Ecoradio chiude: dopo 10 anni e 21 milioni di euro pubblici

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Ecoradio chiude: dopo 10 anni e 21 milioni di euro pubblici

La chiusura di una radio è per tutti noi, appassionati e amanti del mezzo, una notizia terribile. Un avvenimento vissuto come un piccolo lutto, soprattutto se  la radio in questione è una radio che trasmette "bontà", "sanità" e "puri principi".

L’emittente in questione è Ecoradio (nata nel 2004) edita dalla società editrice Ecomedia Spa ed espressione dei Verdi prima e del Movimento Comunicambiente poi. Trasmetterva a Roma (88.2Mhz), Napoli e Caserta (92.100 Mhz) e sarebbe stata chiusa per questioni economiche.

Questioni economiche?! Dopo aver incassato in sette anni ben 21 milioni di euro di contributi pubblici, la radio è stata chiusa per mancanza di fondi?

Sul sito della radio (www.ecoradio.it) si legge: "Nel pieno dello sforzo editoriale è arrivata la crisi più nera che l’economia moderna ricordi, lo Stato ha iniziato il suo disimpegno riducendo drasticamente i fondi destinati all’editoria e, soprattutto, rendendoli completamente incerti. Nel paese intanto divampava con violenza la critica verso la politica e tutto ciò che è impiego di denaro pubblico, compresi ovviamente i fondi sopravvissuti per l’editoria. Ogni controversia, sindacale e non, deragliava in polemica sul finanziamento pubblico, polemica al servizio di piccolissimi interessi tuttavia capaci di lordare di fango lo straordinario lavoro di questi 10 anni. In questo contesto Ecoradio avrebbe dovuto trovare, in partnership o in solitaria, delle alternative al finanziamento pubblico per la propria sopravvivenza. Decine i tentativi, negativi i risultati. In pochi sanno quanto è difficile costruire e tenere vivo un progetto come questo, ancor meno sanno quanto è dura accettare di doverlo chiudere. Ecoradio chiude dunque...".

Scusate se vado diretto: ma se dopo 7 anni e dopo aver percepito già 21 milioni di euro la radio non riesce a reggere le spese con le proprie gambe, vuol dire che la radio non ha appeal sul pubblico, ergo non attira inserzionisti pubblicitari. Questo non è colpa del pubblico, neanche colpa degli inserzionisti, è colpa del formato radiofonico: non ha centrato l'obiettivo, ha speso pià di quanto poteva permettersi e non ha offerto un prodotto attraente.

Leggo dal sito Newslinet.it la lamentela anche dei sindacati dei lavoratori:"Ecomedia spa - evidenziavano le organizzazioni sindacali a novembre 2013 - ha incassato dallo Stato 20.312.034,36 euro in 6 anni, dal 2006 al 2001 (fonte Dipartimento per l’editoria della Presidenza del Consiglio) e deve ancora ricevere la tranche del 2012 che andrà in liquidazione a fine anno (si potrebbe attestare oltre gli 800mila euro)". "La somma arriva così a superare i 21milioni di euro in sette anni. Un bel gruzzolo per una radio che ha un bacino di trasmissione limitato a Roma, Napoli e Caserta, che applica le modeste cifre di stipendio previste dal contratto Aeranti-Corallo e che dovrebbe svolgere fondamentalmente un ruolo di servizio pubblico in base alla legge",facevano sapere in una nota congiunta Paolo Butturini, segretario Associazione Stampa Romana e Dino Oggiano, segretario Slc-Cgil del Lazio. "Ma non basta - proseguiva il comunicato - la beffa potrebbe consistere nel fatto che Ecomedia spa riceva anche il finanziamento per il 2013, che verrebbe erogato a fine 2014, cioè mentre la radio diffonde musica registrata e i lavoratori sono rimasti per strada.".

Ora non resta che attendersi le prossime mosse dell'amministratore/editore Marco Lamonica che avrebbe in mente un  "nuovo progetto editoriale", speriamo migliore del precedente.