Le interviste radiofoniche: gli errori da non commettere

Curiosità Radiofoniche

Le interviste radiofoniche: gli errori da non commettere

Qualche giorno fa ero in macchina e come di consuetudine mi sono messo a fare “zapping” tra le varie stazioni radiofoniche. Ad un tratto ho sentito uno speaker disannunciare una canzone di un’importante artista italiana (che in quel momento era in studio) facendo una battuta di assoluta mediocrità su una strofa della canzone stessa.

L’artista con grande eleganza (o forse timidezza) non ha detto nulla in merito, ma è facile immaginare che, trattandosi di una sua canzone e quindi di una sua opera, non sia stata molto felice.

Ed è proprio questo che mi sono domandato. Spesso parliamo delle difficoltà che uno speaker radiofonico può avere nell’intervistare degli artisti che possono risultare poco disponibili, arroganti e anche “montati”.

Non si parla mai però del contrario: come può sentirsi un cantante, per esempio, ospitato in un programma radiofonico per parlare di un suo lavoro, che invece è costretto a dover fare tutt’altro o a sentire battute e commenti infantili (anche detti con simpatia e non in maniera arrogante) nei suo confronti? Premetto che non voglio parlare dei programmi di satira o comicità che, per definizione, vengono concepiti in questo modo.

Certo, qualcuno potrebbe dire che “fa parte del mestiere” di un artista mettere in preventivo la possibilità che tra le innumerevoli interviste ci possano essere quelle più noiose, meno interessanti, a volte irritanti e tutto ciò è innegabile.

Quello che mi chiedo è se però non dovrebbe esserci un limite oltre il quale un bravo speaker dovrebbe fermarsi per rispetto della persona che ha di fronte a se, sia essa più o meno importante.

Bene, la mia risposta è naturalmente affermativa. Credo che soprattutto nelle radio locali (ma in forma diversa anche nei grandi network), ci sia spesso la tendenza a “lavorare sulla quantità” delle interviste che vengono realizzate, allo scopo di farsi conoscere. Questo fa sì che spesso indistintamente gli artisti vengano assegnati ai vari programmi, senza valutare le effettive capacità e competenze di colui al quale viene affidata l’intervista.

A mio avviso non dovrebbe essere così. Per realizzarla ci vogliono tempo, preparazione, capacità dialettica, bravura e questa è una caratteristica che non tutti gli speaker hanno.

Quello che voglio dire è che ci sono dei conduttori radiofonici bravissimi che però non sanno gestire un’intervista nel migliore dei modi e viceversa. Sarebbe bene fare attenzione prima di decidere di fare un’intervista ad un artista, valutando in maniera oggettiva le proprie capacità, l’affinità che potrebbe esserci tra intervistatore e intervistato e la conoscenza dei temi trattati.

Sembrano banalità, ma troppo spesso vengono ignorate col risultato che la radio rischia, in queste occasioni, di non riuscire a svolgere più quel ruolo che la differenzia dal mezzo televisivo. Non trovate?

Articolo a cura di Mattia Savioni