Qual è la durata di un Intervento Radiofonico?

Conduzione Radiofonica

Qual è la durata di un Intervento Radiofonico?

Certamente la domanda sembra una delle più scontate e banali e agli occhi di molti potrebbe apparire parecchio strana. Eppure non è affatto così. In radio, si sa, bisogna usare la voce e parlare a degli interlocutori (gli ascoltatori) parecchio “esigenti”. Per prima cosa è utile tenere in considerazione alcuni consigli sempre interessanti, che spesso vengono dati da persone che fanno il mestiere dello speaker da più tempo di noi.

E’ quindi importante durante la diretta, per sentirsi a proprio agio, far finta di essere impegnati in una conversazione tra amici (magari al bar), durante la quale ci si trova a dover raccontare o spiegare qualcosa. Tutto ciò deve però avvenire con un linguaggio curato e allo stesso tempo comprensibile a tutti.

Fatte queste premesse, è il momento di parlare di una delle domande che, specialmente durante l’ultimo periodo, sento spesso fare da chi ha iniziato da poche settimane a frequentare l’ambiente della radio: quanto tempo devono durare gli interventi? In realtà a questa domanda non esiste una risposta “universale”, perché come è facilmente intuibile il mezzo radiofonico (fortunatamente), non è paragonabile ad una sorta di quesito matematico al quale si può dare una soluzione unica.

I primi suggerimenti che possono essere dati in merito però, sono fondamentalmente due. Il primo è quello di non annoiare chi ci sta ascoltando; il secondo è quello di essere il più chiari possibile nel comunicare o nel dire qualcosa. E’ dunque facilmente intuibile che attenendosi a questi due utili consigli non sarà possibile fare degli interventi eccessivamente lunghi (dai cinque minuti in su, per intenderci), anche perché sfido persino lo speaker più bravo del mondo a riuscire a tenere incollati alla radio gli ascoltatori, parlando per più di dieci minuti di fila.

Detto ciò, come è facilmente intuibile, il “tempo” del parlato deve relazionarsi anche (e soprattutto) col tipo di programma che si sta facendo, ma ancor prima col tipo di “radio” o emittente dalla quale si va in onda. Se infatti si trasmette da una radio di flusso, è importantissimo essere concisi, raccontando o parlando di qualcosa nel minor tempo possibile (pochissimi minuti) seppur in maniera chiara.

Indipendentemente dal “tipo” di radio che fate, un altro consiglio fondamentale, è quello di cercare di avere il dono della sintesi, anche a costo di doversi allenare a casa a comunicare un concetto in pochi minuti. Se invece si trasmette da una radio di programmi, dove il ruolo dello speaker è importante, allora la durata di un intervento sarà maggiormente rilevante, anche se questo non significa che si debba parlare in maniera eccessiva: il concetto di base è quello di trattare un tema in maniera chiara senza annoiare, anche se in questo tipo di radio diventa importante la personalità dello speaker che deve spesso saper aggiungere qualcosa di suo per “caratterizzare” meglio ciò di cui si sta parlando.

Ovviamente, come premesso, al di là del tipo di radio, anche la tipologia di programma che si sta facendo determina la lunghezza dei minuti di parlato. Un talk-show, un programma di notizie, di attualità o di intrattenimento, una radiocronaca daranno grande spazio agli interventi “parlati”. Diversamente un programma musicale o più “settoriale” sarà caratterizzato da interventi molto brevi ed essenziali, ovvero quelli necessari per poterlo definire tale.

Da ultimo, un altro importante consiglio che mi è stato spesso dato da chi lo speaker lo fa di mestiere e che credo di poter considerare veritiero, è legato al fatto che risulta molto più facile passare da un tipo di programma in cui, in un paio di minuti, si deve esprimere un concetto ad un format in cui le tempistiche risultano più dilatate. Diversamente, è molto più difficile il contrario.

Perciò una buona regola che cerco di applicare sempre (senza ottenere costantemente i risultati sperati purtroppo, almeno per ora) è quella di riuscire a fare degli interventi della durata necessaria per combinare insieme chiarezza e personalità nel parlare di un determinato tema, senza però eccedere e diventare noioso. Credo che questa sia una buona regola specialmente per incominciare, ma anche per chi, come me, non è ancora “navigato” all’interno del meraviglioso mondo radiofonico.

Voi che ne pensate? Cosa vi risulta più diffide da fare durante la diretta: raccontare e commentare una notizia oppure aggiungere “del vostro” a quanto state dicendo? Quanto durano i vostri interventi radiofonici? Pensate di avere qualche buon suggerimento da poter condividere? Forza, tocca a voi!

Articolo a cura di Mattia Savioni