Radio Rai: il pianto di Ugo Russo per la sua ultima radiocronaca

Radio News

Radio Rai: il pianto di Ugo Russo per la sua ultima radiocronaca

Ci sono dei momenti radiofonici davvero indimenticabili, che dimostrano come questo sia davvero il lavoro più bello del mondo e che raccontano tutte le emozioni che si possono provare lasciando questo mezzo.

Parliamo di un settore della radiofonia molto particolare, pieno di grandissimi talenti e incredibili professionisti, un ruolo molto delicato, impegnativo, ma pieno di soddisfazioni: quello del radiocronista sportivo. Così su due piedi mi vengono da citare quelli di Rai Radio 1 e RTL 102.5, sicuramente i più conosciuti su piazza, anche se come dicevo ci sono molte emittenti più piccole, soprattutto nel Centro Italia, con ragazzi pieni di talento che si cimentano in questa sfida così complicata, frutto di un’incredibile preparazione, una conoscenza sul calcio molto approfondita e una cura del dettaglio particolarmente sviluppata.

Vi ricordo solo che il loro compito è quello di farvi vivere le emozioni di una partita senza guardarla in televisione, quindi senza l’ausilio delle immagini, cercando di dare tutti i dettagli che servono e portare avanti il racconto del match, ma dall’altro lato trasmettervi tutta la suspense e le emozioni che solo il vero tifoso può provare e far vivere agli altri sempre, sottolineo di nuovo, senza utilizzare gli occhi, che guardando una partita in tv diventano fondamentali e aiutano parecchio lo spettatore allentando le pressioni al telecronista di turno.

E parlando di radiocronache sportive ci sono personaggi che davvero hanno fatto la storia di questo sport e di questa professione. Uno dei più conosciuti e amati è sicuramente Ugo Russo, voce storica di “Tutto il calcio minuto per minuto” su Radio 1 da 42 anni che, come ogni persona arrivata ad una certa età, ha dovuto fare i conti con la pensione, e questo weekend ha effettuato l’ultima radiocronaca della sua lunghissima e onorevole carriera.

Si trattava di una partita di Serie B, Livorno-Trapani, terminata 6 a 0 per la squadra di casa. La struttura della trasmissione Rai prevede che alla fine di tutte le partite si faccia un giro su tutti i campi collegati, con interventi di una trentina di secondi a testa circa, per ricordare il risultato, i marcatori e raccontare brevemente come si è svolta la partita.

È proprio in questo momento che, una volta data la linea a Ugo Russo sul campo di Livorno, il telecronista inizia il suo intervento e resoconto ma dopo pochi secondi, sicuramente consapevole del fatto che quelle sarebbero state le sue ultime parole in onda, scoppia a piangere nel ringraziare ascoltatori e colleghi e l’emozione è così forte che si distinguono a malapena le parole che sta pronunciando, tant’è che nemmeno le ho capite ascoltando più volte l’audio di quel momento.

Dallo studio centrale arriva un incoraggiante “Vai tranquillo Ugo, dai…” comprendendo sicuramente la difficoltà di quei secondi. Ecco il video per sentire l’audio di questo intervento.

 

È stato un momento di grandissima tenerezza, umanità e una conferma del rapporto e dell’amore che si può creare grazie alla radio con ascoltatori, amici e colleghi. Nella sua carriera Ugo Russo verrà sicuramente ricordato per le radiocronache di Olimpiadi, Mondiali e Europei di varie specialità, di Giri d’Italia di ciclismo e Sei Nazioni di Rugby.

Alle Olimpiadi di Sydney del 2000 ha seguito gli avvenimenti di 23 diverse discipline raccontandole in diretta. Un grandissimo augurio ad Ugo Russo con la speranza che possa in qualche modo continuare la sua collaborazione, anche esternamente, con Radio Rai e con la certezza che verrà sempre ricordato dagli ascoltatori e dal suo affezionatissimo pubblico per la sua professionalità e per tutti i racconti sportivi di questi 42 lunghi anni di servizio.

Leggendo i commenti ai vari video e ai vari articoli pubblicati in questi giorni i pareri sono unanimi, tutti di ringraziamento e complimenti per Ugo, quindi, come sempre, il lavoro e l’impegno pagano sempre e anche il pubblico lo capisce, lo sente e lo riscontra.

 

Articolo a cura di Nicola Zaltieri