Come nasce una playlist musicale in un’emittente radiofonica?

Curiosità Radiofoniche

Come nasce una playlist musicale in un’emittente radiofonica?

Quesito dei quesiti! Chissà quanti di noi se lo sono chiesti, chissà a quanti di voi è capitato di domandarsi chi scegliesse le canzoni da trasmettere in una o nell’altra emittente, per poi magari elogiare certe scelte oppure accanirsi contro una programmazione a parer vostro pessima.

I fattori che “condizionano” le scelte musicali di una radio sono davvero tanti e non bisogna commettere l’errore di pensare che, come magari capita a qualcuno di noi (per sua fortuna o sfortuna, a seconda dei punti di vista), i brani vengono scelti al momento della messa in onda in maniera quasi casuale, perché nulla è “casuale” in questo ambiente, figuriamoci se lo può essere la musica.

Certamente i fattori che entrano in gioco sono molteplici e alcuni sono anche facilmente intuibili. Il gusto personale dei direttori artistici, le richieste del pubblico, l’attenzione all’audience, gli investimenti pubblicitari ed i rapporti di collaborazione con le case discografiche: da tutto questo non si scappa, o quantomeno è difficile scappare, soprattutto se ci si trova in una radio privata che ha bisogno di denaro per potersi “finanziare” e continuare a “vivere”. Diverso invece, o almeno per certi versi, è quello che accade per una radio pubblica come per esempio Radio Rai. Questo è quello che si evince dall’interessante articolo apparso su Rockol qualche giorno fa, tratto da un’intervista a Gianmaurizio Foderaro, responsabile musicale di Rai Radio 1.

A mio avviso, tra tutti gli “elementi” che concorrono alla scelta di una determinata programmazione musicale, il primo fra tutti è la linea editoriale che un’emittente sceglie di seguire e con essa anche il target di pubblico a cui sceglie di rivolgersi. Senza la consapevolezza del tipo di radio che si vuole fare e del tipo di ascoltatori che si vuole avere non si va infatti da nessuna parte. Fatta questa doverosa premessa, è indiscutibile che la questione dell’audience sia importantissima. Per intenderci, se passando una determinata canzone (o determinati pezzi) si attira maggiormente l’attenzione del radioascoltatore, è chiaro che una radio risulta incentivata a proporre e riproporre certi brani in maniera abbastanza ripetitiva, fermo restando che non può (o non dovrebbe) “snaturare” quella che è la sua “essenza”.

Altrettanto importanti sono (ahimè) i rapporti di collaborazione con le case discografiche perché, come spiega Foderaro nel corso della sua intervista: “…è noto che ormai gli editori radiofonici sono anche editori musicali: non è un segreto che alcune emittenti si siano consociate e promuovano alcuni prodotti che poi, nei conteggi dei passaggi e dell’airplay, balzano ai primi posti in classifica…”.

Insomma, se dovessimo scegliere tre parole-chiave potremmo dire “audience, soldi e linea editoriale”. In questi tre termini è attualmente racchiuso il segreto della scelta e della messa in onda di una o dell’altra canzone nelle radio nazionali e nei grandi network. Tutti gli altri fattori, che possono certamente esistere, sono solitamente di importanza secondaria o marginale perché, tornando alle parole del responsabile musicale di Rai Radio 1: “…Gli altri sono talmente terrorizzati dall’eventualità di perdere ascolti, che queste cose non potrebbero mai farle…”.

Non molto differente è quel che accade all’interno del panorama europeo e mondiale. Ecco perché, alla luce di quanto sostenuto fino ad ora, suona molto particolare la decisione, assunta da parte della BBC (emittente pubblica come la Rai), di respingere al mittente le proposte musicali di gruppi popolari come Muse o Green Day. C’è da chiedersi se in Italia potrà mai accadere qualcosa del genere e se succederà mai, nelle radio nazionali, che si prendano decisioni drastiche scegliendo di non trasmettere la musica di qualche cantante di fama internazionale perché ritenuta “di scarso interesse o di scarsa qualità”. Sarebbe forse una scelta impopolare, ma certamente coraggiosa e rispettabile.

Bello sarebbe anche immaginare maggior spazio dato alla musica emergente da parte delle grandi radio, ma a giudicare dai destini toccati a programmi in onda fino a poco tempo fa ed incentrati su queste tematiche, la cosa appare tutt’altro che fattibile. Purtroppo fino a quando le grandi radio continueranno a pensare e a ragionare come delle aziende, difficilmente sarà possibile discostarsi dalla situazione attuale. Non trovate?

Articolo a cura di Mattia Savioni