Radio Città Perduta, un libro di D. Alarçon

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Radio Città Perduta, un libro di D. Alarçon

La radio è un mezzo di comunicazione veloce, rapido e flessibile, arriva in punta di piedi e ristabilisce un equilibrio. Può considerarsi a volte come una voce di speranza nella notte della vita. Questo è il caso di “Radio città perduta”, la radio anonima raccontata dalla fine mano di Daniel Alarçon, giovane scrittore peruviano emigrato in america, considerato dalle riviste “Granta”e “ New Yorker” tra i migliori giovani scrittori americani.

Radio città perduta è un programma radiofonico di una città invisibile, capitale di una terra desolata e depressa da un lungo conflitto. Norma, la protagonista è la voce notturna, la voce dei disperati in cerca di speranza, di quelli che non si arrendono di fronte al male ma sperano in un futuro migliore e possibile. “L’idea era semplice. Quanti rifugiati erano arrivati in città?Quanti avevano perso i contatti con i propri familiari?centinaia di migliaia? Milioni?Per l’emittente era un modo per sfruttare il conflitto.”

Norma lotta per la vita tramite un microfono e quel microfono, le dona la forza per ricominciare senza la sua metà del cielo, il marito Rey, botanico ed ex guerrigliero della LI, legione armata in lotta contro il governo usurpatore, scomparso nel nulla durante il periodo bellico. “Norma aveva sempre lavorato in radio, prima come reporter, poi come conduttrice. Sembrava addolcire la drammaticità delle tragedie che annunciava. Il suo era un talento naturale: sapeva quando lasciar vibrare la voce, quando soffermarsi su una parola, quali testi leggere velocemente come se ogni sillaba scottasse. Le notizie peggiori le dava con la dolcezza con cui si legge una poesia.

Il futuro raccontato nella notte è quello dei desaparecidos, quelli della notte, quelli della lista nera degli introvabili, quelli che si spera ritornino alla vita. Il programma permette la lettura delle liste dei dispersi e il racconto dei ritrovati e la storia narrata inizia con l’arrivo di un bambino,un undicenne di nome Victor che si scoprirà unito indissolubilmente da un filo comune a Norma e allo stesso Rey. La solitudine è palpabile in ogni riga e riflette le mancanze di chi sopravvive alla guerra. Unica valvola di sfogo la radio e il suo programma che nasce da un dolore scomodo e insanabile. Una città senza nome che isola e una giungla in lontananza che si umanizza.

La trama oscilla tra presente e passato con finale a sorpresa piuttosto scontato ma pur sempre originale. Le parole scorrono per necessità e sottolineano l’importanza della memoria. Memoria singola ma anche collettiva. Il programma radiofonico sfrutta in primo luogo il ricordo. Sullo sfondo e in retroscena probabilmente la guerriglia che colpì il Perù negli anni ’80, tra lo Stato e il gruppo rivoluzionario di Sendero Luminoso. Ma nonostante il lutto ombrato Alarçon ne dispiega gli orrori con metafore e allegorie ingegnose senza scadere mai nella banalità.

Il libro è un agevole lettura per chi ama sognare l’avventura romanzata, ma allo stesso modo fa riflettere sul ruolo e l’importanza di un format radiofonico e della sua creazione. Da una semplice idea può rivoluzionarsi un intero sistema.

Scheda libro:
Titolo: Radio Città Perduta
Autore: Daniel Alarçon
Editore: Einaudi
Anno pubblicazione: 2011
pp. 313

Articolo a cura di Nicoletta Zampano

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