Linus e i suoi primi 30 anni di Radio e Deejay

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Linus e i suoi primi 30 anni di Radio e Deejay

Ormai si avvicina a 20 (un altro traguardo) il numero di anni in cui Linus è stato “al timone” di radio Deejay, uno dei network più amati e conosciuti in Italia. Qualche giorno fa, il direttore artistico dell’emittente ha concesso un’interessante intervista al quotidiano La Repubblica raccontandosi.

Il vero motivo per festeggiare in realtà sono i suoi primi 30 anni di radio. Una carriera fatta di tanti successi e soddisfazioni, ma al contempo con ancora tanti traguardi da inseguire (e non sarebbe potuto essere altrimenti, data la sua grande passione per la corsa e la maratona).

Al di là del ruolo certamente importante che riveste, mi ha colpito molto leggere le sue parole, soprattutto perché mi sono reso conto, ancora una volta, che la radio è un mezzo di comunicazione molto “democratico” per chi la ama e la fa.

Molte persone che leggono probabilmente trasmettono, come me, in un’emittente non certo di primo piano in Italia. Eppure è bello scoprire che in fondo in fondo, come accade in molti campi,  anche quelli che consideriamo dei miti sono tali e quali a noi.

Alzi la mano chi di voi, per esempio, non fa parte di quella categoria di speaker che ha visto nascere quasi “per caso” la sua passione per la radio e adesso sogna che possa diventare un vero e proprio mestiere.

Ed anche Pasquale di Molfetta, in arte Linus afferma: “Per una serie di coincidenze mi sono trovato a fare la radio, pensavo fosse un passatempo con una data di scadenza”. Mi hanno colpito le sue parole quando parla di cosa lascia la radio a chi la fa, perché credo che molti di noi la possano pensare allo stesso modo. “Cosa le dà la radio?

"Il rapporto con gli ascoltatori,[…] le due ore della diretta sono uno spazio imprescindibile. Ho trovato molto “divertente” la parte in cui racconta degli ospiti che ha avuto modo di intervistare nella sua carriera, perché puoi essere un vero professionista, ma l’imprevisto o la persona che ti “spiazza” (in positivo o in negativo) durante la diretta la si può sempre trovare: "Sting è un personaggio che ci tiene a mantenere una certa distanza. Faceva questa roba ridicola: durante la messa in onda dei brani leggeva gli articoli in italiano su di lui sparsi sulla scrivania. Dopo di che, a microfono aperto, faceva finta di non capire la lingua".

Interessante anche il punto dell’intervista in cui si parla della “coppia radiofonica” di Deejay Chiama Italia (condotto dallo stesso Linus insieme a Nicola Savino), perché moltissimi speaker che conducono un programma con un altro collega sanno quanto possa essere importante averlo con se, soprattutto per quella sintonia che spesso si crea e che permette di colmare ciascuno i “punti deboli” dell’altro.

Infine mi sono trovato completamente d’accordo con le sue parole in merito alla figura del deejay:Rivendico un ruolo che si sta perdendo: al centro del programma metto le parole, è più importante quello che dico di quello che suono. Ma ci tengo alla musica".

Insomma, per Linus “il deejay” non è un personaggio vuoto ma anzi è un soggetto in grado di cogliere per primo le mode e che deve avere sempre qualcosa di interessante da dire, perché i brani musicali trasmessi sono importanti, ma le parole di chi parla al microfono lo sono ancora di più.

Questo è il “marchio di fabbrica di Deejay” e voi, cosa ne pensate?

 

Articolo a cura di Mattia Savioni