Il Direttore Artistico e la scelta di Nuovi Speaker

Curiosità Radiofoniche

Il Direttore Artistico e la scelta di Nuovi Speaker

Scegliere uno speaker non è sempre facile, soprattutto quando la scelta stessa deve essere funzionale e in linea con gli obiettivi, magari editoriali, di un emittente radiofonica. A volte tutto parte dall’analisi dei dati d’ascolto, elemento fondamentale ed utile a capire quali debbano essere le strategie da attuare in vista della nuova stagione radiofonica. In modo particolare, ci si sofferma sulle fasce orarie in cui si riscontra un calo di ascoltatori e da qui, nella maggior parte dei casi, si provvede ad uno sfoltimento o ad un accrescimento dello staff artistico.

L’editore quindi, in sinergia con il direttore artistico, pianifica una serie di provvedimenti utili ai fini di un rilancio della radio, in cui è previsto anche l’inserimento di nuove figure che possano avvicinare gli utenti ad un ascolto frequente, il tutto finalizzato ad un aumento degli ascolti, primo obiettivo ambito dall’editore. Il reclutamento di nuove figure si basa su parametri ben specifici, ai quali il direttore artistico fa riferimento, cosi da permettere l’accesso a speakers d’esperienza in grado di reggere una fascia oraria importante e determinante per il conseguente rilevamento degli ascolti.

Un arduo compito, quello del direttore artistico, nel dover ascoltare le svariate demo radiofoniche, pervenute presso l’emittente, prima di scegliere lo/la speaker che verrà inserito/a nell’ equipe della radio. Un ascolto che deve tenere conto di importanti caratteristiche, indispensabili per un ottima resa qualitativa della conduzione.

In primis, viene valutata la voce, soffermando l’attenzione sulla presenza di eventuali difetti di pronuncia o tipiche inflessioni del territorio d’origine ( “cantilene”), che influirebbero negativamente sulla scelta finale, o ancora ripetizioni, che, se riscontrate, denotano una conoscenza limitata dei termini linguistici.

Successivamente si passa all’analisi della tecnica vocale, in cui sin da subito è facile notare la capacità di disquisire con fluidità e scioltezza, possibilmente articolando correttamente le singole parole ed esprimendo cosi, in maniera chiara e incisiva, l’argomentazione di un classico “talk”. Inoltre, solitamente viene valutata anche la gestione degli strettissimi “tempi” radiofonici, il tutto unito al corretto annuncio e disannuncio di un brano musicale.

Insomma, una sorta di “radiografia radiofonica”, che permette al direttore artistico di comprendere la personalità vocale dello speaker, magari adatta ad un particolare tipo di format, rispetto ad un classico “contenitore” di informazione giornaliera. Sostanzialmente, la scelta di uno speaker è dettata dall’attento ascolto della demo , biglietto da visita indispensabile ai fini di un eventuale ingresso presso l’emittente di riferimento. E’ consigliabile quindi realizzarla al meglio, cosi da incentivare il direttore artistico ad ascoltarla completamente, anziché stopparla alla prima “stonatura”.

C’è da dire però che la decisione ultima, determinante nel reclutamento di uno speaker, viene assunta dall’editore della radio, il quale, in alcuni casi, sembra essere indifferente rispetto alle caratteristiche vocali del conduttore, siano esse positive o negative, ma ponendosi a favore solo dei vantaggi legati agli ascolti che potrebbero risultare dalla messa in onda di un professionista, magari proveniente dal “piccolo schermo”.

Una decisione, questa, che potrebbe far scoraggiare speaker professionisti che rimarrebbero amareggiati da una tale scelta, che però dall’altro lato permette all’ascoltatore comune di notare le evidenti differenze di conduzione che sussistono tra uno speaker radiofonico d’esperienza e un altro “prelevato” da un contesto puramente televisivo, abituato magari ad avere dinanzi un pubblico “in carne e ossa”.

Articolo a cura di Maurizio Schettino