Radio Hobby: l'emittente polacca nel mirino delle autorità

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Radio Hobby: l'emittente polacca nel mirino delle autorità

L'emittente polacca Radio Hobby è nel mirino delle autorità. Per anni la radio è stata considerata a livello universale un simbolo di indipendenza, uno strumento che ha fatto della libertà di espressione la propria forza.

Le emittenti private, piccole o grandi che siano, ad ogni latitudine, hanno conquistato il cuore ancor prima delle orecchie degli ascoltatori proprio grazie alla possibilità di esprimere concetti quasi senza filtro, quale che fosse il tema trattato, a differenza di altri media come la televisione, troppo spesso vincolata da limitazioni e conflitti di interesse che non le permettono di trattare tematiche con la giusta libertà.

Con il passare degli anni anche le emittenti radiofoniche sono riuscite ad espandersi, entrando nelle case di tutti, dunque anche nelle case di chi non ha a cuore la democrazia nel senso più stretto.Talvolta capita di inimicarsi le autorità governative, e le conseguenze possono essere nefaste.

L'emittente in questione si chiama Radio Hobby, si trova in Polonia e nelle ultime ore è salita agli onori delle cronache in quanto vittima di una procedura di revoca della licenza. Tale decisione è stata presa dall'autorità polacca di controllo delle trasmissioni radio televisive ( KRRiT).

Le ragioni di questo provvedimento sembrano essere di natura politica; Radio Hobby manda in onda per un'ora al giorno, tutti i giorni dalle 21 alle 22, dei programmi radiofonici dell'agenzia di stampa russa Sputnik, e le forti tensioni in atto tra Russia e Polonia sono arcinote.

L'ente polacca ha addotto delle motivazioni differenti per giustificare il suo provvedimento, asserendo che Radio Hobby avrebbe infranto una norma sulla radiodiffusione “consegnando parte del suo tempo di trasmissione autorizzato a unterzo, e perdendo quindi il suo diritto di influenzare il contenuto e la presentazione del materiale trasmesso”.

Una scusa piuttosto debole, definita pretestuosa e lesiva della libertà d'espressione dal fondatore della stazione radio, Pawel Kubalsky, che ha inoltre dichiarato: "Penso si tratti solo di una mossa politica, quel genere di informazioni che il governo polacco non accetta, ma in base alla nostra Costituzione chiunque deve avere l'opportunità di ascoltare un punto di vista diverso . Sono convinto però che nel mio Paese la democrazia sia ancora forte e dunque la radio difenderà la sua licenza ed i suoi diritti di libertà”.

Parole piene di sdegno a cui hanno fatto eco quelle di Margarita Simonyan, capo redattore dell'agenzia che comprende Sputnik: “Quel che accade in Polonia ormai non mi sorprende più, continuano a chiudere uno spettacolo alternativo dopo l'altro e credono ancora di vivere in una democrazia. Gli uffici di Sputnik non hanno ricevuto alcuna notifica in merito alla risoluzione del contratto per la trasmissione, e comunque sia l'organo di controllo agirà nel rigoroso rispetto del diritto internazionale. La politica editoriale dell'agenzia si basa sul principio fondamentale della libertà di espressione. Sputnik offre prospettive diverse sulle questioni internazionali, tra cui quella di raccontare l'indicibile”.

Siamo curiosi di scoprire come si risolverà questo contenzioso, ma la linea intrapresa dalla diplomazia UE nei mesi scorsi, che mira a “promuovere le politiche europee nello spazio post­sovietico” al fine di contrastare quella che viene definita “la disinformazione russa” ci pare un indizio più che sufficiente.

Articolo a cura di Fabrizio Pascale