Platinette: Cuffie d'Oro alla carriera 2014

Interviste

Platinette: Cuffie d'Oro alla carriera 2014

«Dedico questo premio a tutte le persone che come me hanno lottato contro tanti pregiudizi, ma che con grande forza di volontà sono riusciti ad andare avanti, inseguendo i propri sogni e le proprie passioni». Commenta così Platinette, all'anagrafe Maurizio Coruzzi, il Carrer Celebrity Award-Premio Tisanoreica, le Cuffie d'Oro alla carriera che riceverà durante la serata-show del 20 settembre al Politeama Rossetti, uno dei primi riconoscimenti assegnati nell'edizione 2014 dei Radio Awards.

Dopo il titolo di One Voice nel 2013, quest'anno le Cuffie che celebrano una vita di radio, come hai accolto la notizia del premio?

«Davanti ad un premio alla carriera è inevitabile fermarsi un attimo a pensare, a considerare che si è già lavorato parecchio, ci si sente un po' vecchi, verso la fine di un lungo percorso. Il prossimo anno festeggerò ben 40 anni di radio. Voglia di smettere? Ancora no! In realtà questo premio mi ha fatto subito un gran piacere, significa che hai dato tanto, è una conferma che hai fatto il tuo lavoro bene, con tutte le difficoltà che ci sono state nel mio caso, con il mio modo di essere. E' stato difficile affermarsi, ho messo in campo parecchia tenacia e parecchia fatica, considerando tutti i pregiudizi spesso stupidi con i quali ho dovuto fare i conti. Mi ha spinto una grande forza di volontà, perchè la radio è stata ed è una grande passione. Per questo voglio dedicare le Cuffie d'Oro a chi si trova ad affrontare ostacoli come quelli che ho incontrato io, affinchè creda nelle proprie potenzialità e non si faccia in alcun modo condizionare».
Come ricordi i tuoi inizi alla radio?

«Un periodo stupendo, ho avuto la fortuna di cominciare in una radio privata, la prima, nella mia città, Parma, nel 1975, dove tutti l'ascoltavano. A febbraio di quell'anno mi sono presentato alla loro sede, con la mia chitarra, come cantautore, da lì ho iniziato per tre anni un'esperienza meravigliosa, una vera palestra per questa professione, una scuola unica che mi ha regalato grandi soddisfazioni, lì si imparava qualsiasi cosa, dalla regia alle dirette, sapevo anche aggiustare le attrezzature, insomma nelle prime radio si faceva un po' tutto, con grande entusiasmo. Adesso esistono corsi, lezioni e addirittura un talent show per dj, ma sono convinta che la miglior formazione è il lavoro sul campo».
Dopo tanti anni nelle radio private quando è arrivata la svolta?

«Prima di approdare a Radio Deejay nel 1999 ho lavorato per un grande network, che aveva ascolti pazzeschi, un successo incredibile, ma allo stesso tempo fulminante. E' stato proprio lì che sono stato notato da Fargetta, poi sono arrivate anche le ospitate al Maurizio Costanzo show, ero stato invitato perché incuriosiva questa mia particolarità, una persona che simulava un'altra persona. Da lì è cambiato molto, ho raggiunto la popolarità, anche televisiva, ma non si mi sono allontanato dalla radio. E' sempre stato un punto fermo. Per vent'anni ho condotto uno show mattutino, amo aprire la giornata, adoro essere il primo ad accogliere gli ascoltatori. E lo faccio ancora con lo stesso brio. Cos'è cambiato dallo show che facevo un tempo? Adesso preferisco usare una formula precisa, un'alternanza di intrattenimento e informazione, un mix di divertimento e notizie, che credo sia la chiave vincente della trasmissione».
Prima la tv, poi internet, ora il massiccio uso dei social network, ma la radio non tramonta. Qual è il motivo del suo successo?

«Credo l'immediatezza. Il collegamento diretto con la gente, la possibilità di interazione continua».
Lo scorso anno a Trieste, hai ricevuto le Cuffie d'Oro presentando sul palco un medley dedicato a Luttazzi ed Endrigo, quest'anno...
«Sarà una sorpresa, posso dire solo che ci sarà uno show live, con un gruppo di musiciste, tutte donne. Non svelo di più, il resto lo vedrete al Rossetti».
Micol Brusaferro
Resp. Uff. Stampa Cuffie d'Oro