I 10 Errori più frequenti in Radio

Conduzione Radiofonica

I 10 Errori più frequenti in Radio

E’ molto utile, per chi desidera imparare il mestiere dello speaker, leggere i preziosi consigli riportati all’interno della sezione “Conduzione radiofonica” del nostro sito. E’ proprio durante una delle innumerevoli ri-letture (perché è bene rinfrescarsi sempre la memoria) che sono capitato su uno degli articoli più importanti in esso contenuti.

Traendo spunto da quanto scritto da Giorgio d’Ecclesia nelle “10 regole di uno speaker radiofonico”, ho provato a ripensare a questi primi tre anni di esperienza nel mondo della radio, stilando una classifica dei 10 errori più frequenti con cui ho avuto a che fare nel breve lasso di tempo intercorso dagli esordi fino ad oggi.

Devo dire che fortunatamente alcuni di questi sono stati corretti prontamente, per altri c’è voluto più tempo e duro lavoro, mentre altri sono ancora in fase “di lavorazione”, perché la radio è un continuo “work in progress”. Di quali errori sto parlando?

1. Rimanere senza parole
Soprattutto i primissimi tempi, durante le dirette, può capitare di essere tesi ed emozionati a tal punto da non trovare le parole per affrontare l’argomento di cui si vuole parlare. Ecco allora il susseguirsi degli interminabili “ehmmm” o “mmmh”, uniti ad una buona dose di voce un filo tremolante. Dopo un po’ di tempo però passa tutto.

2. Lentezza
Sono fermamente convinto che in radio non si debba parlare a velocità supersonica perché rapidità non è sinonimo di qualità e simpatia, ma è spesso causa di scarsa chiarezza e di confusione nell’ascoltatore. Detto ciò, a tutto c’è un limite. E’ vero che un buon trucco è quello di parlare come se stessimo raccontando qualcosa ad un amico, ma non si deve mai esagerare soprattutto con la tranquillità. Ci vuole sempre un po’ di ritmo!

3. Sovrapposizione delle voci
Se conducete un programma in coppia, questa è una delle missioni più difficili a cui andrete incontro. I primi tempi è assolutamente probabile che farete fatica a rispettare l’uno le tempistiche dell’altro. Quante volte, ancora oggi, capita di sovrapporre la propria voce a quella di un altro speaker, oppure di interrompere bruscamente un suo discorso. Bisogna fare molta attenzione e “prendere le misure”, giorno per giorno, del nostro collega, imparando a rispettare i suoi spazi. E’ davvero una missione ardua, ma basta trovare il feeling giusto usando un po’ di attenzione e facendo tanto tanto allenamento.

4. Lunghezza
Per alcuni il dono della sintesi è davvero difficile. Se si è in coppia può essere ancora peggio. I minuti di intervento raggiungono tempistiche da “Guinnes dei primati”, mentre chi ci ascolta sta già facendo un pisolino o ci odia perché lo stiamo annoiando. Per risolvere il problema alla radice, soprattutto per chi fa un programma di intrattenimento, si può accorciare la durata delle basi che si utilizzano come sottofondi durante il parlato; in questo modo, volenti o nolenti, l’intervento deve essere esaurito nel tempo prestabilito. Nel mio caso ha funzionato, anche se il dono della sintesi è spesso legato ad una buona conoscenza dell’argomento che andremo a trattare.

5. Imprevisti
Può sempre succedere di perdere la memoria durante la diretta, che il pc dal quale state leggendo si fonda, che salti la luce mentre state trasmettendo, che non sentiate più nulla in cuffia, che cada la linea durante la telefonata di un ascoltatore. Al di là di alcuni scenari “fantozziani”, la cosa che si deve assolutamente evitare ma che spesso succede, è quella di non sapere cosa dire, come andare avanti o, ancora peggio, di farsi prendere dal panico. La bravura di uno speaker dovrebbe essere quella di districarsi con scioltezza in mezzo ad ogni sorta (o quasi) di imprevisto.

6. I lanci delle canzoni
Una delle cose più fastidiose che può capitare ascoltando la radio è quella di sentire una canzone stupenda rovinata dalle parole (spesso inutili) di uno speaker che finisce per parlare sopra il cantato. In questo caso si tratta in parte di una questione di “feeling” con chi sta alla regia (se siete in due), che deve capire quando è il momento di lanciare una canzone. Al di là di questo, molto dipende da altri due fattori. Primo, la nostra conoscenza della canzone; secondo, la capacità di assimilare rapidamente le informazioni messe a disposizione dalla tecnologia che è in grado di dirci i secondi di “intro” e “outro” che ha ogni pezzo.

7. Pronunce
Soprattutto coi termini stranieri, data la nota avversione e la scarsa conoscenza della lingua inglese da parte di molte persone, capita spesso di commettere degli improbabili “strafalcioni” nel parlare o nell’annunciare/disannunciare il titolo di una canzone. Il problema si aggrava se invece commettiamo tali errori pur avendo una certa dimestichezza con le lingue straniere. E’ sempre bene andare ad indagare in merito alla pronuncia di termini a noi sconosciuti e in seguito non farsi prendere dal panico o dalla paura di sbagliare.

8. Interviste
Di solito l’intervista è sempre una cosa divertente, ma al tempo stesso è molto impegnativa. A renderla ancora più difficile può essere il fatto di trovarsi ad intervistare un idolo di sempre, di quelli da “poster in cameretta” per intenderci. Non è affatto facile controllare l’emozione, ma è senza dubbio la cosa migliore da fare per rendere l’intervista davvero unica e di un certo spessore.

9 Cantilena
A molte persone capita, pur non accorgendosi, di avere diversi toni di voce e modi di raccontare qualcosa alla gente. Questi sono elementi preziosi, l’importante è che parlando, si stia attenti a evitare tutte quelle cantilene noiose che ben si prestano alle prese in giro e che possono solo indurre l’ascoltatore a cambiare stazione radiofonica.

10 Ospiti
Può capitare di avere degli ospiti, degli amici o degli ascoltatori che vengono a trovarci durante le dirette e mentre parliamo ci guardano incuriositi dando vita a tutte le espressioni facciali possibili e immaginabili. O ancora può succedere che fuori dagli studi stia accadendo qualcosa mentre siamo in onda. In quei casi è importantissimo mantenere alta la concentrazione, non distrarsi e far finta che nessuno ci stia guardando (soprattutto se, come me, adorate la radio proprio per il fatto che è fatta di “voci” che si sentono e non di “volti” che si guardano).

La mia classifica personale è finita, a questo punto tocca a voi! Che ne dite di raccontarmi quali sono gli errori con cui avete a che fare (o avete avuto a che fare) durante le vostre dirette radiofoniche?

Quali sono stati i più facili e immediati da correggere, quali quelli più difficili? E in merito ai dieci errori riportati sopra, qualcuno vuol dare dei consigli validi per risolverli? E’ il momento di dire la vostra!

Articolo a cura di Mattia Savioni