Ma il vero inventore della radio fu Guglielmo Marconi?

Storia della Radio

Ma il vero inventore della radio fu Guglielmo Marconi?
Se poniamo la domanda: "Chi ha inventato la Radio?” Tutti in coro risponderemo: "Guglielmo Marconi”. Errato. L’inventore della radio non è lui. Molto più giusto affermare che il signor Marconi ha mostrato al mondo quello che altri avevano già scoperto.

Il lungo percorso del mezzo radiofonico inizia con Micheal Farraday (1792-1867) che, dopo alcune ricerche, nota come ci sia una forte interazione tra elettricità e campi magnetici e, quando nota che l’ago di una bussola cambia direzione in presenza di elettricità, afferma con certezza che l’elettricità genera i campi magnetici. Alla base dei risultati di Farraday ci sono le scoperte di H.C. Oëster, le cui ricerche sull’interazione tra campi magnetici ed elettricità lo porta a dire che nello spazio c’è un vettore che è un trasportatore di messaggi. Antonio Pacinotti, fisico italiano, sfrutta le scoperte di Farraday per inventare la dinamo. In questo modo è possibile produrre elettricità tramite energia meccanica.  J. C. Maxwell scopre a livello teorico l’esistenza delle onde elettromagnetiche, ma sarà H. R. Hertz ad individuarle a livello pratico. 
Proprio Hertz può essere considerato il genio della radio. Infatti arriva a dire che le onde elettromagnetiche sono movimenti di propagazione di elettricità e, qui risiede la novità, le MISURA.  Qui sono le scoperte. A questo punto della storia il “grosso” è stato fatto. Ora spetterà agli altri trovare, ricercare quei dispositivi capaci di catturare queste onde e trasformarle in suono. 

Augusto Righi arriva a scoprire che l’atmosfera è piena di correnti elettriche. Eduard Branly (1844-1940) inventa una tecnologia: il COHERER, un rilevatore e allo stesso tempo ricevitore di onde elettromagnetiche. Senza questa invenzione, capace di mostrare sperimentalmente l’esistenza delle onde elettromagnetiche, Marconi non sarebbe ricordato oggi.  Il primo a captare le onde a distanza attraverso il vuoto, circa 700 metri, fu Oliver Lodge. Alla fine del XIX secolo si è sicuri che si possono trasmettere messaggi attraverso l’etere attraverso l’utilizzo delle onde elettromagnetiche.

In pochi sanno che, in Brasile, nel 1893 Roberto Landell De Moura (1861-1928) arriva ad un passo dall’esperimento marconiano. Riesce, infatti, a trasmettere un impulso da una parte all’altra, ad una distanza notevole. Siamo due anni prima dell’esperimento di Marconi. Anche in Russia, Alexander Stepanovich Popov riesce a far capire che è possibile trasmettere un messaggio da un punto ad un altro, ma la sua colpa, se così si può chiamare, è stata di non averlo fatto in modo plateale come fece invece Guglielmo Marconi.

Si arriva così all’esperimento di Marconi che da' vita alla radio, o meglio la possibilità di trasmettere verso l’etere.  L’unica vera invenzione di Marconi fu la messa a terra del filo, per il resto tutto già era noto.

Gli ultimi due passi prima di raggiungere la radiodiffusione furono compiuti nel 1900 e nel 1901. Nel 1901 l’ingegnere Reginald Audrey Fessenden fu il primo a trasmettere la voce umana utilizzando un microfono telefonico. Ma l’anno precedente, nel 1900, arriva la vera invenzione che ci fa dire: "E' NATA LA RADIO”. John Fleming diede vita al DIODO, una valvola termodinamica capace di trasformare l’impulso elettrico in suono. Il Diodo sarà una componente insostituibile della radio, della televisione, dei calcolatori e di molti altri apparecchi elettronici fino all’invenzione del TRANSISTOR.

Ecco, così è nata la Radio, quel piccolissimo mezzo di comunicazione che ci piace ascoltare tutti i giorni, a tutte le ore, e che non ci stancheremo mai di amare.
Articolo di Giuseppe Opromolla