Lavorare in Radio: la Precarieta' dei Contratti degli Speaker

Curiosità Radiofoniche

Lavorare in Radio: la Precarieta' dei Contratti degli Speaker

A cosa rinunceresti per il lavoro in radio? Sembra una domanda un po’ inusuale per un articolo che deve parlare di radio ma in realtà non è così. Bisogna farci i conti, se hai il sogno di lavorare in radio cosa sei disposto a fare per raggiungerlo? In questo caso non si parla però di sacrificio, studio, impegno, costanza, determinazione (anche se sono componenti che non dovrebbero mai mancare), si parla di un concetto un po’ più ampio.

Non si tratta nemmeno di ricatti morali, credo che ormai sappiamo come la radio porti con sé alcune caratteristiche e alcuni dettagli lavorativi che non si possono escludere: nonostante siano nate web radio a dismisura, le radio che permettono di lavorare e guadagnare il necessario per vivere sono poche, si può allargare il palinsesto quanto si vuole, ma i posti come speaker sono limitati e tutti coperti, bisogna avere tanta tanta pazienza per sperare di firmare un contratto importante e non è detto che ci si riesca.

La radio non ha pensione intesa come la conosciamo abitualmente, finché voce, orecchio e cervello funzionano si può continuare a trasmettere. I posti sono pochi e la fila per conquistarli lunghissima. La radio è precaria, i contratti sono spesso di un anno e si rinnovano a fine stagione, se questo non accade bisogna cercare altro e come detto sopra, è difficile che ci siano spazio e possibilità. Non ci sono ferie stabili, si può andare in onda a orari impossibili, si può lavorare un anno e rimanere fermi per quattro o cinque. Una serie infinita di ostacoli che sembrano indurre tutti i sognatori a desistere, ma questo non è il nostro caso giusto?

Questa domanda mi è stata fatta direttamente chiacchierando con un amico speaker, "a cosa saresti disposto a rinunciare per lavorare in radio?". La mia risposta è stata secca e decisa, ripensando e riprendendo una frase che nel mondo politico ha destato grande scalpore qualche mese fa. Non so come mai mi siano uscite proprio queste parole, ma ho detto che sarei disposto a rinunciare al posto fisso, alla sicurezza e alla routine. La radio non ti da tutto questo.

Però sono convinto che sia molto più gratificante aver realizzato il sogno di una vita, aver raggiunto un obiettivo importante e fare un lavoro che piace, piuttosto che arrendersi alla prima difficoltà o all'evidenza degli ostacoli che vi ho presentato prima. Questo almeno è il mio pensiero. Quando c'è una grande passione e il vero amore per la radio si è disposti a faticare, ad aspettare, a rinnovarsi continuamente e quotidianamente, a cadere e rialzarsi quando le cose non vanno bene, fa tutto parte del gioco. Ho sempre ritenuto che fare radio sia quasi uno stile di vita, non ci si improvvisa mai radiofonici, lo si è e difficilmente lo si diventa.

Ci si può perfezionare e certo bisogna sempre migliorarsi, è fondamentale, ma quello spirito che fa superare tutte le problematiche citate sopra e il vero "x-factor" per questo lavoro appartiene a poche persone. Allora rigiro la domanda, se anche voi appartenete alla categoria degli incalliti sognatori e non vedete altro che cuffie, microfono e musica nella vostra giornata: a cosa sareste disposti a rinunciare per lavorare in radio?

Articolo a cura di Nicola Zaltieri
Foto: Opiemme