Radio Ghetto: la Radio Pirata dei Braccianti africani di Foggia

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Radio Ghetto: la Radio Pirata dei Braccianti africani di Foggia

Per chi ama la radio come strumento di libertà espressiva, sociale e d’informazione, come apristrada per viaggiare sulle note immaginative di un sogno possibile, sicuramente non stupisce l’idea concretizzatasi di una radio pirata, multilingue, in una baraccopoli. Di realtà difficili di strada, ve ne sono tante e, non solo in Italia, famose le favelas brasiliane, la cui chiave di lettura esterna, resta il degrado, la criminalità e i gravi disagi strutturali dei villaggi, dove, spesso, mancano fognature ed acqua potabile.

La base di partenza di questi sub-sobborghi di periferia è la povertà e la disuglianza sociale. A Rignano Garganico, piccolo comune a pochi passi da Foggia, esiste una città periferica di braccianti africani, comandata da “caporali” africani, ritenuti più sicuri degli italiani che gestiscono per un misero pugno di euro al giorno, questi seicento “raccoglitori” di pomodori. Gente invisibile per la società ordinaria che ha urgenza di un riscatto, trovato, per ora, solo sulle frequenze di una piccola radio fai-da- te.

Un’antennina improvvisata, un vecchio mixer, un microfono e una cuffia nella notte, questa la magia. Radio Ghetto è una radio di servizio sociale che racconta in diretta la vita nelle baracche, informa e si staglia come voce problem-solving per chi del gruppo è in difficoltà, ma non solo, è una radio creativa, dove la musica e il freestyle liberano la mente e creano lotta sociale con le parole e i suoni. Il desiderio di libertà e di uguaglianza stilla in ogni singolo slogan e diventa il claim di una vita. Il quotidiano La Repubblica ha lanciato la sfida sul web con una video-inchiesta, promuovendo questa dura realtà radiofonica che prima di ogni altra cosa nella sostanza, risulta essere una situazione cruda di disagio sociale

GUARDA LA VIDEO INCHIESTA SU RADIO GHETTO

Nel video di questi giorni si scoprono le tante difficoltà di una comunità sommersa, non riconosciuta legalmente, che grida tutto il peso sofferto di una quotidianità insostenibile, le parole ancora di più delle immagini toccano l’anima, c’è chi dice: “se avessi una macchina fotografica e mandassi delle foto alla mia famiglia, mi direbbero di tornare subito li, non posso dire ai miei parenti di raggiungermi qui, non posso proprio”e, il servizio si conclude con questa frase ad effetto: “magari un giorno risolverò i miei problemi e allora me ne andrò di qui, tutti vogliono andarsene, tutti quelli che vedi qui, ci provano, ne parlano…se ce ne andassimo tutti via, chi è che lavorerebbe nei campi?”

Ecco che la radio diventa, quindi, la prima valvola di sfogo per chi non ha voce, la più potente formula familiare che arriva prima di un articolo o di un video, prima di uno sguardo amico, nel video che illustra in breve le caretteristiche principali di questa piccola radio, si sente chiaramente il messaggio dello speaker: “Per tutta l’Italia vi vogliamo far sapere la nostra storia(…),siamo seicento persone, viviamo nelle baracche, lavoriamo nella raccolta pomodoro, Radio Ghetto è per parlare dei problemi, cercare di risolverli”

Una diretta radiofonica, professionale o improvvisata che sia, non può da sola cambiare le prospettive, ma può risultare il punto di partenza per un effettivo cambiamento sostenibile. Ciò che colpisce nel video è la prepotente talentuosa capacità comunicativa di questi giovani che all’apparenza sembrerebbe non esserci. E allora la domanda vera per questi “aspiranti radiofonici” potrebbe essere questa: Se loro fossero nati in Italia a quest’ ora, cosa avrebbero realizzato?

Articolo a cura di Nicoletta Zampano