Quando sarà il mio momento per entrare in radio?

Curiosità Radiofoniche

Quando sarà il mio momento per entrare in radio?

“Ci sono giorni in cui mi sveglio spento, ma tutto sommato provo a starci dentro. Nella mia stanza aspetto il mio momento, sono qui, aspetterò, io, aspetterò”. Questo è il verso iniziale di “Sole spento”, una delle più belle e conosciute canzoni dei Timoria, gruppo il cui leader è Omar Pedrini e in cui ha militato agli inizi della sua carriera anche Francesco Renga. La stavo canticchiando un giorno quando, pensando a questo verso, mi sono trovato a pensare anche alla mia passione per la radio.

Ci sono davvero dei giorni in cui mi sveglio spento riflettendo sull’attuale situazione radiofonica italiana e sull’impossibilità, almeno attuale, di provare a fare un lavoro che amo come pochi al mondo. Devo aspettare il momento giusto, come diceva la canzone, ma quando arriverà il mio momento? Le modalità per inseguire questo sogno sono piuttosto semplici: una demo che rappresenti quello che siamo, un curriculum vitae aggiornato, esperienze pregresse, fare continuamente palestra trasmettendo quando si può quanto più possibile. Tutte cose che ho fatto. E poi farsi sentire, “rompere le scatole”, proporsi ad emittenti di vario tipo anche per ruoli diversi a quello dello speaker per cominciare ad “entrare nel giro”, quindi fare anche altre esperienze oltre a quelle di conduzione. Fatto.

Parti con i network, dove ovviamente sai che il numero di persone che lavorano è maggiore rispetto alle altre radio e in cui forse sai che uno stipendio minimo lo riusciresti a prendere. Poi ti rendi conto che è troppo difficile e passi alle radio regionali, sperando che ti possa servire per fare ancora più esperienza e iniziare a farti conoscere. I posti sono meno, le radio sono più piccole ma comunque importanti.

Poi provi anche con le radio locali, in cui ci sono ancora meno possibilità ma qualcuna c’è, però il budget è molto ridotto e di sicuro non ti puoi sognare di fare quello come lavoro, è già tanto se riesci a farti pagare. Allora releghi questo sogno ad una passione per il momento, promettendoti di continuare a provare, nel frattempo, in attesa che si liberi un posticino, che qualcuno ti faccia fare un provino o almeno un colloquio, aspettando l’occasione giusta. Le risposte però sono sempre le stesse ed in quel caso unanimi, senza differenziazioni tra network e regionali: “l’organico è al completo”, “non stiamo assumendo nessuno”, “terremo il suo curriculum nei nostri database e la ricontatteremo nel caso dovesse liberarsi un posto compatibile con le sue caratteristiche”. Va bene, ti dici, il periodo è difficile per tutti e nessuno si sogna di mollare un lavoro adesso, tantomeno dall’altra parte si pensa ad espandersi o ad assumere nuovo personale, se poi giovane e con poca esperienza non parliamone nemmeno.

Poi però apri Radiospeaker.it e inizi a leggere le notizie che sono pubblicate. Così vedi che Radio Deejay, pur di trovare spazio a Fabio Volo e farlo tornare, dopo un suo tweet che ammetteva la sua voglia di radio (ad alcuni basta un tweet per lavorare e non centinaia di curriculum), accorpa tre speaker insieme in un programma la sera e relega Platinette, che ricordo è reduce dal flop a RMC ed è tornata nell’emittente che aveva abbandonato un anno fa per “svecchiare il palinsesto”, la domenica sera dalle 20 alle 23. Insomma, io ci leggo “non so dove mettervi ma pur di mettervi vi trovo un posto”, poi vedete voi. Va beh, pensi, il rapporto di lavoro era molto particolare, appena si sono resi disponibili sono tornati anche per amicizia.

Poi continui a leggere le altre notizie e scopri che Radio Italia ingaggia Daniele Bossari, in onda sabato e domenica dalle 17 alle 19 ma anche sul palco del Radio Italia Live nelle interviste e nei concerti tenuti dagli artisti italiani nell’emittente milanese. Vado a leggere la biografia di Bossari e, nonostante alcune esperienze radiofoniche importanti, sono certo però che tutti lo ricordiate per i programmi in tv e infatti è stato scelto proprio per aumentare l’immagine televisiva della radio (non a caso gli vengono affidati gli appuntamenti di Radio Italia live).

E allora, tornando a prima, perché quando mando il mio curriculum le risposte sono “non assumiamo nessuno” o “l’organico è al completo”? I personaggi sopracitati lavorano volontariamente e non vengono pagati per caso? Certo, io non sono loro però al mio curriculum le risposte sono di chiusura totale e poi vai a leggere che tutti assumono nuovi speaker.

Ovviamente non ce l’ho con i personaggi in questione, ma con il sistema radio e le Direzioni Artistiche. Credo infatti che a tutti i personaggi in questione e agli stessi Direttori Artistici qualcuno, tanti anni fa, avrà dato una possibilità prima di arrivare dove sono oggi, e senza quella possibilità sicuramente non sarebbero dove sono ora. Certo non sono gli anni Ottanta, ma perché a noi questa possibilità non viene concessa? Perché si continua a puntare sempre sulle stesse facce? Perché ad un giovane che manda la sua candidatura si risponde che l’organico è al completo e poi, pur di far tornare uno speaker o trovare spazio a uno nuovo, stranamente un paio d’ore nel weekend si trovano? Con questo non voglio dire che debbano scegliere me, anzi, dico che a nessuno viene concessa una chance. E parlo per le migliaia di persone che ci vorrebbero provare, sicuramente iscritte anche qui.

Ci sono persone che meriterebbero molto più di me questo lavoro, sono certo, per passione, preparazione, qualità e talento. Ma sono stufo di sentirmi dire “non c’è posto” e poi il posto si trova per quelli a cui lo si vuol trovare, basterebbe un “non hai le qualità per farlo” o, anche se so che si parla di utopia, un provino, un colloquio in cui dopo che vieni messo alla prova ti venga detto “smettila di illuderti, non ce la puoi fare”. Basterebbe quello. Ripeto so che è impossibile, perché nessuno ha tempo da perdere a sentire e fare provini ad un giovane senza troppa esperienza, ma magari in questo modo si perdono per strada tanti talenti o persone con la passione vera per questo lavoro che potrebbero fare la differenza. Anche perché il tempo passa, e in questo paese ci vuole poco a trasformarti da “sei troppo giovane, hai ancora poca esperienza, fanne un po’ e poi riprova” a “sei troppo vecchio e noi cerchiamo persone con esperienza, avresti dovuto farne prima per avere la possibilità di essere scelto”.

Certo ma se nel mezzo nessuno risponde alle tue mail o ti dà un’opportunità per dimostrare il tuo valore, come la fai l’esperienza? Il problema è sicuramente nazionale e sociale ma penso che per la radio sia amplificato, anche perché le contraddizioni come quelle che vi segnalavo prima sono all’ordine del giorno. E in questo paese c’è troppa gente stufa di aspettare il proprio momento e che continua a chiedersi quando arriverà, c’è troppa gente che vorrebbe realizzare il proprio sogno e che nella vita non ha nemmeno una chance per provarci, non tutti ce la faranno, ma una possibilità non si nega a nessuno. Quando cambieranno le cose?

Articolo a cura di Nicola Zaltieri