Radio Locali: i consigli per gestirle al meglio

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Radio Locali: i consigli per gestirle al meglio

Non c’è nulla da fare, nonostante il grande successo del mezzo radiofonico, in quest’ultimo periodo esistono moltissime piccole realtà che trasmettono “sul territorio”, magari con tanti anni alle spalle, che scompaiono o rischiano di scomparire. Spesso ne abbiamo parlato qui, su Radiospeaker.it.

Il tema sicuramente è di grande attualità e lo si capiva già da tempo, nemmeno tre settimane fa persino il conduttore Carlo Conti alla conferenza stampa di Sanremo, ha avuto modo di trattarlo

Non so voi, a me ha fatto molto piacere vedere riconosciuto il valore del mezzo radiofonico da parte di una vera e propria “star” della televisione italiana. Ma Carlo Conti non si è limitato solo a questo, si è lasciato andare dando consigli sulla realtà delle radio locali.

Mi è sembrato interessante riassumere per punti, commentandole, alcune riflessioni che sono state fatte, proprio perché possano diventare spunto di dibattito anche con voi lettori, affinché possiate portare la vostra esperienza e dirci il vostro punto di vista.

1) “Per una radio locale è importante non scimmiottare i Network”.

Credo si tratti di una dichiarazione assolutamente condivisibile. Molte radio locali sono infatti letteralmente “invase” da format che risultano essere la brutta copia di programmi che vanno in onda su radio nazionali. E’ chiaro che la “sfida” è quasi sempre persa in partenza dato che il confronto, vuoi per la popolarità degli speaker, vuoi per il numero di ascoltatori, non può che essere impari.

2) “Importante è la presenza sul territorio coi notiziari più dettagliati possibili, seguendo il traffico anche della strada, della via, della città, della regione, calandosi molto nella realtà dove si vive”.

Anche questa è una dichiarazione che trova tutti d’accordo, anche se credo sia necessaria una riflessione più approfondita in merito. Certo, per una radio locale è fondamentale farsi conoscere nel suo territorio e un ottimo punto di partenza è l’attenzione alla realtà locale tramite i notiziari. Tutto vero, ma questo non può che essere un punto di partenza. Se un’emittente locale punta solo a questo significa che vuole sopravvivere e forse rischia di tramutarsi in una radio fatta solo di notizie. Non vorrei sembrare un “sognatore”, ma dove sta la bellezza di poter sperimentare programmi e format che dovrebbe esserci in queste piccole realtà, ancor prima che nei grandi network? Una radio locale deve essere capace ed avere il coraggio di costruirsi una sua identità, questo trovo sia fondamentale.

3) “Quando ho iniziato a fare radio, si chiamavano radio private nel senso che erano letteralmente private di tutto”.

Ahimè, questa dichiarazione è vera ancora oggi, soprattutto nelle piccole realtà locali che faticano a sopravvivere. In questo caso le colpe sono molteplici: certamente c’è a volte l’incapacità da parte di chi le gestisce di portare avanti un progetto, dall’altra parte però pesa il fatto che dall’alto o dagli enti preposti non venga assolutamente presa in considerazione la possibilità di aiutare e valorizzare queste realtà che sono spesso delle “fucine” di idee, di novità, che debbono a mio avviso essere considerate a tutti gli effetti come forme d’arte e di cultura da tutelare. Forse i Network dovrebbero mostrare più attenzione nei confronti di questi piccoli “mondi”, che non significa “colonizzarli” o farli diventare delle loro “succursali” ma utilizzarli come vere e proprie “scuole” dove formare gli speaker del futuro.

4) “Non credo che la televisione, come hanno dimostrato i fatti, o il web possa uccidere la radio. La radio ha una sua strada, una sua via. Sarà sempre forte. Saranno fortissimi i network ma saranno anche sempre forti le radio locali”.

Questo è l’augurio più bello che tutti noi amanti della radio possiamo farci, ma i fatti l’hanno già ampliamente dimostrato: la radio è unica e non tramonterà mai!

Articolo a cura di Mattia Savioni