Dizione radiofonica: Radiospeaker.it intervista Albero Lori

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Dizione radiofonica: Radiospeaker.it intervista Albero Lori

Alzino la mano i conduttori radiofonici dotati di buona dizione! Pronunciare correttamente il suono delle parole non è importante quanto lo era durante la paleotelevisione, e paleoradio. L’utilizzo di una giusta intonazione della lingua italiana ha lasciato spazio ad altri modi di parlare: libertini, locali. Forse per effetto della g-localizzazione dei linguaggi o forse perché la fine del monopolio, con la democratizzazione dell’accesso ai mezzi di comunicazione di massa, ha offerto a tutti l’opportunità di parlare attraverso i mass media.

Lo conferma la storia della radiotelevisione del Bel Paese e l’opinione espressa da Alberto Lori durante un’intervista per Radiospeaker.it. Voce storica della RAI e di documentari e rubriche di successo, come Mixer, Ultimo Minuto, SuperQuark, Sfide, La Storia Siamo Noi, Porta a Porta. “Mediaset nel 1980, con la sua nascita, ha fatto parlare tutti. Da allora si assiste ad una difformità di pronuncia della lingua italiana. La RAI, nel frattempo, ha dimenticato il suo ruolo storico di salvaguardia della lingua, adeguandosi al male andazzo generale”, dice Alberto Lori.

Dodici anni di telegiornale RAI, due di giornale radio RAI, Alberto Lori è molto di più che una semplice voce di spicco del panorama mediale italiano. E’ stato allievo di Corrado, Enzo Tortora. “Al momento in cui siamo andati realmente al microfono non potevamo permetterci errori di pronuncia, arrivava la multa”, afferma Alberto spiegando la situazione dell’azienda di Stato svariati decenni fa, all’epoca del suo ingresso. “Tortora e Corrado durante le loro lezioni chiedevano di parlare di un certo argomento e poi intervenivano per correggere. Erano lezioni pratiche le loro”, aggiunge, dettagliando gli insegnamenti impartiti dai due colossi della tv italiana. “Capire quale sia il modo di parlare odierno è facile, basta ascoltare mio figlio di 18 anni. Tutto questo passa attraverso l’evoluzione del linguaggio. Avere una buona dizione ha anche un’altra accezione, leggere secondo il testo che hai sotto gli occhi e attribuire la giusta tonalità a seconda che si tratti di uno scritto scientifico, giornalistico. Quanto alla storica accezione della buona dizione e del corretto uso delle consonanti e delle vocali penso che la scuola italiana dovrebbe occuparsi di questo. A scuola non ci ha mai corretto nessuno”, incalza il formatore.

Imparare a parlare correttamente in italiano significa cambiare la propria pronuncia locale, modellarla secondo le regole della lingua italiana. L’iter non è semplice, tantomeno consuetudinario, ma se si desidera diventare professionisti della radio, e dei mass media, e si deve lavorare in contesti nazionali conoscere il giusto suono delle parole è obbligatorio. Non tutte le emittenti radiofoniche italiane prestano la stessa attenzione alla dizione italiana e quindi ad una oculata scelta dei conduttori, questo non implica di doversi disinteressare alla disciplina.

“Chi ascolta la radio o vede la tv prende i conduttori come modello”, specifica Alberto Lori congedandosi.

Ritrarre un modello sbagliato significa moltiplicare l’errore all’infinito.

Articolo a cura di Annalisa Colavito