Speaker: diretta radiofonica e stati d'animo

Curiosità Radiofoniche

Speaker: diretta radiofonica e stati d'animo

Una delle cose più difficili (ma anche più belle) per uno speaker è quella di dover lasciare “fuori” dagli studi della diretta tutto quello che riguarda la sua vita nel bene e nel male. Tutto ciò, per gli amanti della radio, contribuisce a rendere unico questo mezzo di comunicazione. Questa è forse una delle sfide più “dure”, di fronte alla quale un conduttore deve avere la fermezza, la lucidità e la prontezza per superare quello che rappresenta un ostacolo a tutti gli effetti.

E’ infatti facile, bello ed emozionante arrivare in radio pronti per una diretta se tutto ci è andato “alla grande” durante la giornata o fino a poche ore prima dall’inizio della trasmissione. Spesso questo si nota durante l’ascolto ed è, a mio avviso, una cosa molto positiva. Insomma, se siamo felici, allegri, pieni di energia e di positività, il fatto che l’ascoltatore percepisca questo nostro stato d’animo e magari si faccia influenzare da noi è di importanza vitale, soprattutto in un periodo dove tutto quello che ci circonda non è certamente pieno di felicità.

Diverso è però arrivare in radio in una giornata dove tutto è andato per il verso sbagliato dal punto di vista lavorativo, delle amicizie, degli affetti o per altri motivi personali. Qualcuno di voi penserà che stia descrivendo uno scenario a metà strada tra il “fantozziano” ed il “drammatico”, però nella vita di tutte le persone, speaker compresi, c’è anche questo. Se, come abbiamo detto, nel caso di una grande giornata è molto bello che ciascuno di noi riesca a trasmettere le sue emozioni parlando al microfono ed influenzando gli ascoltatori, diversa è la situazione in cui, al contrario, la nostra negatività rischia di contagiare chi ci sta sentendo.

In questo caso, ed è qui che si vede la professionalità di uno speaker a mio avviso, bisogna riuscire a tenere fuori dagli studi della diretta tutte le preoccupazioni o i motivi per cui ciascuno di noi si sente giù, per poter riuscire a fare quello che la radio dovrebbe sempre saper fare (almeno quella improntata sull’intrattenimento): trasmettere serenità e far star bene chi è all’ascolto. Credo che questa capacità di “astrarsi” (da non intendere in maniera letterale) dalla realtà della vita propria di ogni speaker sia una caratteristica molto importante, un requisito fondamentale per chi fa questo lavoro.

Sia chiaro, con questo non voglio assolutamente dire che si debba essere “finti” durante la trasmissione (alcuni speaker risultano odiosi da questo punto di vista), atteggiandosi sempre ottimisti e allegri (al limite della scemenza). Non sarebbe bello e non sarebbe “vero”. Credo che la radio ancora oggi goda (almeno in parte) di un vantaggio rispetto ad altri mezzi di comunicazione: quello di essere reale e non falsa o ingannevole. Per questo ben venga anche la puntata in cui, trasportati da quello che è accaduto intorno a noi, magari si diventa più seri e non regna la spensieratezza. Ma a mio avviso bisognerebbe sempre cercare di dare all’ascoltatore la possibilità di divertirsi, emozionarsi, svagarsi e sentirsi libero e sollevato da ogni problema, almeno durante l’ascolto della radio.

Tutto questo non è sempre facile da realizzare, ma è certamente una delle qualità più importanti che deve possedere uno speaker, sia che esso faccia radio a livello professionale o per pura passione. L’ascoltatore viene prima di tutto ed il compito di uno speaker è quello di intrattenerlo. E voi, cosa ne pensate? Trovate facile o difficile andare in diretta senza portare con se ciò che ci accade nella vita di tutti i giorni, fuori dagli studi? Oppure pensate che uno speaker si debba “mettere a nudo” mostrando, di volta in volta, quale è il suo stato d’animo? A voi la parola!

Articolo a cura di Mattia Savioni