Il Radiodramma: La Radiofonica Arte Invisibile, di Rodolfo Sacchettini

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Il Radiodramma: La Radiofonica Arte Invisibile, di Rodolfo Sacchettini

“Opera radiofonica è quella in cui tutto si ascolti e niente si veda. E se il non vedere è un limite, l’opera radiofonica di quel limite fa la sua forma”(stralcio tratto da “La radio cerca la sua forma” di Rudolf Arnheim).

“La radiofonica arte invisibile” narra le vicissitudini quasi tragicomiche, del radiodramma italiano in modo accurato e intenso, spaziando dai mitici esordi degli anni venti, fino ad arrivare al boom dei sessanta. Analisi critica condotta da Rodolfo Sacchettini, dottore di ricerca in Italianistica, curatore e redattore di numerose pubblicazioni e studi in ambito teatrale.

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Nel suo volume confessa che lo studio in sé nasce come tesi di un Dottorato Internazionale, svolto presso il Dipartimento di italianistica dell’Università di Firenze, con il contributo di molti,( Lilia Rocca, Arnoldo Foà, Antonio Rugiu e Anna Antonelli, ecc…), per sopperire ai numerosi vuoti del panorama artistico radiofonico. Dalla constatazione della scarsa informazione critica sul radiodramma italiano, parte la consultazione di più di duecento radiodrammi che raccontano l’epopea storica ed artistica di un genere difficile da catalogare, ma che ha modellato e reinventato l’arte radiofonica, ridefinendone gli spunti creativi.

Figure radio standard come quella dello speaker, dell’autore o regista radiofonico e del giornalista radio nascono, mutano e si evolvono anche sulla base degli sviluppi del melò radiofonico e non solo dei drammi storici, politici e culturali vissuti nel paese: dal teatro alla radio, infatti, il passo per uno sviluppo organico creativo è breve. La minaccia della televisione e del cinema è ancora lontana e la magia “onirica” della radio traspare dalle voci, dai suoni e dai rumori che la rendono unica nella sua semplicità intimista e ne fanno la differenza.

La ricerca di Sacchettini inizia dal “basso”: l’ars acustica. Il gioco creatico dell’arte dell’ascolto si delinea come “rappresentazione del mondo per l’orecchio” in un mix di suoni, musica, tempi, ritmi, silenzi, dinamiche e armonie. A differenza del teatro che ha bisogno di una scena, la radio abolisce lo spazio. L’emozione risulta senza tempo, inquadrata in didascalie sonore che evocano immagini espressive e la natura acusmatica del mezzo radio, permette una configurazione acustica astratta e libera che colpisce “l’estro fantasioso” del singolo ascoltatore.

L'autore, analizza in particolare lo studio del linguaggio radiofonico nello specifico costitutivo, evidenziando la posizione di un esponente di spicco come Rudolf Arnheim, considerato un vero psicologo dell’arte. Il tema centrale dell’opera resta il radiodramma che viene “spulciato” nel dettaglio con una disamina di vari drammi, autori e trame. Personaggio evidenziato da protagonista agli albori risulta Ettore Giannini, sceneggiatore e regista napoletano che ha iniziato la sua carriera autoriale, scrivendo sceneggiati radiofonici tra il 1936 e il 1938.

Opere come "Isolato C", "Uno nella folla", "Gente in treno", "Arriva una nave", "Transatlantico" e la più famosa "E un uomo vinse lo spazio", rappresentano le prime pagine di valore espressivo assoluto del mezzo radio, il più compiuto esempio di “oratorio radiofonico”.

L’ultima parte del volume si affaccia sulla “nuova radiodrammaturgia” post-guerra. E’ l’epoca d’oro della radio dove voglia di rinascita e di ricostruzione la fanno da padroni. Nel contesto nascono le prime riviste radio di settore specializzate come “Radiocorriere”, oltre che magazines indipendenti che trattano nello specifico il radiodramma come “Repertorio” e “Radiodramma”. Tanti i protagonisti evidenziati, tra i più spiccano Diego Fabbri, Vasco Pratolini e Gian Domenico Giagni. Una particolare menzione nell’ultimo capitolo risalta due “casi eccezionali”: Carlo Emilio Gadda e Alberto Savinio.

A. Savinio Alberto Savinio (nome d’arte) è stato uno scrittore, compositore e pittore di origini italiane. Fratello del più noto pittore Giorgio De Chirico. Talento poliedrico e multiforme, Savinio inizia collaborazioni in radio negli anni quaranta. Sacchettini si sofferma sulle particolarità di due radiodrammi di Savinio: "Cristoforo Colombo" e "Agenzia Fix", commissionati entrambi dalla RAI. L’accento è posto inevitabilmente sulla spettacolare capacità del Savinio di coniugare due linguaggi in uno, musica e parole, stretti coralmente in un racconto uditivo sceneggiato senza precedenti, dove il risveglio delle coscienze diventa il termine ultimo di riferimento e il motore di partenza.

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“La radiofonica arte invisibile” delinea un lavoro deciso e approfondito di indagine su un ambito radiofonico semi inesplorato, un operazione puntigliosa e pungente e, a tratti poetica. Nel complesso Sacchettini ha contribuito a lasciare un segno, una traccia che potrà essere utile a quegli spiriti sensibili e artistici che vogliano approfittarne, oggi, per dare “voce” e “senso compiuto” all’invisibile arte radiofonica. La radiofonica arte invisibile. Il radiodramma italiano prima della televisione di Rodolfo Sacchettini (Titivillus; pp. 280; euro 16)

Articolo a cura di Nicoletta Zampano

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