Perché la Radio? Forse meglio: Perché “questa" Radio?

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Perché la Radio? Forse meglio: Perché “questa" Radio?

Sono partito ieri mattina da Roma verso Milano per partecipare al Workshop “Perché la Radio?”. La mia speranza era quella di imparare qualcosa di nuovo, di tornare a casa pieno di speranze e di idee, di trovare nuova grinta e nuova energia per proseguire lungo questo cammino, non facile e sempre in salita. Purtroppo mi ritrovo sul treno di ritorno verso Roma con una contro-domanda: “Perché questa radio?”. Nella seconda parte di questo articolo capirete i motivi di questa mia contro-domanda.

Condivido con voi gli appunti presi durante le 4 ore di workshop, tanto per ripercorrere alcune fasi salienti del Workshop, come noterete non sono tanti.

Giovanni Simonelli (professore di storia radio e tv a La Cattolica di Milano)

1 La radio rappresenta la modernità e l’inizio del 900. La radio rappresenta lo sviluppo delle forme moderne di comunicazione. Nasce contemporaneamente al cinema.

2. Senza la radio non esisterebbe la televisione.  Anche i formati televisivi nascono dai formati radiofonici. Tutto il calcio minuto per minuto è un formato nato in radio. L’espressione “linea allo studio” nasce da Tutto il calcio minuto per minuto.

3. La radio ha ispirato bellissimi film.

Tiziano Bonini (Ricercatore di Sociologia dei Media). Ha girato un docufilm sulle radio alternative (comunitarie, underground, pirata).  In particolar modo su ACIK RADYO, radio di Instambul in cui gli ascoltatori sono uniti dal dissenso verso il governo. La radio connette le persone e le trasforma.

Claudio Astorri cita una frase che condivido particolarmente: “Con il microfono si fanno le rivoluzioni”. Dovremmo ricordarlo a certi Editori.

Sergio Valzania (vice-direttore di Radio Rai). La radio è il media più sexy, più della fotografia ed è il mezzo più immediato. La televisione è un padrone, a volte anche cattivo. La radio è un amico. La vera ragione per cui esiste la radio è perché gli uomini hanno le orecchie.

Carlo Momigiano (Chief Marketing Officer, Finelco). La radio è l’integratore ideale. In italia il 34% dei possessori di smartphone ascolta la radio, più della media europea. Peccato non aver approfondito nei dettagli i grafici e i dati presentati (forse in modo troppo frettoloso). A mio avviso è stato questo il primo intervento realmente interessante.

Purtroppo dalla seconda parte del workshop ho smesso di prendere appunti, ma possiamo riassumerla in poche frasi fondamentali.

Il tutto comincia con l’intervento di Federico l’Olandese Volante, che dopo un breve preambolo sferra un colpo secco verso la sua stessa radio e dice: “R101, con tanti ragazzi giovani ma con poca personalità sta diventando una radio mediocre”. Boom! Capita molto raramente di sentire uno speaker criticare pubblicamente le scelte della propria Radio. Finalmente una novità, finalmente qualcuno comincia a mettere in discussione qualcosa o perlomeno a dire la sua in modo “critico” nei confronti della radio, la stessa radio in cui lavora, finalmente può  cominciare la discussione.

Ma non è andata così.

Ci ha pensato Luca De Gennaro (MTV, Radio Capital, Docente di Comunicazione Musicale alla Cattolica di Milano) a distruggere il futuro della radio, dopo aver raccontato i fasti dei vecchi tempi e il modo in cui ha radunato i suoi ascoltatori per andare al concerto di Patti Smith, pronuncia queste parole:”Abbiamo perso i giovani ascoltatori, pazienza non li recuperemo più”.

Pazienza non li recupereremo più? Ho sentito bene? PAZIENZA NON LI RECUPEREREMO PIU’?! Equivale a dire “la radio è destinata a morire entro 40 anni!. Bene, cambio mestiere.

Finalmente la parola va al primo under 40 del convivio: Dario Spada, conduttore di 105. Prova a dire la sua e lo fa con un certo coraggio visto che si trova di fronte al suo stesso direttore, Angelo Colciago De Robertis.

Lamenta il fatto che i conduttori, gli speaker o come preferite chiamarli i dj radiofonici di oggi, non possano più proporre qualcosa di nuovo ai propri ascoltatori, “istruirli” dal punto di vista musicale, ma siano blindati tra quei 40 dischi che passano tutte le radio. Un barlume di speranza si riaccende, una scintilla, forse sta per succedere qualcosa, forse qualcuno sta riuscendo a mettere in discussione il modo di fare radio in cui ci siamo impelagati? Niente da fare.

Anche questa volta la discussione viene subito messa a tacere da De Gennaro che controbatte dicendo che “non è vero che la radio non propone più musica nuova”, talenti come “Ed Sheeran, Ariana Grande e compagnia bella sono alcune delle grandi scoperte della radio di oggi”. Non c’è proprio nulla da fare, parlano due lingue diverse, ci troviamo di fronte a due generazioni diverse.

Ed è qui che mi nasce un dubbio: vuoi vedere che i vecchi professionisti, che al tempo hanno avuto modo di esprimere tutta la propria personalità, la propria libertà d’espressione e hanno proposto novità e nuovi dischi ai propri ascoltatori, coloro che la radio l’hanno creata ed inventata, adesso vogliano mantenere questo privilegio e relegarlo ad un passato che non vogliono far tornare? Naaaa…sono io che sono troppo cattivo.

Fatto sta che a questo punto del workshop ho sperato di risollevare il mio morale con Linus. Peccato non è andata così. Anche in questo caso ho dovuto subire un brutto colpo al cuore quando ho sentito pronunciare da "Mister Radiofonia" in persona questa frase: ”Non esistono più le radio di mezzo, oggi ci sono solo le piccolissime radio e i network”.

Ma, con tutto il rispetto e la stima che provo nei tuoi confronti, Linus in quale paese vivi? Radio Globo (dove lavoro), Dimensione Suono Roma (dove ho lavorato), Radio Norba, Radio Subasio, Radio Number One, Radio Bruno, Radio Babboleo, Radio Delta Uno, Radio Studio 5, Radio Blu, Radio Marte, Radio Selene, Radio Reporter, Radio Sportiva, sono solo alcune delle più conosciute radio “di mezzo”, anche se questo termine mi sembra fin troppo dispregiativo visto e considerato che dentro queste radio lavorano professionisti con “due palle così” che avrebbero da insegnare molto anche ai migliori conduttori di “serie A” che da troppo tempo hanno monopolizzato il microfono e le poltrone dei Network.

Ora capisco perchè molti direttori di network nazionali si lamentano del fatto che non trovano più conduttori validi e nuovi talenti: non ascoltano le radio di mezzo perchè non ne conoscono l'esistenza!

Il mio morale ormai è a terra, ho un senso di rassegnazione. La radio non avrà più nuovi ascoltatori ("E chi se ne frega! Pazienza! direbbe De Gennaro), i nuovi speaker non hanno personalità ("E fanno una radio mediocre" direbbe L’Olandese Volante) e...non esistono più le radio di mezzo. Bah!

E adesso, mentre scrivo questo articolo, mi trovo nel treno fermo alla stazione di Bologna, ascolto "Radio Ethiopia" di Patti Smith su Youtube (un brano del '76 che dura 10 minuti e che in Radio non potrò mai mandare) e la domanda che mi ritorna in mente non è più “Perché la radio” ma “Perché questa radio?”.

Articolo a cura di Giorgio d’Eccelesia
Responsabile Radiospeaker.it