Con Eta Beta la città del futuro è già realtà radiofonica

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Con Eta Beta la città del futuro è già realtà radiofonica

Nuove idee per il futuro, nuovi linguaggi da sperimentare, novità imprenditoriali da seguire per lanciare le città del futuro. Come ci si può immaginare il prossimo futuro del Pianeta, quando si fa spesso fatica ad inquadrare il presente e il passato? Eppure il mondo della comunicazione è da sempre protagonista di questa evoluzione del pensiero e della filosofia umana.

Una rivoluzione pratica potenziata. Basta partire da personaggi fumettistici inventati dal genio creativo della Disney come il surreale e bizzarro “uomo del futuro” Eta Beta. Un misto tra un alieno e un cavernicolo da scienza, simpaticamente ingenuo e folle che spiazza per la sua correttezza morale al limite. Esperto di tecnologie, insensibile alla cupidigia materialistica, proviene dal futuro ed è intelligentemente evoluto. Le sue simpatiche avventure nel mondo di Topolinia hanno affascinato e affascinano i bambini di tutto il mondo. Il futuro è già negli occhi della nostra umanità presente ed è sviluppato in modi paradossali e,  a volte romanzati, in tanti lavori editoriali.

Dal libro per ragazzi “Il futuro spiegato ai ragazzi” dell’astrofisico Giovanni Bignami che cerca di accompagnare i più giovani alla scoperta della magia della parola “futuro” al romanzo fantascientifico a tinte forti “I figli degli uomini” della famosa scrittrice inglese James in cui si prospetta una società futura completamente sterile che pare destinata alla morte. Un modo per esorcizzare la paura del futuro che ha avuto successo come filone letterario, ma ci riporta ad una domanda di fondo: Come stiamo progettando il nostro futuro?

Il nostro paese si prepara all’evento internazionale dell’anno con l’ Expo 2015 e il corso attuale della storia italiana appare propositivo, cosi i fermenti innovativi che investono la società diventano protagonisti anche di programmi radiofonici come Eta Beta su Radio1, striscia quotidiana mattutina in onda dalle 11.35 alle 12, condotta dal giornalista romano Massimo Cerofolini per la regia di Paola de Gaudio.

Per chi cerca stimoli e nuove idee futuribili questo Format è l’ideale. I temi trattati, da tre anni a questa parte, sono interessanti e innovativi e se ci si sofferma solo sull’ultima settimana di programmazione, scorriamo argomenti topici. Dai siti con servizi personalizzati in un Italia del turismo che scommette su idee tecnologiche originali per incrementarne il business ai segreti del personal Brand nell'era dei social network; dalla “Investment company” Digital Magics fondata nel 2004 dall’imprenditore web Enrico Gasperini, centro dell’innovazione digitale milanese fino ad arrivare, tramite internet e la navigazione in rete, ai cambiamenti nella comunicazione e nei linguaggi. Con Eta Beta “la versione di prova degli innovatori del web” ci si ritrova in una piazza radiofonica virtuale in cui confrontarsi, riflettere e discutere sui cambiamenti tecnologici in atto e sull’evoluzione dei nativi digitali.

Campionando alcuni podcast, sono partita con le interviste complementari al giornalista tecnologico Alessio Jacona e al fondatore dell’azienda The Fool Matteo Flora sulla reputazione online e sul personal brand. “Il personal Brand è essenzialmente ciò per cui sei conosciuto e per cui la gente ti cerca. Magari la tua competenza, la tua esperienza in un campo specifico, la tua abilità nel fare qualcosa, la tua professionalità e anche la tua capacità di promuovere questa tua competenza e di renderla pubblica in maniera che le altre persone sappiano che sai fare qualcosa e ti cerchino per quello. E’ importante perché non ci si può sottrarre al personal branding nell’epoca dei social network e della comunicazione pubblica fatta di like, fatta di commenti, fatta di scambi. Sui social ogni gesto è un gesto di comunicazione. Nel momento in cui scambi informazioni parli di te, racconti chi sei, racconti il contesto da cui vieni” Una puntata molto interessante che punta l’attenzione sul ruolo esercitato da Facebook, Twitter, Linkedin e Instagram nella cura della propria immagine pubblica e del recruitment aziendale. Cosi,  tra l’altro, scopriamo che la famosa e semplice applicazione Instagram, tanto amata dai giovanissimi, non è necessaria ai fini lavorativi.

Ma anche il linguaggio da internauta è soggetto ad una accurata lente di ingrandimento per scoprire dove ci sta portando la comunicazione digitale. Cosi si interrogano personalità come il docente ed esperto di semiotica  Stefano Bartezzaghi, il dottore Giovanni Boccia Artieri (Presidente Corso di Laurea in Informazione Media e Pubblicità) e il direttore dell’osservatorio della lingua italiana ‘Zanichelli’ Massimo Arcangeli. “Da quando hanno inventato la mail, abbiamo ricominciato a scrivere perché fino a quel momento scrivevano solo gli scrittori o pochi altri e finita la scuola uno raramente prendeva la penna in mano. Invece è rientrata la scrittura, però in una modalità diversa. Le mail sono quasi tutte molto informali. Scriviamo volendo dare anche un po’ il senso di quello che, quando parliamo, diamo con il tono di voce, la gesticolazione , quindi ne è nata una nuova forma di italiano, parallela alle altre, un po’ intermedia tra scritto e parlato”

Un linguaggio simpatico e alla portata di tutti, evidenziato con semplicità dagli esperti che citano anche l’uso frequente  nei messaggi dei correttori.I correttori terminano la parola e suggeriscono quella che viene dopo. E’ una scelta selettiva che dipende molto dalle pratiche. I correttori servono ad unire velocità e precisione, quindi ci permettono di scrivere molto velocemente, ma anche nella maniera più corretta possibile. Se funzionano bene, sta a noi decidere quanto la velocità sia funzionale a discapito, invece, di un pensiero che vogliamo esprimere in un certo modo. E ci porta a giocare dalla parte opposta, disabilitando i correttori”

Sicuramente in ultimo resta da citare la puntata del 23 marzo scorso sull’azienda italiana Digital Magics, vero incubatore di startup innovative digitali, promotore unico della cultura dell’imprenditorialità e del rischio per una proficua crescita economica e un incremento dell’occupazione giovanile. “Si chiamano incubatori e sono quelle aziende che vanno a caccia di idee geniali per sostenerle, finanziarle e metterle sul mercato. Non sono benefattori, ma fanno quello che non fanno le banche, ossia si prendono, se pur con molte cautele, il rischio di scommettere sulle imprese innovative altrui.”

Dalla chiara voce del fondatore Enrico Gasperini si sottolinea Noi osserviamo e selezioniamo quelli che sono i principali talenti, gruppi di giovani e meno giovani che vogliono intraprendere e hanno idee innovative sul nostro territorio. In particolare nel settore digitale. Ne vediamo oltre 1000 all’anno e ad alcuni di questi sottoponiamo un programma di incubazione-accelerazione ovvero li affianchiamo per costruire l’impresa, svilupparla. Si può dire che siamo un costruttore di imprese”.

Questo breve excursus ci inquadra già il “programma di viaggio” della trasmissione di Radio1. Un viaggio affascinante ed istruttivo, utile a qualsiasi età, dove la radio ci porta dentro la notizia in modo preciso, sobrio e intelligente.

 

 

Articolo a cura di Nicoletta Zampano