FRU 2016: a Radio Zammù il premio per miglior Programma

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FRU 2016: a Radio Zammù il premio per miglior Programma

“È il perfetto esempio di un format di informazione civica, quella comunicazione rivolta al cittadino che troppo spesso manca nel panorama dei media mainstream. Con un montaggio attento, contenuti curati al millimetro e tramite rievocazioni sonore, il team di Radio Zammù ha saputo confezionare un format interessante, ma soprattutto utile”. Con queste motivazioni il programma “Terremoto. Il Giorno prima", è stato decretato il Miglior Format 2015 nell’ambito del contest organizzato dall' associazione RadUni, il network delle radio e degli operatori radiofonici degli atenei italiani.

La premiazione è avvenuta nel corso del FRU Festival delle Radio Universitarie, tenutosi a Napoli dal 3 al 5 giugno e organizzato da RadUni.

Hanno preso parte alla competizione altri 14 format prodotti dalle radio universitarie di Verona, Cesena, Perugia, Pisa, Prato, Milano, Catanzaro, Viterbo, Pavia, Trento, Parma, Roma Tre, Savona e Cosenza, tutte in corsa per vincere l’ambito titolo nazionale di categoria.

A valutare i programmi, una giuria composta da Mariolina Simone (speaker di M2O), Giorgio Simonelli (docente di Storia della radio e della televisione e Giornalismo radiofonico e televisivo all’Università Cattolica di Milano) e Riccardo Poli (assistente programmi presso Radio24 e docente al Laboratorio di linguaggi radiofonici dell’Università di Verona).

Sono stati presi in considerazione l’originalità, i contenuti, la creatività e la qualità delle diverse proposte e a spuntarla è stata Radio Zammù (già vincitrice anche nel 2014 col programma “Sotto a chi prof”).

Da parte dello staff di Radio Zammù c’è stato un lavoro di documentazione certosino: sono stati interpellati professionisti del settore (i professori Stefano Gresta, Paolo La Greca, Ivo Caliò e gli esperti di protezione civile Paolino Maniscalco e Vito Baturi), sono state realizzate interviste e servizi giornalistici. Intenso il lavoro di documentazione e di raccolta di testimonianze, così da restituire all’ascoltatore un quadro completo, sia sugli eventi del passato che sulla situazione attuale.

Sei le puntate realizzate:

- Puntata 1: Alla radice dei terremoti
- Puntata 2: Edifici che resistono
- Puntata 3: La città antisismica
- Puntata 4: Cittadini protetti?
- Puntata 5: Io non rischio
- Puntata speciale: Studenti sotto le macerie

Mariano Campo, station manager di Radio Zammù, si è occupato del coordinamento dei lavori; raggiunto telefonicamente da Radiospeaker.it si è reso disponibile a rispondere a qualche domanda per chiarire la natura del progetto.

Come è nata l’idea di “Terremoto. Il giorno dopo”?
La Sicilia è la regione a più alto rischio sismico in Italia: Catania è una città molto studiata e monitorata circa il rischio, ma dall’altro lato, sul tema della prevenzione, si fa poco, sia sul piano urbanistico che edilizio. Non si mettono in sicurezza né gli edifici pubblici (caserme, ospedali, scuole) né i privati, soprattutto quelli costruiti dopo il 1980. Norme costruttive più rigorose sono state introdotte solo dopo il sisma in Irpinia, ma il problema per gli edifici precedenti gli anni Ottanta, resta. In altre parti del mondo (Giappone, California) gli edifici non crollano, la popolazione è educata a non farsi prendere dal panico e sa perfettamente come agire. In Italia siamo indietro. Quindi abbiamo pensato ad una proposta di programma culturale che potesse fornire delle informazioni di base.

Come è strutturato il programma?
Abbiamo realizzato sei puntate della durata di 20 minuti, in cui si affrontano l’aspetto edilizio, urbanistico, sismologico, la protezione civile e i comportamenti del cittadino. La sesta puntata è una puntata speciale: avevamo in studio i genitori di alcuni ragazzi morti all’Aquila.

Il team che ha lavorato a “Terremoti. Il giorno dopo” come è composto?
Io ho coordinato il tutto: ci sono stati due ragazzi alla regia e montaggio, altri si sono occupati delle schede. Ogni puntata infatti, prima dell’intervista con l’esperto, prevedeva una scheda di 3 minuti su uno dei grandi terremoti recenti in Italia: Belice, Irpinia, Friuli, L’Aquila ed Emilia. La scheda giornalistica aveva insert sonori, audio originali, interviste, brani estrapolati dai telegiornali dell’epoca, dunque delle ricostruzioni accurate che hanno richiesto studio. I primi a studiare sono stati i ragazzi, per poi trasmettere agli ascoltatori quanto imparato, aiutati dagli esperti.

Le scuole oggi fanno abbastanza sul tema della prevenzione?
Le scuole fanno abbastanza già da alcuni anni, periodicamente ci sono delle simulazioni anche coi bambini più piccoli. A loro viene presentato come un gioco, per non spaventarli, ma comunque abituarli. Nelle scuole elementari e medie lo fanno, meno nei Licei, le Università sono indietro, mentre sarebbe bene incrementare. Il problema è a livello di cittadinanza, soprattutto nella prevenzione più spicciola, nella propria casa, e a livello di esercitazioni. I terremoti non si possono prevedere, certo, ma ci sono degli studi, delle valutazioni statistiche: si parla di tempo di ritorno, che nelle nostre zone è di circa 300 anni. L’ultimo grande evento c’è stato nel 1700. Statisticamente si sa che capiterà: nel frattempo che facciamo? Lavoriamo o ci culliamo nella speranza che non capiti nell’arco della nostra vita? Bisogna fare qualcosa per essere pronti. Se non ci pensiamo noi, se non lo facciamo capire noi ai professori, ai sindaci, ai rettori, chi lo deve fare? Questa è stata la nostra scommessa.

Articolo a cura di Giusy Dente