Radio Rai 1 chiude il programma "La bellezza contro le mafie"?

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Radio Rai 1 chiude il programma "La bellezza contro le mafie"?

Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.”(Presentazione  programma)

Questo breve saggio del noto giornalista, Peppino Impastato, vittima della mafia nel 1978, rappresenta appieno lo spirito del programma di Radio1 “La bellezza contro le mafie”, un format giornalistico unico dove attraverso la riscoperta stringente della  profonda bellezza della vita si scopre il senso dell'assoluto, concedendo i giusti spazi al tempo e alle azioni in uno spirito di sentita giustizia sociale antimafia.

La giornalista Francesca Barra ha confezionato da sola in quattro anni un prodotto di alta qualità professionale dove trasparenza, sensibilità, senso critico e artistico, responsabilità e condivisione, creano una scatola informativa di classe a difesa dei più deboli, vittime di mafia e criminalità.

Basta ascoltare un solo podcast della trasmissione per coglierne al volo l'essenza. In questi casi è scontato, ma giusto sottolineare il grande servizio sociale pubblico reso che rende sorprendente la scelta della Rai di chiuderlo quest'anno per mancanza di fondi. Notizia che ha fatto alzare la voce all’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia che ha promosso un'iniziativa di pacifica protesta comune con altre associazioni, fondazioni e centri studio contro le mafie per salvare la trasmissione di Francesca. Una vera lettera-appello alla Rai affinchè non spenga questo canale di forte cultura antimafia.

Ripercorrendo le tappe geografiche e contestualizzate di una macchina criminale a doppi ingranaggi che ancora, oggi, isola e ostacola lo sviluppo del Paese, Francesca ci conduce, dolcemente, per mano nelle storie legate a fatti di sangue e ingiustizia tra interviste e casi di stretta cronaca. Un percorso piano e logico tra saggezza popolare e  raziocinio dotto. Una formula vincente che può raccontarsi in due battute: Difesa della vita, abbattimento delle frange di un sistema spezzato e valorizzazione della dignità di ogni indivìduo.

Esaminando semplicemente a campione la puntata del 03 febbraio del 2013 scopriamo un sommario di tutto rispetto con tre interviste di primo piano: la prima testimonianza è spiazzante e vera, è la voce e le mani del giovane giornalista Giovanni Tizian, minacciato per le sue inchieste “pulite” dalla mafia. Un grido forte e indomito che spacca, testimoniando il profondo senso civico del giornalismo di azione.

Le sue parole sulla questione “rischio di vita” sono decise e lasciano il segnonon è prioritario perchè comunque lo metti in conto, non solo facendo il giornalista, ma anche il commerciante(...)Un richiamo forte al nostro Paese che si svela tutto in queste parole “Ancora c'è molto isolamento nel nostro Paese perchè la mentalità che si è radicata ha molti tratti in comune con la mentalità mafiosa(...)”Un viaggio approfondito che si intensifica in crescendo con le parole del giornalista e scrittore Pino Aprile che con il suo bestsellers giornalistico“ Terroni” ha descritto gli eventi storici che hanno penalizzato economicamente il meridione.

Un'intervista precisa dove si punta su due aspetti: Da una parte il sud  che si salva da solo sulla scorta dei giovani meridionali che si stanno sensibilmente evolvendo grazie ad una rete tecnologica sempre più avanzata che annulla le differenze tra nord e sud “per i nostri giovani, i nativi digitali, cambia la disponibilità di un universo tecnologico diverso perchè la rete è un posto dove è impossibile rendere qualcuno meridionale, perchè è un posto dove non c'è spazio, non c'è giografia, quindi non c'è Nord e non c'è Sud (...)”,dall’altra in secondo luogo si sofferma sul termine “Terroni”, considerato socialmente una forma di insulto, un essere qualcosa di meno, mentre, in realtà, è indice di una profonda ignoranza sulla storia e la cultura del meridione che crea pregiudizio e divisione.

Riflessioni che accompagnano gli ascoltatori tra intermezzi strutturali, contributi sonori ed espressioni poetiche di grande impatto emotivo, chiudendosi con l'ultimo appello della Fondatrice del Comitato a sostegno delle famiglie “Non archiviamo la giustizia”, gruppo nato per difendere alti valori di giustizia sociale.

Questa breve radiocronaca scritta ci permette di comprendere quanto sia necessario ancora, oggi, coltivare un sano spirito riflessivo di rinnovamento sociale. Un programma radio non può far scoppiare una rivoluzione, ma può accompagnare ed incoraggiare l'ascoltatore verso il cambiamento, fornendo le giuste spinte motivazionali. Auspichiamo un reale ripensamento da parte dei vertici Rai e nell'attesa ci stringiamo  solidali alla conduttrice e giornalista Francesca Barra.

Fonti: http://www.rai.it/dl/radio1/2010/programmi/Page-68e78d62-b47e-4378-a07f-14d94307f5f6.html

http://www.soniaalfano.it/2013/12/20/lettera-appello-alla-rai-per-la-bellezza-contro-le-mafie/

Articolo a cura di Nicoletta Zampano