Fare Radio: un Percorso a Tappe

Conduzione Radiofonica

Fare Radio: un Percorso a Tappe

In questi stessi giorni, non tanti anni fa, entrai per la prima volta (solo fisicamente) in un’emittente radiofonica locale. Proprio per tale motivo, durante questo periodo, mi capita spesso di ricordare il percorso (seppur breve) fatto per arrivare a poter fare lo speaker ed avere un mio programma all’interno di una radio. Riflettendoci (anche se sono sicuro che come me, molti di voi hanno già provato questa esperienza) è un’impresa che può sembrare facile, ma in realtà non lo è affatto.

Sono infatti parecchi gli ostacoli da superare prima di poter accendere un microfono e cominciare a parlare e spesso questi non sono legati al fatto di essere ritenuti più o meno “pronti” a condurre un programma radiofonico. Pensavo potesse essere divertente, in base alla mia esperienza personale (e alle mie avventure), stilare una sorta di elenco delle “prove” (non necessariamente in ordine cronologico) che devono essere superate per poter incominciare a fare radio.

La prima è senza dubbio quella di riuscire a conoscere il direttore (non sto parlando di grandi network, ma di piccole realtà) per poter scambiare due parole ed ottenere la possibilità di entrare a far parte di coloro ai quali verrà data l’opportunità di essere arruolati nel “team”. Personalmente, prima di superare questa prova, ho dovuto attendere circa 4 mesi (e forse mi è andata bene), scanditi da un numero infinito di mail mandate e telefonate fatte.

Alla fine, come in qualsiasi altro lavoro, il metodo migliore è stato quello di presentarsi fisicamente presso la sede dell’emittente, anche se questo non sempre è sufficiente. Ci si deve armare di tanta pazienza, ma soprattutto si deve perseverare fino al raggiungimento dell’obiettivo (anche a costo di diventare dei rompiscatole).

Una volta superato il primo ostacolo, mi è capitato di essere convocato ad una riunione per “aspiranti speaker”. Da questo momento in poi iniziano le prove più dure e la cosa importante da capire è che non si tratta di una gara ad eliminazione, in cui l’obiettivo è “liberarsi” degli altri. Anzi, mai come in questo caso il motto “l’unione fa la forza” si dimostra veritiero, soprattutto sostenersi ed incoraggiarsi a vicenda non può che far bene.

Arrivato a questo punto, come accade spesso in altri ambiti, è per me iniziata la fase della cosiddetta “gavetta”, anche se non sempre questa è legata e finalizzata a formare o istruire un futuro speaker. Questa è la prova più dura, durante la quale, spesso e volentieri, più del 50% degli aspiranti decide di abbandonare per sfinimento. In cosa consiste?

Molto semplice. Pensate alla cosa che meno vi piacerebbe fare: è proprio quella di cui vi dovrete occupare! Spesso si tratta di dare una mano per manifestazioni esterne alla radio: montare un palco con 40° all’ombra, fare un servizio per una festa (spillare birra, servire ai tavoli, raccogliere l’immondizia, ecc ecc), vendere i biglietti di un evento… Giunti ormai decimati alla fine della precedente prova, in seguito a mesi e mesi trascorsi in totale inattività domandandosi se si avrà mai la possibilità di vedere come si accende un microfono o come si mette una canzone, all’orizzonte comincerà ad intravedersi la meta, ma guai a pensare di essere arrivati!

E’ il momento in cui verrà mostrato il funzionamento delle apparecchiature della radio: la regia, i microfoni, il programma utilizzato per gestire sigle, sottofondi, canzoni e così via. Se siete fortunati può accadere che qualcuno vi dia anche un paio di dritte su come organizzare il programma, ma soprattutto su alcune “nozioni” fondamentali per chi fa radio. Da qui in avanti comincia la fase più interessante, ma anche quella più lunga: ideare il vostro programma, realizzare delle prove da sottoporre (nei casi migliori) al direttore dell’emittente.

Potete anche essere i più bravi e veloci del mondo ma non si scappa, prima che la vostra demo venga sentita per ottenere l’ok semi-definitivo, qualche mesetto trascorrerà in totale tranquillità. Anche in questo caso sarà necessario armarsi di tanta pazienza ma anche di grande determinazione: se serve, anche la tecnica dello “sfinimento” può essere utilizzata per “costringere” la direzione ad analizzare il vostro lavoro.

Rimasti ormai in numero esiguo, inizia poi la “fase finale”, che si divide in due parti. La prima è quella in cui potreste essere mandati ad affiancare degli speaker durante il loro programma (devo ammettere che questa è davvero importante e utile per capirci un po’ di più).

Ma proprio quando sentirete di aver centrato l’obiettivo, ecco che la seconda ed ultima fase vi metterà nuovamente di fronte a delle difficoltà. Potrà infatti capitare che partiti da soli, verrete affiancati da un “compagno di viaggio” col quale servirà del tempo per trovare (o quantomeno provare a farlo) la giusta sintonia, riuscendo ad accordarsi in merito al format del vostro programma. Potrà, viceversa, capitare che, abituati e pronti per condurre un programma a due voci, veniate separati per far nascere due programmi differenti. Da ultimo, ciliegina sulla torta, potreste essere così sfortunati da arrivare ad aver superato tutte queste prove nel pieno della stagione radiofonica, sentendovi così dire “potrete incominciare col nuovo palinsesto”, o ancora potreste ricevere la proposta di condurre un programma in orari “strani” (dalle 23 all’1, dopo mezzanotte, per fare qualche esempio).

Non esiste un vero e proprio “trucco” per arrivare fino in fondo. Personalmente, partiti da un gruppo di circa 20 persone, arrivammo in 4 (dopo un anno). La differenza non l’ha certo fatta la bravura, ma senza dubbio un ruolo fondamentale l’ha giocato la determinazione, la costanza e il desiderio di poter fare qualcosa di dannatamente bello: la radio! La passione e l’amore verso questo mezzo di comunicazione mi hanno permesso di superare qualsiasi difficoltà.

E voi? Avete voglia di raccontare il percorso che avete fatto per poter entrare in una radio? C’è qualche episodio o prova curiosa che avete dovuto intraprendere per riuscire ad avere la possibilità di diventare speaker?

A voi la parola…

Articolo a cura di Mattia Savioni