Laura Antonini di Radio Deejay si racconta a Radiospeaker.it

Interviste

Laura Antonini di Radio Deejay si racconta a Radiospeaker.it

E’ la “rossa” di Radio Deejay, il suo Megajay apre il weekend One Nation One Station il sabato mattina e lo chiude alla grande la domenica sera con Rudy Sunday. Stiamo parlando di Laura Antonini, che a Radiospeaker.it racconta la sua esperienza ON AIR e da’ qualche consiglio a chi sogna di fare il suo lavoro.

Ciao Laura, allora, partiamo dall’inizio. Perché non ci racconti come è iniziata la tua carriera radiofonica?
Nel 1994 ho iniziato a lavorare per una piccola emittente locale televisiva, Magic Tv come VeeJay (a livello molto artigianale!). Un paio d’anni dopo iniziai a pensare che la parte dell’immagine televisiva proprio non facesse per me, ma amando il genere di lavoro mi venne naturale  spostarmi sulla radio. La ricerca non fu affatto facile, cominciai a mandare un sacco di lettere, mail e cassette in giro, ma niente di fatto. Nel 2000 mi contattò Emme 100, una locale di Roma che ora non esiste più. Ho lavorato lì per due anni meravigliosi, in cui ho imparato tantissimo dai miei colleghi di allora (tanto per citarne alcuni Manuel Devella oggi a RDS, Francesco Maria Vercillo che è stato una voce di Radio2, Roberto Brandolini e tanti altri). La radio cedette le sue frequenze e ci trovammo improvvisamente tutti a spasso.
Così ricominciò la ricerca. Sono stata ferma un anno e mezzo in quel periodo, in preda a crisi vera e propria di astinenza da radio, provando ovunque, persino come lettrice di news nella radio della Metropolitana… (ma mi scartarono anche lì!!).  Le porte in faccia non si contavano più quando ricevetti una chiamata da Radio 2 per l’estate del 2003, mi avevano scelta tra tutte le demo arrivate, per il periodo estivo. Quattro mesi di sostituzioni ed ero a spasso di nuovo, a quel punto scelsi tre radio nazionali a cui spedire la mia demo. Nel mettere le buste nella cassetta postale mi ricordo che pensai “Queste sono le ultime, poi mi rassegno”. Una di queste era Deejay, dove ho iniziato a trasmettere nel 2004.

Al momento ti possiamo ascoltare proprio su Radio Deejay nel week end, con Megajay (sabato mattina) e Rudy Sunday (domenica sera) insieme a Rudy Zerbi, ma anche il giovedì sera su Radio Capital con Parole Note. Non ti chiediamo quale dei 3 appuntamenti preferisci di più, ma che ne dici di un paio di aggettivi per ogni programma?
Amo molto il sabato mattina, mi piace il pubblico che si muove nel week end, è sempre un momento speciale quello del sabato. Il sabato è frizzante e carico di energia.
In Rudy Sunday ho riscoperto dopo un decennio e più la conduzione in coppia. Rudy Zerbi è una persona incredibile, ha la stessa carica e l’entusiasmo di un ragazzino nel fare le cose e siamo davvero in sintonia, fin dalla prima puntata quando siamo andati in onda dopo esserci visti in quell’occasione praticamente per la prima volta. Sono passati 7 mesi e la nostra intesa si è rafforzata esponenzialmente. Rudy Sunday è adrenalinico.
Parole Note è la musica e la poesia, il contenuto, la libertà di espressione anche nelle note più alte. E’ un programma registrato e preparato scrivendo tutto un copione nei minimi dettagli, ci vogliono ore di scrittura, ricerche e montaggio per realizzarlo. Ma è Liberatorio direi!

Cosa pensi della radio che si fa (e si sente) oggi rispetto a quella di ieri?
Forse preferisco la radio di un tempo. Sono nostalgica su certe cose, come ad esempio il fatto che una volta lo speaker fosse una figura quasi misteriosa, mancando siti, webcam o altri mezzi per renderlo “visibile”. Io, come tanti, telefonavo alle radio locali per richiedere musica  a volte e quando lo speaker mi rispondeva mi sembrava un sogno! Forse oggi la radio ha perso un po’ di fantasia, presa dalla corsa ai grandi numeri e intrappolata in una massificazione musicale necessaria, ma che alla fine non giova più a nessuno dal punto di vista creativo. Mi piace l’evoluzione nel web invece e anche il fatto che molte università abbiano aperto in rete radio in cui gli studenti trasmettono, questo è sicuramente un bene.

E Laura Antonini come vede il suo futuro? 
Mi è davvero difficile pensare ad un mio futuro lontano dalla  radio. Non ci riesco, anche quando mi faccio discorsi da donna saggia, che sa che il tempo passa e che prima o poi dovrò lasciare. Ma poi mi dico: “ancora un po”.  Penso di sentirmi come i  calciatori che non lascerebbero mai! Perciò se dovessi smettere di trasmettere potrei magari occuparmi di qualcosa che abbia attinenza con il lavoro che ho sempre amato, magari in una piccola locale con vista mare!

Cosa ti senti di consigliare a chi sogna di fare lo speaker radiofonico, o a chi sta comunque cominciando a muovere i primi passi nell’etere?
Nessuno arriva in cima alla scala senza salirne i gradini ad uno ad uno. A volte si può saltare qualche gradino, ma nessuno di noi è in grado di volare, no? Non ci sono scorciatoie, i piccoli passi possono durare anni. Tutto serve, la gavetta è necessaria, così come l’umiltà di riconoscere che c’è sempre qualcuno migliore di noi. Se la radio è quello che davvero vuoi, devi lottare e non cedere al primo no (e nemmeno al secondo e al terzo e al quarto!).

Cosa ne pensi del sito Radiospeaker.it?
Che siete molto bravi a parlare di un mezzo meraviglioso come la radio! E vi ringrazio per l’opportunità di raccontare un po’ del mio cammino radiofonico, sperando possa essere d’aiuto a qualcuno. Vi abbraccio e vi auguro buon lavoro!

 

Intervista di Paola Coda