Radio Italia: Radiospeaker.it intervista Mauro Marino

Interviste

Radio Italia: Radiospeaker.it intervista Mauro Marino

Le audience radiofoniche disertano, è un dato di fatto. La perdita massiccia degli ascolti dovrebbe incitare ad un repentino cambio di mentalità e far riflettere tutti i professionisti del settore: editori, direttori, conduttori. Bisogna che qualcosa cambi a stretto giro, perché chiedere tempo se non c’è tempo?

La radio in un secolo di storia ha consegnato alla società eccellenze di rara genialità, è per questo motivo che continuiamo il nostro viaggio attraverso le più significative personalità del mezzo. Dal momento che il mezzo di Marconi non è automatismi, staticità, stantio, meglio tenere bene centrato il focus su quello che la radio è! Fucina di talenti, palestra per personaggi mediatici, medium ibrido e per questo creativo.

Ne sa qualcosa Mauro Marino, arrivato al successo professionale negli anni ’90, dopo anni di gavetta e studio. La radio la impari se la fai, ma anche se sai rubare dagli altri. Mauro Marino dichiara nell’intervista concessa a Radiospeaker di aver imparato dopo anni di gavetta “studiando comunicazione e dizione, ascoltando un po' tutti”.

E’ con la radio che le eccellenze mediatiche imparano che niente è dovuto, che bisogna saper stare in empatia col pubblico, creare quella complicità che basta a tenere le platee d’ascolto legate a sé. La regola vale sia che si lavori per le radio locali sia per le nazionali. Certo, ogni emittente dispone di determinate caratteristiche. Delle radio in cui Mauro ha lavorato quella di Suraci, RTL 102,5, è l’emittente che ricorda con maggiore affetto: “Tutte mi hanno dato qualcosa ma il primo amore, come si dice, non si scorda mai. Era RTL, gli studi si trovavano ad Arcene (BG), sopra la discoteca Capriccio. L'editore, Lorenzo Suraci, molto spesso ci portava a cena, ci raccontava le sue idee e si parlava ovviamente di radio”.

Il noto dj radiotelevisivo arriva al successo durante i primi anni ’90, in concomitanza con l’exploit politico economico. La sua è stata una carriera tutta in ascesa. Mauro vanta esperienze televisive importanti e addirittura un singolo “Radio Cipolla” venduto 25.000 volte, ma l’attività di speaker è sempre stata il cuore portante della sua carriera. “La radio è sempre la radio”, dice a proposito del confronto con le altre esperienze accumulate altrove.

Dunque, nonostante il moltiplicarsi dei media digitali e il mutare delle tecnologie, la radio conserva una certa centralità, per questa ragione “continuerà sempre a mantenere la propria identità”, dice Marino. “Gli altri media se usati bene potrebbero servire alla promozione ed alla divulgazione della radio”, aggiunge il conduttore. Rispetto al sistema lavorativo anche le radio soffrono la crisi economica, è complicato cercare l’affermazione professionale ora. Il consiglio di una delle voci di punta di Radio Italia è di “abbassare la testa, prima o poi se una persona vale avrà la giusta ricompensa”, ma anche lavorare per la radio solo se la si “ama realmente, non per ottenere popolarità”.

Nell’insieme il mezzo conserva il fascino dell’immediatezza comunicativa con i pubblici, il privilegio di aver dato i natali ad artisti del calibro di Renzo Arbore, e quello di mantenere un’identità ben precisa rispetto agli altri mezzi di comunicazione.

Il momento è quello che è, prima o poi adda passà ‘a nuttata!

 

Articolo a cura di Annalisa Colavito