Qual è ormai il ruolo dell'ascoltatore nelle Radio?

Curiosità Radiofoniche

Qual è ormai il ruolo dell'ascoltatore nelle Radio?

Non c’è dubbio, quello che stiamo vivendo è un periodo molto “florido” per le radio ma anche per ifedelissimi ascoltatori delle numerose emittenti italiane.

Capita infatti sempre più spesso di ascoltare sulle varie frequenze programmi in cui il coinvolgimento di chi è all’ascolto è cosi alto che il pubblico sta diventando sempre più protagonista. Numerosi sono gli “espedienti” per raggiungere l’obiettivo di attirare maggiormente la sua attenzione. Ci sono gli intramontabili giochi a premi, che nel corso del tempo si sono evoluti ma che riscuotono sempre un grande interesse anche per la portata di ciò che si può vincere, ma non solo.

Talvolta chi sente la radio è chiamato a diventare a tal punto protagonista da poter ottenere “attimi di celebrità” attraverso un intervento radiofonico (la “classica” telefonata) o grazie alla possibilità di poter parlare di se anche per parti consistenti di un programma senza necessariamente essere una personalità importante, perché alcuni format o alcune puntate possono essere “costruite” attorno all’ascoltatore. Per non parlare poi delle rubriche gestite proprio dagli ascoltatori (e dire che un tempo erano i conduttori a doversele “inventare” di sana pianta) o delle iniziative di vario genere promosse attraverso i Social di cui la radio può talvolta farsi promotrice su ampia scala.

Tutto questo pone certamente in evidenza alcuni aspetti di questo mezzo di comunicazione e, se vogliamo, alcuni cambiamenti su cui credo possa essere interessante riflettere. Primo fra tutti il ruolo di chi è all’ascolto che sta tornando sempre più ad essere protagonista.

A questo punto vorrei sentire la vostra opinione: pensate che tutto ciò impoverisca i contenuti di molti programmi radiofonici, oppure è soltanto un modo per cercare di aumentare il numero di ascoltatori? E ancora: anche voi avete notato che oggi più che mai il ruolo dell’ascoltatore è “attivo” e non più “passivo” come un tempo?

Tutto sommato credo che se la radio è fatta per comunicare e per unire tra loro le persone, ma soprattutto se “vive” grazie agli ascoltatori, il fatto che anche loro possano svolgere un ruolo “attivo” nei programmi sia positivo, anche se questo forse va un po’ a discapito dell’immagine “idilliaca” e magica della radio che un tempo veniva solo ascoltata e dello speaker che era il vero “eroe” protagonista di questo mezzo di comunicazione.

Articolo a cura di Mattia Savioni