Da Radio InBlu, Paola De Simone si racconta a Radiospeaker.it

Interviste

Da Radio InBlu, Paola De Simone si racconta a Radiospeaker.it

Radiospeaker.it incontra Paola De Simone, conduttrice radiofonica di Radioinblu, progetto radiofonico nazionale, che serve una rete di emittenti locali presenti sul territorio italiano. Paola non è solo una conduttrice professionista, ma anche una giornalista musicale ed una scrittrice. Attualmente presenta “Pubblico e privato”, programma trasmesso sulle frequenze inBlu ogni sabato e domenica alle 22.

Ciao Paola, conduci programmi dedicati nel circuito Radioinblu, in primis il format, “Pubblico e Privato”, come hai iniziato la tua carriera radiofonica?
Direi abbastanza casualmente. Ero a Milano nel 2003 e svolgevo la professione giornalistica, come giornalista musicale, la mia prima passione a cui ho dato l’anima e, mi è stata offerta l’opportunità dalla collega giornalista, nonché ottima speaker di Radio Italia, Paola Gallo, di entrare in questo circuito. Inizialmente è stata una scommessa. Paola ha creduto in me, è stata lungimirante, molto più brava di me nell’intuire il mio potenziale che, personalmente, non avevo ancora scoperto. Fino ad allora avevo lavorato in una piccola radio locale in Abruzzo, ma era un gioco per me, non avevo certamente una aspirazione lavorativa . Probabilmente mi ha premiato l’attenzione che ho sempre avuto nei confronti dei contenuti, la cura dei dettagli anche nella pratica in radio; in più avevo una voce che non mi portava lontano da questo mondo; Cosi ha funzionato. Paola Gallo ha continuato a credere in me e, sono, ormai, trascorsi nove anni ed, oggi, è a tutti gli effetti il mio lavoro.

Dopo tanti anni di esperienza al microfono di situazioni ed imprevisti te ne saranno capitati tanti, vorresti raccontarcene qualcuno?
Ti è mai capitata qualche gaffe in diretta? Assolutamente. C’è un ricordo indelebile che porto dentro, una situazione dove ho provato davvero panico, i secondi più lunghi della mia vita Nel primo periodo di conduzione facevo un notiziario in diretta e, iniziavo leggendo alcune notizie in sintesi scritte su diversi fogli, ma quel giorno prima che partisse il programma, non so per quale motivo, ho buttato alcuni fogli, convinta di aver eliminato quelli giusti, in realtà mi ero liberata delle notizie , cosi nel momento in cui si è accesa la lucetta rossa che da il via, non avevo nulla da leggere. L’inesperienza non mi ha dettato la soluzione giusta per risolvere bene il caso e, come risultato attimi di panico, secondi interminabili in cui ho provato a biascicare qualcosa. Ricordo ancora, con un po’ di tenerezza, l’accaduto, erano i miei primi passi e, nessuno mi aveva insegnato cosa fare in quelle situazioni, ma forse è meglio che nessuno te le insegni, cosi viverle ti permette di non sbagliare più. Naturalmente, se dovesse accadermi adesso, saprei come affrontarlo, ma all’epoca è stata veramente dura. Grazie a Dio non c’è stata nessuna conseguenza di sorta, sono stata ben capita e, me la sono cavata a modo mio, biascicando qualcosa e sintetizzando le notizie che ricordavo a memoria. Tuttavia andai fuori format perché il programma, in origine, richiedeva una lettura fredda delle notizie, mentre, invece, rese un’informazione a caldo, commentata, comunque, non ho inventato un nuovo format . Da quel momento ho capito che, possono accadere anche cose molto spaventose davanti a quel microfono.

In anni di carriera hai sperimentato vari Format, a quale sei rimasta più legata?
Sono rimasta molto legata ad Alta fedeltà, un programma che facevo inizialmente in diretta, al quale io credo ancora e, che spero un giorno di poter rifare. Non è stato possibile mantenerlo, perché richiedeva un grande impegno da parte delle case discografiche, sembra strano dirlo, può anche far sorridere, ma è la verità. Le case discografiche hanno i loro uffici stampa, uffici di promozione che svolgono un determinato lavoro e, se chiedi qualcosa in più, puoi chiederlo una volta, due, ma, alla terza, fanno fatica ad accontentarti. La mia non è una critica nei loro confronti, semmai lo è nei confronti del sistema. Alta fedeltà, come format, era improntato su una serie di interviste da realizzare, parliamo sempre di musica, ma gli incontri non erano realizzati con gli artisti, bensì con i loro collaboratori. Tutto quello che veniva fuori dalle interviste era solo raccontato al protagonista principale, che poteva commentare su quanto detto dai suoi collaboratori. Ho amato molto quel programma. So che gli artisti che sono stati protagonisti di questo spazio, l’ hanno apprezzato molto. Mi sono arrivati tanti complimenti ma è stato duro portarlo avanti, di conseguenza, è stato chiuso. Tuttavia, confido che, prima o poi, possa riprenderlo in mano.

Il personaggio più singolare ed eclettico che hai intervistato in radio?
Di personaggi e di persone ne ho intervistate tante in questi nove anni, tanto da averne perso il conto. E’ faticoso dirne uno, quando si parla di artisti, sono un po’ tutti eclettici e singolari, ma sicuramente l’intervista che mi è rimasta più nel cuore, è stata quella a Carlo delle Piane, un grandissimo attore. Sono un appassionata di film in bianco e nero, tra l’altro non ho perso un film di Totò e Carlo Delle Piane l’ho sempre visto al di là dello schermo, trovarmelo davanti è stato molto emozionante per il suo bagaglio di esperienze. Infatti, sentire in diretta il racconto della sua carriera, fatto con modestia e con un coinvolgimento sereno, mi ha colpito molto. Credevo di trovarmi davanti un divo, invece, mi sono ritrovata davanti l’uomo della porta accanto; mi ha insegnato tanto, non so dire cosa, ma sono tornata a casa più ricca.

Cosa avresti fatto se non fossi diventata una conduttrice radiofonica?
La giornalista musicale che è quello che faccio, che amo fare e che spero di continuare a svolgere. Anche se sono lontana dalla musica italiana attuale, devo confessare, in effetti che, della musica un po’ mi sono disinnamorata. Oggi se c’è un mestiere che sento molto vicino è quello dello scrittore Ho sempre scritto, ma mi ha stupito che questo sogno potesse davvero diventare un mestiere per me. E’ sempre stato un hobby ,uno sfogo, un diario o il libro scritto per me e i miei cassetti. Quando ho scoperto che interessava a qualcuno leggere quello che scrivevo, al di là della critica musicale e del giornalismo, è stata una bella scoperta. Non escludo che, al di là della radio, questo possa essere il mio futuro.

Cosa consiglieresti ad un giovane che vorrebbe intraprendere la tua stessa strada in questi tempi di crisi generale?
Consiglierei assolutamente di farlo in tutte le forme e con tutte le armi. Certo non bisogna aspettarsi qualcosa in cambio e, non parlo solo in termini economici, parlo in generale. La radio è un mondo abbastanza stitico, ma se la soddisfazione professionale è personale, allora, assolutamente si; se invece, si cercano delle glorificazioni o soddisfazioni da parte di terzi, allora diventa più difficile, ma lavorare per se stessi assolutamente si.

Cosa pensi di Radiospeaker.it?
Aspettavo questa domanda, in realtà vi seguo e vi leggo da tanto in sordina, in tutta sincerità, vi ho anche molto ammirato, perché siete una realtà seria in questo mondo di totale superficialità Si sa che il mondo del web è un mondo aperto ad ogni tipo di iniziativa ed, io adoro il web, non mi sognerei mai di parlarne male, anzi mi prendo il bello e il brutto. Mi è sempre piaciuta, comunque, la serietà con la quale affrontate questo mondo cosi leggero; siete di spessore e, proprio per questo, vi leggo e vi seguo da diverso tempo e sono molto contenta adesso di essere entrata dalla porta principale.

Articolo a cura di Nicoletta Zampano