Il Manifesto della Radio: il segreto per un'efficace Comunicazione Radiofonica

Storia della Radio

Il Manifesto della Radio: il segreto per un'efficace Comunicazione Radiofonica

Chi l’avrebbe detto che esiste un Manifesto della Radio. Ebbene si, e risale al 1931, anno in cui Enzo Ferrieri decise di pubblicarlo nella rivista “Il Convegno” da lui fondata nel 1920.
Egli espose il suo pensiero, dividendo l’articolo in varie parti in cui affrontare quello che è giusto dire in radio e quindi anche lo stile, il teatro per la radio, la musica da trasmettere e il gr.

Dovendo fare un breve riassunto, il Manifesto di Enzo Ferrieri dice che :

La Radio deve diffondere le voci più belle e più “radiogeniche”. Affinché questo sia possibile ci devono essere delle scuole di formazione.

Lo stile adatto a questo mezzo di comunicazione è rapido, vivo, senza pause, incalzante. Il tono del lettore di notizie è differente da quello dell’annunciatore pubblicitario. Il lettore di notizie deve dare tranquillità e certezza all’ascoltatore, mentre l’annunciatore pubblicitario deve avere una voce dalle mille sfumature ed essere anche ironico. E poi c’è l’annunciatore sportivo che, invece, deve essere preciso, rapido e non fare troppi commenti.

La Radio è il giornale della notizia immediata e deve fornire una descrizione istantanea.

Per Radio devono parlare inviati disseminati per tutte le metropoli. E’ importante ricordare che le conversazioni (non più di dieci minuti) devono essere divertenti, e per esserlo devono fondarsi sul nuovo.

La Radio deve avere un ruolo divulgativo ed educativo attraverso la trasmissione di grandi opere drammatiche concepite per lei.

La musica che verrà trasmessa sarà concepita in base allo specifico programma.

La Radio è la prima ambasciatrice di ogni paese e quindi dovrà trasmettere tutti i valori che fanno parte dell’Italia come il bel canto, la voce delle annunciatrici e dei corrispondenti.

Un Manifesto che apparentemente potrebbe sembrare lontano da quello che è la radio oggi, perchè usa termini come “lettore” e “annunciatrice”, oppure parla di “valori patriottici” che questo mezzo dovrebbe trasmettere, ma in realtà se lo si legge con attenzione raccoglie quelli che sono le regole base del fare radio ancora adesso: sinteticità, giusta ironia e tempestività delle notizie.

Forse si è perso il ruolo della radio come mezzo di diffusione culturale, o semplicemente questo aspetto ha assunto connotazioni diverse. Se pensiamo che proprio due giorni fa, 11 marzo, è tornato su Radio Deejay il Radiodramma di Dee Giallo con Carlo Lucarelli, in fondo anche la radio di oggi propone dei contenuti che vanno anche al di là dell’intrattenimento.

Oppure Rai Radio3 che da sempre si dedica alla diffusione della cultura e della letteratura. Un altro punto che colpisce è quello relativo alle scuole per imparare a stare davanti al microfono, segno evidente che già dal 1931 per lavorare in radio era richiesta la professionalità e non l’improvvisazione.

Secondo voi queste regole sono ancora valide per chi vuole fare radio nel 2012?

Articolo a cura di Ilaria Frosi