Giornalismo radiofonico: il servizio, il lancio e i sonori

Giornalismo Radiofonico

Giornalismo radiofonico: il servizio, il lancio e i sonori

Oggi parliamo del servizio radiofonico, di quali tipi di sonori si possono usare in un servizio e come.

Il servizio.

Il servizio è l'approfondimento di una notizia ritenuta particolarmente interessante e quindi arricchita di particolari, dettagli, aggiornamenti e di eventuali sonori. E' quindi più lungo di una notizia, ma in ogni caso non dura più di 60''. Se non usiamo alcun sonoro, viene detto “tale e quale”: è solitamente quello realizzato dal corrispondente o dall'inviato sul luogo dell'evento. Se raccoglie insieme una serie di notizie attinenti tra loro si chiama “pastone”. Se è sulla morte di un personaggio di cui ricordiamo vita e opere, parliamo invece di “coccodrillo”. Nelle redazioni sono già pronti “coccodrilli” di personaggi celebri anziani o malati, insomma, in procinto di “passare a miglior vita”. Può sembrare un'abitudine lugubre, ma è molto pratica: possono essere mandati in onda a pochi secondi dalla “brutta notizia”.

Il lancio del servizio.

Il lancio è una breve presentazione dell'argomento trattato nel servizio e di chi lo ha realizzato. Si può evitare di annunciarne l'autore se questi si identifica da solo a fine servizio, come spesso avviene per le corrispondenze. Come l'attacco della notizia, il lancio deve incuriosire e attirare l'attenzione dell'ascoltatore, senza ripetere le stesse parole del servizio, o quanto meno non le prime.

I sonori nel servizio.

Come per la notizia, anche nel servizio si usano spesso gli inserti vocali di cui abbiamo parlato la scorsa settimana (voce singola, vox populi, trenino di voci). Non si collocano quasi mai però alla fine, ma solitamente nel mezzo. Si parla dell'argomento scelto, si dà la parola, presentandoli, all'interlocutore o agli interlocutori di turno per 20-30'' e si torna con la propria voce a “chiudere il servizio”. Oppure si fa ascoltare l'inserto vocale all'inizio e da lì si parte con l'argomento, sempre dopo aver presentato l'interlocutore.

Il servizio costruito sul sonoro.

Può capitare che ci troviamo per le mani un “sonoro importante”, magari una frase di un personaggio noto catturata “al volo” su un tema caldo o d'attualità. Potremo allora “costruire” l'intero servizio “attorno a quella voce”, trovando qualcosa da dire, prima e dopo, che illustri la situazione: cosa è accaduto, chi è che parla, dove, perché e su quale argomento. In questo caso potremo anche cominciare dal sonoro, proprio come con un rumore: si farà ascoltare la frase e poi si inizierà dicendo: “così Tal dei Tali ha commentato la notizia secondo la quale....”

Altri tipi di sonori.

Nel servizio possiamo inserire anche dei suoni veri e propri o dei rumori, purché attinenti al tema. Se ad esempio parliamo di animali, potremo utilizzare dei versi di cani, gatti o uccelli. In questo caso il sonoro si ascolterà in apertura del servizio, come una sorta di introduzione, e magari anche in chiusura. Allo stesso modo se raccontiamo un film, potremo cominciare con un audio tratto da un trailer. Nei resoconti di guerra, ad esempio, è facile ascoltare all'inizio del servizio, e spesso per tutta la sua durata, rumori come spari ed esplosioni.

Il sottofondo.

Il servizio può anche avere un “sottofondo musicale”: è una musica o una canzone che parte prima del parlato e poi si abbassa di volume all'entrata della voce del giornalista, accompagnandola, appunto “in sottofondo”, per tutta la durata del servizio. Spesso si usa se l'argomento è un concerto, un'artista musicale, un film o un festival. Ma si può usare per qualsiasi tipo di argomento, purché ad esso attinente. Non avete mai sentito un servizio sulla dieta mediterranea che aveva per sottofondo la canzone di Fred Bongusto “Spaghetti a Detroit”? O un servizio sull'esodo estivo raccontato sulle note di “Stessa spiaggia stesso mare” di Mina? Ascoltate con attenzione la radio!

Articolo a cura di Patrizia Simonetti