegliano con orecchie piu' critiche; c'è chi ha esperienza e quindi sa cos'è quella cosa che sta sembrando tanto strana alle sue orecchie, e c'è semplicemente chi nota degli aspetti strani nel suono delle radio, senza esattamente sapere a cosa ricondurli.

Non si tratta di aspetti evidenti tipo il cambio di jingle, bensì di aspetti che molti purtroppo sono portati a trascurare, o a cui semplicemente l'ascoltatore medio non credo faccia caso. E allora, proprio da un lettore di radiospeaker.it arriva una riflessione: avete mai fatto caso al fatto che le radio suonano tutte in modo abbastanza simile?

Il fenomeno è colloquialmente chiamato dai tecnici "Loudness War" (guerra del volume): all'audio si applica una compressione esasperata, con lo scopo di migliorare la qualità della musica e, nel caso della radio, anche di suonare piu' forte dei propri concorrenti, ma il risultato è una clamorosa perdita di dinamica: tutti i suoni di un brano rimangono schiacciati e si guadagna un appiattimento che non ci fa quasi piu' sentire la differenza tra cio' che suona piano e cio' che suona forte, facendo suonare tutto, a nostro avviso, eccessivamente forte.

Se consideriamo che normalmente si arriva a mettere in onda un segnale con una dinamica dai 3 ai 9 decibel, probabilmente si capisce cosa intendiamo per "suonare piu' forte" e sinceramente, da ascoltatore ne comprendo anche il motivo: cio' che suona piu' forte attrae inevitabilmente la nostra attenzione in modo maggiore, ma siamo sicuri che per questa ragione valga davvero la pena appiattire tutto? Ai fini commerciali la cosa di sicuro funziona, ma, e qui ci vuole un po' di sana etica: la musica?

Per cercare di porre un freno a questa moda due organizzazioni no profit, la Pleasurize Music Foundation (dynamicrange.de/it) e la Turn Me Up! (turnmeup.org) hanno provato a porre qualche paletto. In collaborazione con le case di produzione software SPL e Brainworx, hanno realizzato due plugin open-source gratuiti compatibili con tutte le piattaforme: si chiamano TT Dinamic Range Meter e TT DR Offline Meter.

Tramite questi strumenti, è possibile tenere sotto controllo il range dinamico dell'audio, sia in tempo reale sia "offline". Le due fondazioni consigliano un range dinamico ottimale di 13 decibel, essenzialmente una via di mezzo tra Mozart e l'ultimo album di Madonna. A dare importanza all'iniziativa ci sono prima di tutto i soggetti coinvolti, tutti di massimo rilievo e appartenenti ai più disparati campi delle produzioni audio, principalmente tutti stranieri (l'unico italiano è il professor Lucio Cadeddu, docente presso il Dipartimento di Matematica dell'Università di Cagliari e editore del magazine online  TNT Audio).

Le due associazioni hanno una time table ben sviluppata su come far pressione all'industria dell'audio: producono molto materiale informativo, sono presenti alle maggiori fiere di settore, sviluppano soluzioni pratiche (come ad esempio i plugin), svolgono seminari divulgativi, fanno pressione a livello istituzionale, indicono un premio musicale esclusivamente per la qualità del suono e lottano quindi molto per dare importanza al problema.

E voi cosa ne pensate? Quando realizzate una produzione audio o settate un processore pensate a questo dettaglio a nostro avviso fondamentale?

Articolo a cura di Mario Loreti
www.marioloreti.net