Platinette da Radio Deejay si racconta a Radiospeaker.it

Interviste

Platinette da Radio Deejay si racconta a Radiospeaker.it

E' in onda su Radio Deejay con “Platinissima”, dal lunedì al venerdì dalle 18.30 alle 20.00 ed intrattiene ogni giorno i suoi ascoltatori, miscelando informazione ed intrattenimento, piacevolmente accompagnati da un'irriverente ironia che tiene desti. Lei è Platinette, che oggi in un'intervista rilasciata a Radiospeaker.it, si racconta “radiofonicamente parlando”.

Cosa ti ricordi dei tuoi esordi in radio?
E' uno sforzo ciclopico, perchè i miei esordi in radio risalgono all'immediato dopoguerra. Parlo di guerra, in quanto avendo lavorato nella prima radio privata italiana, si usava un trasmettitore militare. Stiamo parlando degli anni “1974/1975”. Avevamo a disposizione questo trasmettitore, utilizzato in tempo di guerra, il quale funzionava in maniera eccellente. Ci ricevevano in Scandinavia e giungevano lettere da tutto il Nord Europa. Questo il mio inizio. Posso dire che ero un militare della radio.

Quali sono state le tue emozioni la prima volta che sei stata in radio davanti al microfono?
Credo che siano esattamente quelle che provo oggi. Innanzi tutto, c'è un grande lavoro di preparazione, anche se non sembrerebbe. Occorre prepararsi a lungo, ma non lasciare tracce di quella preparazione artificiale o artificiosa. Sento spesso alla radio persone che vanno in onda leggendo un copione, come se fosse un intrattenimento spontaneo. Detesto quella forma, così come il suo esatto contrario. L'emozione che provo è quella di essere sulla cima di un vulcano, sul bordo del precipizio e mi dico: “oddio devo stare attenta, perchè basta un attimo per cadervi dentro e diventare lava”. La sensazione è quella e mi piace che sia così, però devo essere adeguatamente sorretta, oltre che dall'esperienza, ormai consolidata, anche da una buona dose di “studio” prima della diretta.

Ascolta l'audio dell'intervista di Platinette:

Platinette intervista audio by radiospeaker.it

Quest'ultimo vuole essere un consiglio per chi aspira a fare della radio il proprio mestiere?
Dipende dal tipo di programma che si vuole fare e dal tipo di carriera che si vuole intraprendere. Non avevo, ai miei esordi, dei riferimenti professionali se non quelli delle radio istituzionali Rai. Inoltre, nelle emittenti private non c'era un referente con il quale confrontarsi e a cui poter dire “voglio intraprendere questo tipo di carriera”. Successivamente, ho compreso che ciò che volevo fare, era informazione ed intrattenimento al tempo stesso, conferendo eguale importanza all'una e all'altra. Mi piace molto pensare che anche attraverso un linguaggio semplice, talvolta non del tutto raffinato, si possa arrivare ad un risultato di comprensibilità maggiore. “Alla faccia di quelli che se la tirano” e che vanno in onda per dimostrare che sono più colti degli altri!

Se dovessi vivere ogni giorno come fosse l'ultimo, quale sarebbe l'ultima canzone che annunceresti in radio?
Credo che, per una mia dipendenza musicale-affettiva, la quale si protrae da diversi decenni, direi Mina con “D'Amore non scrivo più”. Una canzone di Niccolò Fragile, scritta per Mina qualche anno fa e che per me sarebbe adatta come “lapide radiofonica”.

Cosa ne pensi di Radiospeaker.it?
Mi piace molto come idea e me ne complimento. Sarebbe inoltre molto carino, se qualche mio collega speaker, compresa me, si rendesse disponibile per una lezione on-line o una chat e gli aspiranti tali, potessero porre delle domande. Mi piacerebbe moltissimo, se noi potessimo metterci a disposizione, in veste di ospiti, per far comprendere come noi siamo riusciti ad intraprendere questo mestiere. Non ho bisogno di una cattedra, ma di una sedia molto robusta, mi raccomando!

Articolo a cura di Catia Demonte