ICN Radio: la Radio Italiana a New York

Interviste

ICN Radio: la Radio Italiana a New York

Anche dall’altra parte del mondo, nella favolosa America, in una delle città più conosciute sulla faccia della Terra, esiste una radio che parla italiano e che, il prossimo 29 Aprile, festeggerà i suoi primi 30 anni. Preso dalla voglia di conoscere questa realtà, mi sono messo in contatto con loro, per cercare di capire come si “vive” l’universo radiofonico nella Grande Mela, intervistando Massimo Bongrazio, Production Manager di ICN Radio.

Massimo, la prima cosa che vorremmo sapere è quando nacque ICN Radio?
ICN Radio (che sta per Italian Communication Network) è nata trent’anni fa, il 29 Aprile. Quest’anno tra l’altro, in occasione dell’anniversario della nascita, faremo una grande festa. La radio inizialmente era di proprietà di Sal Palmeri, un deejay della comunità italo-americana di NewYork, che decise di fondarla. Nel 2006 il gruppo editoriale “Oggi”, che pubblica il giornale “AmericaOggi” (unico quotidiano italiano stampato negli Stati Uniti), ha acquistato da Sal Palmeri la radio.

A chi si rivolge questa emittente?
La radio (e il giornale) si rivolge alla comunità italiana degli Stati Uniti, in particolare quella presente a New York, nel New Jersey e nel Connecticut. I programmi sono completamente initaliano e la musica trasmessa è al 90% italiana.

Voi trasmettete in streaming o avete anche delle frequenze?
Trasmettiamo in streaming ma abbiamo anche una frequenza, o meglio, una sorta di “sotto frequenza”. Considerate che molte radio cosiddette “etniche” utilizzano queste sotto frequenze perché costano di meno e sono disponibili (a differenza delle altre che costano milioni di dollari).

A proposito di streaming, in Italia le web radio stanno letteralmente spopolando. Quale èla situazione in America? Pensi che il futuro della radio sia quello di trasmettere tramite Internet?
Considerate che, generalmente, quello che succede in America arriva in Italia dopo 5, 10 anni. Attualmente, con la globalizzazione, questo “ritardo” va diminuendo, ma comunque esiste. Questo per dire che il fenomeno delle web radio negli Stati Uniti esiste già da molti anni. Ormai credo che via via si andrà sempre più verso un tipo di radio “via internet”, anche perché il vantaggio di questo sistema è che consente l’ascolto in qualsiasi momento ed in qualsiasi luogo. Mentre con le onde radio ci possono essere delle interferenze, tramite Internet non ci sono problemi di ricezione del segnale e la radio può essere ascoltata sempre con la stessa qualità. Credo inoltre che il web renda possibile un processo di “democratizzazione” permettendo anche di andare contro i monopoli o gli oligopoli (che comunque continueranno ad esistere) che si creano nel mondo della comunicazione. Anche a livello di costi i vantaggi sono tantissimi. Se una sotto frequenza può costare, indicativamente, 10.000 dollari al mese, utilizzare un server per trasmettere ne costa 50.

Tornando alla questione degli ascoltatori, dai dati emerge che il 60% di loro sono italiani,ma c’è anche un buon 27% di americani. Questi ultimi, a tuo avviso, per quale motivo vi ascoltano?
La maggior parte degli americani che ci ascolta, lo fa perché spesso ha dei legami di parentela con l’Italia (per esempio i genitori sono italiani), oppure ha sposato un italiano. In qualche modo c’èsempre una “radice italiana”: o sei nato in Italia, o sei nato in America ma hai dei genitori italiani…

Qual è il tipo di programmi che mandate in onda?
L’elemento di fondo è la presenza di musica italiana. La linea della radio è quella di offrire fondamentalmente due cose. Fornire intrattenimento attraverso musica e programmi prodotti da noi o da produttori indipendenti (persone che affittano spazi sulla nostra radio per fare il loro programma) da un lato, dall’altro dare spazio anche alla comunità italo-americana presente qui a New York, promuovendo eventi, artisti locali, ecc.

Se dovessi indicativamente dare una percentuale, che rapporto c’è tra musica e parlato neivostri programmi?
Sulle 24 ore possiamo dire che intorno al 60% è musica, il restante 40% è parlato. Tendiamo ad accontentare un po’ tutti, facendo programmi musicali oppure più aperti al dibattito (come “Tribuna polemica”, che parla di cronaca o politica; “Bar sport”, che parla di calcio italiano). Abbiamo il notiziario, che produciamo noi, ma anche una programmazione integrata con quella della Rai.Diciamo che sulle 24 ore il 70% è di nostra produzione, il restante 30% è di produzione Rai.

Quali sono le fasce di età che maggiormente ascoltano la vostra radio?
Ti posso dire che la maggior parte delle persone che ci ascolta è tra i 40 e i 50 anni. Questo è legato al fatto che negli anni ’70 c’è stata una seconda “ondata” di immigrati provenienti dall’Italia,arrivati a 18-20 anni a New York che è comunque rimasta legata al Paese d’origine. Tenete conto che oggi la situazione è diversa. Gli italiani che arrivano qui possono venire per fare un master oper altri motivi, la famosa “valigia di cartone” non esiste più. Ma le persone arrivate negli anni ’70,con la crisi petrolifera, vivono un rapporto di odio/amore verso il nostro Paese. Odio perché sono stati costretti ad emigrare, trovando lavoro qui, ma amore verso quelle che sono le loro radici.Queste persone spesso preferiscono ascoltare noi, per esempio, rispetto a programmi prodotti in Italia, perché ICN Radio è stata fatta da loro qui, in America.

Nello staff della radio siete tutti italiani?
Tranne un ragazzo che sta “dietro le quinte” occupandosi della parte tecnica e un paio di persone che si occupano dell’amministrazione, gli speaker sono tutti italiani.

In Italia sembra tornata un po’ in auge la radio rispetto alla televisione, forse anche per la scarsa qualità di molti programmi televisivi. In America come è la situazione?
Dati non ne ho. L’impressione è che qui la televisione vada alla grande e la faccia da padrona. La radio viene ascoltata spesso durante gli spostamenti in macchina o coi mezzi pubblici. L’offerta televisiva è ottima, di altissimo livello, anche perché la situazione che state vivendo ora con l’avvento del Digitale Terrestre qui c’è stata molti anni fa. Pur potendo trovare programmi televisivi di scarso livello, nella maggior parte dei casi la scelta è molto ampia e di qualità. La televisione fa parte della cultura popolare americana. Mettendo tv e radio su una bilancia noteremmo che negli Stati Uniti la prima ha un notevole peso rispetto alla seconda, in Italia invece la bilancia penderebbe ancora dalla parte della televisione, ma non in maniera così accentuata.

In Italia esiste il mito dell’America come luogo dove a chiunque viene data una possibilità.E’ ancora così?
Il tema dell’ “American Dream” è molto forte in questo periodo di campagna elettorale, anche se il “sogno americano” è in crisi. Detto questo, volendo fare un paragone con l’Italia nel bene e nel male in campo lavorativo, possiamo dire che qui ci sono meno “reti di salvataggio, ma il mercato è molto più aperto e molto più meritocratico.


Oltre a ringraziare Massimo per la sua disponibilità, mi piacerebbe chiedervi un parere in merito a quanto ci ha raccontato, ma vorrei anche sapere se conoscete altre realtà, altre radio italiane che trasmettono nel mondo che ci volete segnalare, così da poterle contattare per scoprire la realtà di chi fa questo splendido lavoro all’estero.

Articolo a cura di Mattia Savioni