Quali Regole Personali vi date in Radio?

Conduzione Radiofonica

Quali Regole Personali vi date in Radio?

La nostra è una società civilizzata. Ovviamente, direte. Ed è altrettanto ovvio che per vivere all'interno di questo mondo si tengano dei comportamenti che non sono scritti da nessuna parte, ma che diventano automatici in base all'esperienza personale e sopratutto in base all'educazione ricevuta e che si vuole mantenere nella propria vita. Questo succede nella vita di tutti i giorni, camminando per strada, durante il lavoro, in un luogo pubblico e nelle relazioni con gli altri.

Allo stesso modo però può avvenire in radio, nel senso che la radio può essere tranquillamente considerata una vetrina pubblica di rilievo. Se siamo in onda in quel momento rappresentiamo non solo noi stessi, ma l'emittente stessa, l'azienda e la struttura che la compongono, ma sopratutto le persone e i colleghi che ci lavorano dentro. A quel punto ogni parola detta in onda, ogni pensiero espresso o ogni notizia data diventano la parola di tutta la radio, con annesse responsabilità e conseguenze.

In molte realtà c'è una specie di codice comportamentale da "rispettare" o a cui allinearsi e sicuramente la persona che dirige la radio vi parlerà di quello che si può fare ma sopratutto NON fare. Però quando accendiamo il microfono e quando andiamo in onda siamo solo noi, nessuno può controllare quello che si dice o fermarti se quello che stai facendo non va bene. Può succedere in un secondo momento, quando magari il danno è già stato fatto. Per questo ognuno di noi ha dentro di sè un codice etico e comportamentale personale, proprio perché come quando camminiamo per strada non tiriamo schiaffi a chiunque incontriamo, così parlando alla radio abbiamo un modo di fare che non ci insegna nessuno ma che deriva da una nostra scelta di mantenere un certo stile, una certa coerenza e linea di pensiero.

Si decide quello che si può dire e quello che verrà tralasciato, si decide come dirlo. Questo si riflette sopratutto, credo, su tre macro-aspetti: marchi, terminologia e argomenti trattati. E allora qual è il codice che vi siete imposti quando trasmettete? Spesso tutto ciò si forma col tempo ma sopratutto dipende in buona parte da quello che avete ascoltato nella vostra "vita radiofonica", da cosa vi è piaciuto o non vi è piaciuto, da cosa avete apprezzato o rifiutato.

Per quanto mi riguarda, ad esempio, mi hanno sempre infastidito i programmi radiofonici dalla parolaccia facile, dall'espressione volutamente volgare usata per attirare l'attenzione o per distinguersi dagli altri e fare i "trasgressivi". Per questo ogni volta che faccio radio non uso mai termini volgari o offensivi, verso nessuno, riferendomi a persone più o meno conosciute con aggettivi mai denigratori o sottolinenando un "virgolettato" se all'interno di una notizia questi fossero usati.

Un'altro "dictat" che mi obbligo a rispettare quando trasmetto è il rispetto massimo verso gli ascoltatori. Spesso bisogna ammettere che ci sono delle richieste assurde, personaggi piuttosto insistenti o altri casi che ben conoscerete ma se il programma va avanti e se siamo seduti in quello studio è proprio perché qualcuno ascolta e proprio per questo va trattato con il massimo rispetto, in ogni caso. La radio senza ascoltatori non sarebbe nulla e per questo bisogna comportarsi correttamente con ognuno di loro.

Un altro capitolo riguarda i temi da trattare e le notizie da dire: trovo molta difficoltà a parlare di morte, di anniversari per ricordare la morte di un personaggio o di notizie simili, non so mai come trattarle e come riuscire a dire qualcosa di sensato senza scadere nell'ovvietà e nella memoria scontata. Passando di palo in frasca cerco di evitare anche tutte le notizie trash e i gossip da rotocalco di seconda mano, le ritengo notizie inutili che servono solo a riempire un buco, sempre meglio un passaggio disco-disco se non si hanno contenuti da dare.

Allo stesso modo evito totalmente la politica o i pensieri partitici, meglio lasciarli ai programmi che se ne occupano in maniera più approfondita e con una conoscenza maggiore dell'argomento. Queste più o meno un paio di scelte che ho deciso di fare in merito agli argomenti da trattare o da escludere. Importante (ed estremamente difficile) in questo caso è cercare sempre di essere "orizzontali", cioè parlare anche dell'argomento che si conosce meglio come se ad ascoltare ci fosse un profano della materia, per renderla comprensibile a tutti.

Altro discorso molto delicato è quello riferito ai marchi: quante volte avrete sentito dire o vi sarete chiesti "Posso dire il nome di una marca o di un esercizio commerciale qualsiasi?" Anche in questo caso non c'è un vero e proprio modo di comportarsi anche se solitamente si tende a evitare di pronunciare in diretta nomi di locali o marchi conosciuti, nonostante stia sempre nella discrezione di chi sta parlando e del particolare momento (capita in diretta che un ascoltatore per farsi pubblicità dica comunque un nome o chieda di poterlo dire) ma questo rimane comunque un tema molto delicato da affrontare.

Piccola aggiunta finale, sembrerebbe scontata ma non sempre lo è, tra i comportamenti da tenere che mi sembrano basilari il rispetto per la struttura e per la radio stessa. Troppe volte ho visto trasmettere con i piedi sul tavolo, buttando cuffie per terra finita la diretta, tirando cavi e microfoni senza ritegno per avvicinarli meglio, gettando pezzi di cibo o sacchetti vuoti in giro per lo studio ecc ecc. Si commenta da sé. Detto ciò, voi che regole vi siete dati durante la diretta? Che comportamento tenete, cosa evitate e cosa invece scegliete di fare?

Articolo a cura di Nicola Zaltieri