RadioDynamo, la radio come cura per i ragazzi malati

Interviste

RadioDynamo, la radio come cura per i ragazzi malati

“Curare” attraverso il sorriso, utilizzando la radio come mezzo di contatto con ragazzi malati. Questo l’obiettivo di RadioDynamo. Oggi Radiospeaker.it incontra Niccolò Lupone, responsabile di questo progetto nato soltanto un anno e mezzo fa.

Com’è nato il progetto?
Il progetto è nato un po’ prima di un anno e mezzo fa, ma solo da diciotto mesi ha preso il via. C’era l’esigenza di trovare un mezzo semplice, utile che fosse adatto al target di persone che volevamo colpire per portare lo spirito ricreativo del Dynamo Camp, una struttura fisica chiusa, al di fuori di essa, dove soltanto un certo numero di ragazzi poteva arrivare. Nel Camp, che si trova in Toscana, sono ospitati bambini gravemente malati per alcune settimane di vacanza, Per questo abbiamo scelto la radio come mezzo di diffusione. Abbiamo preso spunto da un’esperienza simile, ma con caratteristiche diverse in Europa, Radio Lollipop.

Qual è la sua principale caratteristica?
Quello che fa Radiodynamo è molto semplice. Prende la radio e si sposta in tutta Italia all’interno degli ospedali per svolgere attività radiofoniche con questi ragazzi, facendoli diventare dei piccoli deejay. La caratteristica principale è questa: rendere mobile una struttura fissa come quella della radio e portarla all’interno di ambienti, quali ospedali, che non vedrebbero la radio come un mezzo fisico d’intrattenimento.

Come siete accolti dai ragazzi all’interno degli ospedali e qual è la partecipazione?
C’è molta curiosità mista a paura perché la radio provoca questo effetto nei confronti di chi si approccia al microfono e al mondo della radiofonia in generale. I ragazzi sono molto curiosi perché spesso chi racconta loro cosa andranno a fare lo spiegano in modo molto sommaria e dimenticandosi che, in realtà, spiegare cos’è la radio è molto semplice. Invece intortano i ragazzi con una serie di caratteristiche del mezzo che li spaventano. Il nostro compito è inizialmente abbattere questo muro di diffidenza nei confronti del microfono. Quando i ragazzi capiscono che possono dare spazio alla loro creatività, che possono giocare, divertirsi, quello di sicuro è il momento migliore. A coloro che ci chiedono cosa pensano i ragazzi quando andiamo lì, rispondiamo che la radio essendo un mezzo che non si vede, ed essendo loro ragazzi malati la cui condizione di salute si ripercuote anche sul fisico, il fatto di poter essere tutti uguali in quel momento, dunque utilizzare semplicemente la propria voce, è un valore aggiunto e ciò li trasforma veramente in deejay di alto livello.

Essendo un web radio no profit e, soprattutto un ONLUS, qual è il messaggio che volete trasmettere e, dunque, la vostra mission?
Riprendendo quella che la mission della struttura di Dynamo Camp, l’idea è di poter “curare” anche attraverso il sorriso. Si deve utilizzare il trascorso medico per svolgere l’iter riguardante le patologie del ragazzo malato MA che ci possa essere nel proprio trascorso ospedaliero anche un momento nel quale si ritrova il divertimento, nel quale si riscopre la voglia di giocare. Per esperienza personale posso dire che, se da un lato siamo all’avanguardia dal punto di vista medico, dall’altro lato delle strutture siamo carenti.  I ragazzi che devono stare in ospedale per ultimare le proprie cure hanno BISOGNO DI DIVERTIRSI ma spesso se lo dimenticano.  La nostra potrebbe essere una pretesa molto grande ma IL SORRISO FA TANTO. Qualcuno potrà storcere il naso quando ho usato la parola “curare” avendo da obbiettare contro la “Medicina del Sorriso” però bisogna provarlo sulla propria pelle per valutarne l’efficacia.

Quanto è importante il sostegno di Radio Deejay e Telecom in questo progetto?
Sono due colossi nei rispettivi campi d’azione e per questo sono due partner importanti. Da un lato Telecom che, dal punto di vista tecnologico, ci offre una grossa mano. Dall’altro lato, giacché discutiamo di radio e Radiospeaker.it ne parla molto bene, c’è Radio Deejay che sul panorama delle radio nazionali è la più forte, almeno per i numeri. Averla con partner è un aiuto artistico, sicuramente, di prestigio. Potersi confrontare con persone che la radio la fanno da tanto tempo e ne hanno visto i vari cambiamenti è utile alla nostra crescita.

Dato che conosci Radiospeaker.it, cosa ne pensi?
Sfido a non conoscere Radiospeaker.it almeno per chi è nel nostro campo. Arrivata in maniera dirompente, è diventata un mezzo d’informazione, anche per chi la radio la vede solo come una passione e non come un lavoro. Potersi ritrovare, scoprire il dietro le quinte dei colleghi o di altre realtà è molto interessante. Il valore aggiunto di Radiospeaker.it sarà il fatto di poter dare lavoro a tanti che sognano e sperano di arrivare davanti ad un microfono.

Intervista a cura di Giuseppe Opromolla