Sergio Caputo e la sua Radiopoli

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Sergio Caputo e la sua Radiopoli

E in questo sabato qualunque un sabato italiano. Il peggio sembra essere passato La notte un dirigibile che ci porta via lontano. E in questo sabato qualunque un sabato italiano Il peggio sembra essere passato La notte è la variabile che ci porta via per mano.” (Un sabato italiano- Sergio Caputo)

Eri piccola, piccola, piccola, così! Poi, è nato il nostro folle amore, che, ripenso ancora con terrore. M’hai stregato. T’ho creduta. L'hai voluto. T’ho sposata. Eri piccola, piccola, piccola, sì, così! Queste le dolci e impertinenti parole dello swing man torinese,  ormai scomparso, Fred Buscaglione che con  canzoni storiche come “Eri piccola cosi!” diventò una celebrità jazz. Ciuffo lungo, sguardo ironico, sigaretta sempre accesa, brillantina sui capelli e un bicchiere di superalcolico con ghiaccio come compagna.

Ancora oggi è ricordato  come il re di sfrenati swing e deliziose ballate. Per chi non fosse pratico lo “swing” americano è un elemento caratteristico della musica jazz, contraddistinto da una ritmica particolare. E’ storia l’immagine di  Fred , artista di successo alla fine degli anni cinquanta,  diviso tra musica,  pubblicità, televisione e film, inquadrato dai più come il simpatico spaccone.

Una storia artistica importante che ha avuto come erede legittimo il cantautore italiano Sergio Caputo.Apprezzato per le sonorità swing di classe,  ha all’attivo tre edizioni  del Festival di Sanremo - con “Il Garibaldi innamorato” (1987), “Rifarsi una vita” (1989) e “Flamingo” (1998) -  poi il trasferimento in California, dove Caputo  ha suonato e inciso album di smooth jazz,  senza dimenticarsi brevi e periodiche tournée in Italia, dove ancora gode di una grande popolarità. Attualmente Sergio risiede con la sua famiglia in Italia dopo dodici anni all’estero.

Il caso vuole che l’uscita del suo ultimo album di inediti “POP, JAZZ and LOVE” tra inglese e un po’ di italiano sia stato accompagnato da dure polemiche e critiche  alla radiofonia italiana sui social network da parte dell’artista per alcuni “no” che gli sono stati resi per il lancio dell’album.

Ma partiamo con ordine. E’ cronaca recente il suo commento sprezzante e negativo nei confronti di Radio 105 promosso su facebook e twitterComunico a tutti che - come mi informa il mio ufficio stampa - radio 105 non passerà alcun brano del mio nuovo album POP, JAZZ and LOVE in quanto "non in linea con la radio". Ne consegue che ciò che si sente in alcuni network non nasce dai gusti del pubblico, ma da un filtro dai criteri quanto mai oscuri esercitato da - tipo - due o tre persone che decidono quali artisti debbano esistere e quali no. In attesa di spiegazioni, consiglio cortesemente a tutti i miei estimatori di non ascoltare più questa radio.” A questa durissima presa di posizione, fa  seguito ieri un altro post sintetico in cui rimanda i suoi fans direttamente al suo blog personale per approfondire la questione a modo suo.

Dopo qualche rimbalzo su alcuni quotidiani online, anche l’agenzia Ansa si occupa del caso CaputoAll'indomani dell'uscita del suo nuovo album, 'Pop Jazz and Love', che arriva dopo la celebrazione del trentennale (2013 - 2014) del suo primo disco 'Un sabato italiano', l'artista denuncia il "boicottaggio" delle radio, legato - spiega - a presunte "linee editoriali" delle stesse che però, osserva, passano anche generi molto distanti tra loro, con playlist paragonabili, facendo un salto indietro nel tempo, ad un'accozzaglia di artisti come  Clash, Mino Reitano, Joni Mitchell, Michael Jackson, Sex Pistols, Iva Zanicchi, Ian Dury e Luciano Pavarotti.” Riassunto breve e preciso della sua dettagliata e personale critica a cui non è dato dare una soluzione definita per ora. Anche se molti  scommettono sulla fruttuosa e popolare opera di marketing che le sue proteste online stanno ottenendo.

Premetto che ricercando sul web mi sono ritrovata una deliziosa quanto recente sua breve video intervista su Radio Capital in cui promuove il nuovo lavoro e riconosco  tra l’altro il suo amore per la Radio Io amo la radio, ci sono cresciuto, mi ci sono formato culturalmente, e ed è un mezzo senza il quale non sarei mai diventato un cantautore di successo. In Italia ci sono centinaia di radio che svolgono correttamente il loro lavoro di diffusione della cultura musicale, e a loro porgo i miei omaggi.” Tuttavia la sua tesi sulla presunta “Radiopoli” mi sconcerta, anche se posso comprendere il rammarico e la forte delusione per l’esclusione incondizionata delle sue nuove tracce da parte di alcuni grandi Network radiofonici nazionali.

Sergio sottolinea nel suo blog l’esistenza di una dura lobby radiofonica C’è una lobby di radio che si sono unite per dominare la musica, la discografia, le edizioni, inzuppare il biscotto nel LIVE, e guadagnare percentuali di vario tipo dagli artisti che mettono in onda.  C’è una etichetta discografica associata a tre grossi network in particolare (indovinate voi quali), e guarda caso quelle radio trasmettono solo gli artisti che ne fanno parte (ed eventualmente quelli enormi che non è possibile ignorare per questioni di audience).  Ci sono artisti di questa etichetta che scrivono i pezzi di tutti gli emergenti.  Ma se sei un emergente non sponsorizzato, non hai nessuna possibilità di passare in radio.  Questo in termini schietti si chiama MONOPOLIO, e in Italia sarebbe proibito, ma nessuno parla.  Perchè?...”

E in riferimento al secco rifiuto di Radio 105 balena la paura di rimanere disoccupato e credo sia questa paura arcaica ad averlo spinto a reagire in questo modo, ma su facebook i commenti critici nel settore si sprecano.

Da quello serio  e rispettoso di Fabrizio Mondo, CEO & Founder di WebRadiocomando.itSergio Caputo dovrebbe comprendere che Radio 105 non è una onlus e che può decidere autonomamente cosa trasmettere e cosa no” a quelli marcati di tanti appassionati e radiofonici, rimasti di stucco sulle sue “obiezioni oggettive” che declamano generalizzando “contributi statali” alle Radio nazionali e scarsa regolamentazione sulle linee editoriali. “Una radio di portata nazionale, che ottiene le sue licenze dallo Stato ottemperando ad una serie di regole - prima fra tutte quella di trasmettere le news e di avere un certo numero di notiziari al giorno - e prende contributi dallo Stato - è una realtà sociale di tutti, insomma è un servizio pubblico;  come tale, prima di discriminare, censurare o oscurare un personaggio pubblico o un artista affermato come me, deve avere dei buoni motivi.  Che non possono risiedere nei gusti personali dell’editore” Dati discutibili e molto criticati. Per quanto mi sembra di ricordare le radio commerciali non sono finanziate dallo Stato.

E c’è chi con garbo e tranquillità sottolinea “A noi  (…)e' arrivata sia la cartolina che la " pressione" discografica di Caputo. Ma abbiamo risposto negativamente semplicemente perche' il brano e' proprio anonimo e stantio. Punto. Capito Caputo?” e chi rigetta le sue considerazioni ritenendole false e criticando la sua boria: da una parte “Quindi dice 'siccome 105 prende soldi dallo stato, allora deve suonare la mia musica'. La prima affermazione mi pare falsa, la seconda non supportata da alcuna legge (dello stato)” e dall’altra giunge la voce “Un dato è certo: i centralini di Radio 105 non andranno in tilt se gli ascoltatori non sentiranno in onda Caputo. Caro Sergio più umiltà e meno presunzione.

Alla fine tra tutti i commenti che evidenziano il ruolo aziendale di una grande Radio pare che questa voce sia tra le più azzeccateDiciamola meglio: si fanno delle scelte editoriali, e 105 ha un prodotto per il quale si fanno delle scelte e Caputo non rientra tra queste. Non è questione di 'libere' o meno. Le radio sono aziende. Il problema è che in Italia ci sono solo gli stessi prodotti, perché per la massa sarebbe 'sfigato' avere una radio di Jazz, di Christian Music, di musica popolare, ecc.ecc. E perché il sistema commerciale italiano guarda solo al Market Share e non al Target Leader (quanti numeri fa la radio, non importa dove).

Alla fine tutte le polemiche muoiono, la vita continua e anche i concerti di Sergio Caputo che pare si esibisca in questi giorni a Milano e il 15 maggio a Firenze, ma un dato sicuro resta: la Radio ha in sé una grande forza attrattiva commerciale e se un brano è gettonato radiofonicamente, avrà sicuramente un seguito. Ma questo non vuol dire che le radio siano costrette a passare un artista importante, i fattori di inclusione sono vari, oggettivi e non discriminanti.

Quindi pur sentendoci “vicini” al dramma del professionista Sergio Caputo, crediamo che un buon lavoro artistico non può prescindere da un giusto e doveroso rispetto verso le decisioni aziendali dei mass media nazionali.

 

 

Articolo a cura di Nicoletta Zampano