La Radio e il Nazismo: un mezzo scientifico per la propaganda di massa

Storia della Radio

La Radio e il Nazismo: un mezzo scientifico per la propaganda di massa

Le dittature e i regimi totalitari hanno sempre usato i mezzi di comunicazione di massa, in primis la radio, per l’indottrinamento della popolazione. Tra i primi ad accorgersi della grande potenzialità del mezzo radiofonico a questo fine è stato Joseph Goebbels, ministro della propaganda dal 1933 al 1945 durante il regime di Hitler. Il 18 agosto 1933 fu presentata all’Esposizione Internazionale delle radio di Berlino (Internationale Funkaustellung Berlin)  la prima radio popolare voluta da Hitler.

Per fare in modo che ogni famiglia possedesse un apparecchio radiofonico attraverso cui ascoltare la voce di Hitler, Goebbels diede ordine di produrre una radio molto economica e nacque la VE-301: le lettere stanno per «Volksempfänger», ricevente popolare, le cifre per la data della presa di potere, il 30 gennaio 1933, quando Hitler divenne cancelliere. Per la costruzione dell’apparecchio, invece del legno fu impiegata la bachelite e l’altoparlante aveva una membrana di mediocre qualità.

Nella Germania nazista ogni occasione era buona per distribuire apparecchi radiofonici. Per fare in modo che la voce del Führer arrivasse in ogni angolo del Paese, fu stabilito di disporre una radio popolare in ogni luogo pubblico. Spesso lo stesso Goebbels attraverso la radio incitava il popolo con i suoi comizi atti ad esaltare la figura di Hitler e i folli principi del nazismo.

Questo mezzo di comunicazione permetteva inoltre di esercitare una presa diretta sugli ascoltatori senza esporsi direttamente e in modo continuato al loro sguardo (la reale condizione fisica del ministro della propaganda, ad esempio, era lontana dal prototipo del perfetto ariano: Goebbels, infatti, era basso di statura, molto esile e zoppo a causa di una malattia che lo aveva colpito durante la sua infanzia ma che fece passare per ferita di guerra).

Durante il nazismo quindi la radio diventa lo strumento privilegiato per la propaganda interna e in Paesi stranieri. Attraverso la radio si cercava di mantenere nell’ascoltatore un preciso stato emozionale voluto dal partito: il pubblico era considerato una massa passiva da manipolare e in cui iniettare quello che faceva più comodo ad Hitler e alla sua cricca e in Germania fu proibito ascoltare stazioni radio straniere, crimine punito con la detenzione.

Il nazismo fece quindi un uso scientifico della radio come strumento di propaganda basata sull’uso della menzogna sistematica e sull’esaltazione della figura di Hitler. A tal proposito Goebbels afferma: "le notizie sono un'arma della guerra. Il loro scopo è quello di vincere la guerra, non quello di dare informazioni".

Articolo a cura di Eleonora Corgiolu