L' intervista al Prof.re Enrico Menduni: Il mondo della Radio. Dal Transistor a Internet

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L' intervista al Prof.re Enrico Menduni: Il mondo della Radio. Dal Transistor a Internet

Radiospeaker incontra oggi il Prof. Enrico Menduni, saggista e giornalista italiano, esperto in linguaggi multimediali. E’ attualmente, professore ordinario di Cinema, fotografia, televisione al Dams dell’Università Roma Tre dove insegna Culture e Formati della Televisione e della Radio, Storia e Critica della Fotografia, Media digitali.

Può illustrarci le grandi epoche della radio?
La radio nasce negli anni’20 o, meglio, prende vita alla fine dell’ottocento ma, non era quella che conosciamo noi oggi, bensì, si trattava di una forma di radiotelegrafia, dove tutti potevano essere considerati riceventi e trasmittenti. Solo a partire dagli anni venti si scoprì una nuova realtà radio che, comunemente, viene chiamata broadcasting, ovvero “scissione fra elemento di trasmissione ed elemento di ricezione”, un vero e proprio grande apparato potente, che detiene la capacità di trasmettere ad una serie di semplicissime radio all’interno di un’aria di ricezione. E’ la prima comunicazione di natura immateriale.

Tutto ciò che veniva diffuso nell’etere, non era contenuto su nessun supporto materiale e poteva considerarsi effimero ma, aveva anche dei pregi che nessun’altro medium aveva mai avuto fino ad allora, come la caratteristica della “simultaneità”, ossia la possibilità di arrivare contemporaneamente ai fatti che racconta, perché nella maggior parte dei casi si arrivava sempre a cose fatte. Non solo ma c’è di più la radio è stato il primo mezzo non alfabetico, nessuna discriminazione tra chi sapeva leggere e chi no. Questa la radio degli anni 20/30: mezzo di intrattenimento, per antonomasia, che aveva la prerogativa di stabilire un patto di non aggressione con l’altra protagonista dell’intrattenimento di quegli anni che, era il cinema muto.

In quel periodo, tra l’altro, si iniziava a studiare il fenomeno televisivo e quando la televisione esordì, ebbe un successo enorme e popolare, la gente si dimenticò della radio che, “provò” dalla sua un senso di inferiorità quasi come una moglie abbandonata. Senza scomporsi ne scaturì una prima reazione di rilancio che dimostrava la sua estrema vitalità. La ripartita venne lanciata con la riscoperta di un’invenzione degli anni ’40 a cui nessuno aveva mai pensato prima come applicazione radiofonica, cioè, il “Transistor”, infatti, per la prima volta nel 1955, proprio mentre la tv grande antagonista comincia a mordere, si concepì una radio staccata dal filo della corrente e dall’obbligo della domiciliarità, una radio che tramite l’FM riusciva ad acquisire un “suono nuovo”, particolarmente fine, pulito e potenzialmente stereofonico.

Prof.re ma quali pubblicazioni sono in corso d’opera per la radio?
La radio non ha in realtà una grande letteratura. Se andiamo a scorrere i testi radiofonici, si riscontrano fino a tempi recenti storie fondate , soprattutto, su altre “fonti”, perché della radio non c’è una vera memoria storica conservata. La radio è un mezzo mobile e non un mezzo stanziale, anzi è il primo vero medium personale e mobile; altra caratteristica tipica di questo strumento è l’interattività, infatti il telefono e il cellulare diventano ben presto degli “alleati” della radio, ma anche questa fase termina definitivamente con l’avvento del digitale che scompagina tutto. L’introduzione del digitale che, comincia agli inizi degli anni ’70, si coniuga con la comparsa di internet. La data convenzionale che segna l’inizio del rapporto fra la radio e internet è l’anno 1995. In quell’anno vengono diffusi dei software, tra cui il principale è RealAudio, programmi che permettevano di ascoltare la radio e seguire un file musicale su internet in streaming con la possibilità di ascoltare musica sul sistema operativo Windows.

Ma la sfida della multimedialità come fa a sopravvivere?
Come il cocomero è composto all’80% di acqua, la radio è composta dall’80% di musica, questo sta ad indicare che a prescindere dai nostri gusti personali in fatto di trasmissioni radio, i programmi musicali sono molto diffusi e il “disco”, sostanzialmente, è un palinsesto precotto con costi minimali ed elevati livelli di qualità. Con l’avvento di internet e la nascita delle web radio, si crea sempre attraverso gli stessi strumenti, uno scambio alla pari, di file audio senza il pagamento dei relativi diritti “musica gratis per tutti”. Uno dei siti più celebri di questa fase di svolta è stato, Napster, un programma di file sharing , nato nel 1999 e reso attivo fino al 2001 e, proprio in quest’anno, tra le tante novità, esce sul mercato l’Ipod della Apple, lettore di musica digitale che può leggere tutti i formati e che, può considerarsi l’erede del walkman. Ma non è finita qui, perché l’azienda Apple ebbe un’altra idea e attraverso la sua autorevolezza ha fondato un negozio online, che si chiama Itunes , tuttora in auge.

Quindi il ruolo della radio alla fine?
Quando avviene la digitalizzazione i metodi tradizionali radio, stampa e tv, fanno i conti con qualcosa di profondamente nuovo . Per le radio più importanti non bisogna soffermarsi troppo sugli ultimi dati Audiradio. Nel complesso, anche la radio ha fatto una buona performance ed è arrivata a 36/37 milioni di ascoltatori. Unico neo reale, sta nella transizione al digitale. La televisione che, ormai, è completamente digitalizzata, controlla una parte del processo multimediale mentre alla radio, la musica digitale è sfuggita completamente di mano.

Attualmente il medium radio è l’unico mezzo analogico ancora in vita e la sua digitalizzazione è incerta, a causa degli elevati costi. La conversione in digitale, non può considerarsi nemmeno un vero valore aggiunto per il radioascoltatore, per cui staremo a vedere da qui a vent’anni. La radio ha iniziato ad avere un circuito multimediale, che si appoggia anche sui social network e si è creato tutto un giro del prodotto audio/digitale che alla radio sfugge. Sui Social ho dedicato nel 2011 il mio ultimo libro, “Social network”, edito da Mondadori. Però ci sono ad esempio delle radio, tipo Rtl 102.5 che è anche televisiva non è solo… Alcuni Network, come ad esempio, Radio Deejay , RDS e Rtl in forme diverse hanno tentato la strada della multimedialità televisiva.

La radio, quindi, è accerchiata da tutta una serie di dispositivi e di pratiche sociali che trattano l’audio in forma multimediale e tendono a collocarsi fuori da essa. Quindi nella nuova riedizione del “mondo della radio”… Del “mondo della radio” ho dovuto prendere l’80% del libro e buttarlo nella spazzatura o, meglio, metterlo nella libreria, perché quando vado a leggere: “forse appariranno dei cellulari con le macchine fotografiche dentro”, o vedo frasi del tipo: “si vocifera di nuovi dispositivi portatili per sentire canzoni che siano meglio degli attuali lettori mp3”, non posso che, sorridere e basta; questa era la situazione del 2001(anno di pubblicazione del libro). Il “mondo della radio”nella sua prima versione è un libro vecchio, ormai superato, ma a settembre uscirà la nuova edizione aggiornata, il nuovo titolo sarà “Il mondo della radio. Da internet al web 2.0”, dove internet è inquadrato sotto varie sfaccettature: internet è streaming, internet sono le web radio, internet è Pandora, internet è Facebook, internet è Google…

Articolo a cura di Nicoletta Zampano