Lavorare in Radio: per Notorietà o per Passione?

Curiosità Radiofoniche

Lavorare in Radio: per Notorietà o per Passione?

Lavorare in radio, come in televisione, ha un aspetto di cui bisogna tenere conto: se si arriva in un'emittente importante, si diventa riconoscibili a tutti e quindi di colpo arriva la notorietà. Lo dico perché tante persone, per timidezza o riservatezza, potrebbero trovare difficoltà a dover interagire improvvisamente con un pubblico vasto e a sapere di poter essere riconosciuti (con tutte le conseguenze del caso: foto, autografi, critiche,  ecc) mentre camminano per la strada.

Però ad un certo punto bisogna metterlo in conto se dovesse capitare l'occasione della vita. Ma non è questo il punto. Con l'arrivo della notorietà c'è sicuramente la soddisfazione di aver realizzato un sogno ma dall'altro lato ci sono invidie, persone che si ripresentano dopo essere scomparse per anni, messaggi di ogni tipo ma soprattutto accuse di essersi montati la testa, di essere cambiati e così via. Purtroppo è inevitabile.

Se parliamo di lavoro e non di passione, è ovvio, come in ogni altra occupazione, che è necessario percepire uno stipendio che permetta allo speaker di vivere e pagare tutte le spese del caso, quindi significa anche arrivare ad un certo livello di professionalità e in un certo tipo di radio. Quello che mi chiedo è: tutti gli speaker che riescono a mantenersi con questo lavoro, lo fanno per avere notorietà e riconoscibilità, per guadagnare soldi lavorando poche ore o perché effettivamente amano la radio ed è su quello che basano la propria vita?

Mi spiego meglio: è sotto gli occhi di tutti il fatto che quando sentiamo la notizia di un personaggio che è entrato in un'emittente importante pensiamo "ora è diventato famoso", ma perché invece non proviamo a pensare se il personaggio in questione è arrivato dove è arrivato per aver lavorato e studiato per anni, quindi grazie a gavetta, sacrificio e impegno?

Ci sono naturalmente casi che smentiscono questa tesi, perché diventare famoso fa gola a molti e, per questo tipo di persone, farcela significa poter essere notati da tanti e soprattutto provare la sensazione di essere riconosciuti dagli altri. Ma c'è un altro nutrito numero di professionisti (e spero che siano la maggior parte), che intendono il "farcela" come l'essere riusciti a trasformare una passione in un lavoro e poter anche vivere di quello guadagnando ciò che serve per il proprio sostentamento o della propria famiglia.

Dico questo perché forse al giorno d'oggi si abusa un po’ troppo della parola "famoso", facendo rientrare in questo gruppo, anche tutti quelli che magari hanno sudato e faticato per anni fino a raggiungere questo risultato, fregandosene della notorietà che automaticamente arriva e festeggiando invece la riuscita di aver conciliato lavoro, guadagno e passione.

Quello che mi chiedo, e vi chiedo, è: credete anche voi che esistano persone che lavorano e pensano "per la radio" e invece altri che lo fanno "per la notorietà"? Come si può far capire che non è detto che arrivare in una radio importante significhi per forza essere diventati famosi, ma può semplicemente significare essere riusciti a mantenersi lavorando in radio?

Personalmente, credo ci sia una bella differenza tra questi due tipi di persone e penso anche che sia ingrato nei confronti delle seconde, considerarle solo per la notorietà raggiunta e non per le qualità che possiedono. Voi che ne dite?

Articolo a cura di Nicola Zaltieri